I recenti fatti di cronaca che vedono protagonista l’elementare “Aurelio Alonzi” sono ben noti: quattro furti si sono succeduti in appena ventiquattro giorni. L’ultimo in ordine di tempo è stato messo a segno nella notte tra il 21 e il 22 febbraio con un ricco bottino composto da derrate alimentari, sottratte dalla dispensa della mensa. Nelle incursioni precedenti, invece, sono stati presi di mira i distributori automatici di merendine e bevande, ora rimossi. Non è ovviamente l’unica scuola romana a subire, con una certa ciclicità, attacchi di questo tipo, ma la “generale” frequenza di razzie e vandalismi negli edifici scolastici del territorio capitolino non elimina quel senso di “particolare” frustrazione, spaesamento ed insicurezza che nasce quando ad essere colpito è il welfare locale, ossia quel servizio di prossimità vissuto quotidianamente dalle tante famiglie del quartiere come la scuola sotto casa. Un senso di spaesamento e fragilità che accomuna tutti i rappresentanti di tale microcosmo: dirigenza scolastica, insegnanti, personale interno alla struttura, genitori e bambini, sui quali si riversano, ahinoi, le principali conseguenze di distruzioni e trafugamenti di un ambiente che dovrebbe essere confortevole e sereno per il loro benessere.