TASI, la pagano anche gli inquilini ATER
Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici
di Eraldo Saccinto
ICI, IMU, TASI, TARI, IUC sono tutte sigle sotto le quali si celano le tasse sulla casa. La nuova Tasi è uno dei meccanismi più farraginosi nella storia della Repubblica, infatti ha mandando in tilt gli uffici amministrativi, i Caf e i patronati di Roma e provincia. La nuova tassa ha un nome piuttosto enigmatico, Tasi infatti stà a significare Tassa sui Servizi Comunali Indivisibili, e mentre Tassa sui Servizi Comunali potrebbe avere un senso, qualcuno prima o poi ci spiegherà che significa questo Indivisibili, di matematica memoria.
TASI, la pagano anche gli inquilini ATER
Confusione sulla normativa per gli alloggi residenziali pubblici
di Eraldo Saccinto
ICI, IMU, TASI, TARI, IUC sono tutte sigle sotto le quali si celano le tasse sulla casa. La nuova Tasi è uno dei meccanismi più farraginosi nella storia della Repubblica, infatti ha mandando in tilt gli uffici amministrativi, i Caf e i patronati di Roma e provincia. La nuova tassa ha un nome piuttosto enigmatico, Tasi infatti stà a significare Tassa sui Servizi Comunali Indivisibili, e mentre Tassa sui Servizi Comunali potrebbe avere un senso, qualcuno prima o poi ci spiegherà che significa questo Indivisibili, di matematica memoria.
La TASI è solo uno degli elementi che compongono la nuova IUC cioè la Imposta Unica Comunale la quale, introdotta nella Legge di Stabilità 2014, ingloba tasse e tributi dovuti in relazione alla casa (ex IMU), alla produzione di rifiuti (ex TARI) e ai servizi comunali indivisibili (la TASI, appunto). La vera novità di quest’anno è che questa tassa la paga anche chi abita in una casa popolare, in edilizia residenziale pubblica.
Questo perché gli immobili dell’ATER sono stati assoggettati all’applicazione dell’aliquota ordinaria prevista dalla disciplina sull’IMU per le abitazioni secondarie ed i cespiti assimilati. L’ATER, proprietaria a Roma di circa 44mila appartamenti destinati a uso abitativo, è tenuta a versare ogni anno nelle casse del Comune la relativa quota di tasse. A differenza della vecchia disciplina sull’ICI che assimilava gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP al regime di favore dell’abitazione principale, la normativa attuale prevede invece l’applicazione dell’aliquota ordinaria cui sono assoggettate le seconde case e le altre categorie di immobili. E’ vero che per questi immobili prevede il riconoscimento di una detrazione di 200 euro a famiglia, ma non consente l’ulteriore riduzione per i figli a carico. Il meccanismo di prelievo sarebbe potuto, peraltro, diventare ancora più oneroso se il Governo non avesse rinunciato alla propria quota di riserva. In buona sostanza, l’ATER deve versare a Roma Capitale la propria quota TASI per gli immobili ex IACP del territorio romano, rivalendosi poi sui conduttori degli immobili. Quindi, anche gli inquilini residenti nelle abitazioni ATER e del Comune della Garbatella, ovvero coloro che detengono in uso, a qualsiasi titolo, beni di proprietà di Roma Capitale sono stati costretti al versamento dell’imposta entro il 16 Ottobre. Aldilà della mostruosità amministrativa e sociale, per la quale si chiede a persone residenti in alloggi di edilizia pubblica il pagamento di una tassa su una casa che non è la loro e nella quale vivono, per la stragrande maggior parte dei casi, perché hanno un reddito che non permette di vivere in ben altre dimore, il problema è consistito nel fatto che questi inquilini, fino all’ultimo momento non hanno saputo cosa fare. La circolare di chiarimento, emessa tra l’altro a ridosso della data ultima per il pagamento, precisava che i fabbricati di abitazione civile destinati ad alloggi sociali avrebbero pagato il 20% del 2,5 per mille, la stessa circolare chiariva inoltre che gli alloggi assegnati dall’ATER avrebbero pagato il 20% dello 0,8 per mille. Un dilemma per quanti avrebbero voluto pagare le tasse in tempo e non sono riusciti a capire a quale aliquota fare riferimento. D’altronde l’ATER, non ha fornito ulteriori chiarimenti, né indicato una via per uscire da questo ginepraio, con l’ovvia conseguenza che ciò ha comportato inevitabilmente ritardi e, nella peggiore delle ipotesi, multe agli inquilini. L’unica nota positiva è che la Tasi non si paga se l’importo complessivo su base annua è al di sotto dei 12 euro. C’è da dire che mentre, anche in questo momento di crisi, pagano i soliti noti, un decreto del Ministero dell’Economia del 26 giugno scorso definisce il regime IMU e TASI per le attività svolte in immobili della Chiesa cattolica, esenzione totale. Così come per le cliniche convenzionate e per le scuole private, a patto che le rette non superino i 600 euro al mese.’10.
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tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 10 – Novembre 2014




