Per quanto possano sembrare lontani gli orrori dell’ultima guerra mondiale, siamo circondati ancora da tante impronte che ce li ricordano bisbigliando in maniera assordante. Molte ne sono rimaste sui muri delle città a ricordare quel momento storico così tragico che vide Roma pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane civili. La Garbatella non fu immune da sofferenze e distruzioni, sono tristemente noti i bombardamenti avvenuti tra il 3 e il 7 marzo 1944, i cui obiettivi principali erano la Stazione Ostiense, la Centrale Elettrica e il Gazometro; malauguratamente alcuni ordigni caddero proprio sul Lotto 41, meglio noto come l’Albergo Bianco, distruggendolo e causando oltre 50 vittime. Durante l’ultimo conflitto esisteva un’organizzazione, paragonabile alla Protezione Civile odierna, che si occupava della protezione della popolazione durante le incursioni aeree: l’UNPA, Unione Nazionale Protezione Antiaerea. Uno dei compiti dell’UNPA era l’organizzazione dei rifugi nelle città, basata principalmente sull’utilizzo delle cantine e sottoscala delle abitazioni. Per facilitarne l’uso e per l’eventuale soccorso delle persone che si trovavano nei rifugi, si dipingevano sui muri (con una speciale vernice particolarmente resistente agli agenti atmosferici, la membranite) indicazioni tramite scritte, lettere, numeri e simboli: tali indicazioni individuavano la posizione di ingressi e uscite di sicurezza dei rifugi, idranti, pozzi, cisterne, serbatoi.