CON IL CORTOMETRAGGIO YOUSEF È TRA I FINALISTI

Il regista egiziano della Garbatella

Mohamed Hossameldin in corsa per il David

di Daniele RANIERI

E’ stato definito “il ragazzo della Garbatella che ha realizzato un sogno”.

Stiamo parlando di Mohamed Hossameldin giovane regista, che con il suo cortometraggio “Yousef” è tra i cinque finalisti al premio David di Donatello 2019.

Hossameldin è arrivato in Italia a 14 anni, da Alessandria d’Egitto, per raggiungere il padre che a Garbatella gestisce una autorimessa. E ora, dopo vent’anni, parla con uno spiccato accento romanesco.

A 27 anni si è iscritto alla Rome University of Fine Arts ( Rufa) laureandosi con 110 e lode. E l’anno successivo era già presente a Cannes nella sezione Short Film. “Yousef” è il suo settimo cortometraggio che, dopo essere passato alla Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia, ha rappresentato il nostro Paese al più importante festival del settore, il Festival du Court Métrage de Clermont-Ferrand.

In 14 minuti “Yousef” racconta la storia di un cuoco di successo, figlio di immigrati, cresciuto in Italia. Dopo una lunghissima attesa riesce ad ottenere la cittadinanza italiana, pochi giorni dopo l’attentato di Macerata, dove da una macchina si spara per colpire a caso delle persone solo per il fatto che hanno la pelle scura.

Le certezze di Yousef iniziano a vacillare, fino a condurlo ad una vera e propria crisi di identità. Quando si troverà di fronte ad una scelta che fino a poco prima sarebbe stata ovvia, non saprà più cosa fare. In una intervista al cinemagazine K16 Hossameldin parla del suo film:” Il film, come tutti i miei precedenti, nasce da una esigenza personale di raccontare il conflitto di identità che anche io ho vissuto e parte da articolo che avevo letto di un ragazzo italiano nero che raccontava di essere ad una festa di paese durante un concerto e di aver visto una bandiera italiana prendere fuoco. Lui, d’istinto, da italiano, corre verso la bandiera per spegnere il fuoco.

Ma a metà strada si ferma, pensando a quale sarebbe potuta essere la reazione delle persone nel vedere un immigrato di colore con una bandiera dell’Italia infuocata in mano. Questo ha suscitato subito in me un’altra domanda: perché ha dato per scontato che la gente lo avrebbe aggredito e accusato di aver bruciato la bandiera invece di aiutarlo a spegnerla? E qui per me sta la novità. “

Il prossimo 27 marzo il ragazzo della Garbatella, che ha realizzato il suo sogno potrebbe ricevere un prestigioso premio cinematografico. E noi tifiamo per lui.

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