Ater in stato di crisi Inquilini senza tutela

Ater in stato di crisi Inquilini senza tutela

Bloccate sine die le vendite. Ferme le manutenzioni. Gli uffici non funzionano nemmeno per la
normale amministrazione. Si richiedono informazioni sicure e tranquillizzanti

di Paola Angelucci

La situazione attuale dell’Ater è una delle più difficili e complicate da risolvere mai verificatesi sino ad ora, da quando l’Istituto Autonomo Case Popolari si è trasformato in Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale. La pur grave situazione economica, …..

Ater in stato di crisi Inquilini senza tutela

Bloccate sine die le vendite. Ferme le manutenzioni. Gli uffici non funzionano nemmeno per la
normale amministrazione. Si richiedono informazioni sicure e tranquillizzanti

di Paola Angelucci

La situazione attuale dell’Ater è una delle più difficili e complicate da risolvere mai verificatesi sino ad ora, da quando l’Istituto Autonomo Case Popolari si è trasformato in Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale. La pur grave situazione economica, ereditata dalla scorsa gestione, è diventata gravissima durante il periodo intercorso fra l’ex sindaco dimissionario Veltroni e l’elezione del nuovo sindaco Alemanno, perché il commissario straordinario che ha gestito Roma in quel frangente ha richiesto il pagamento della prima rata di un enorme debito di circa cinquecento milioni d’euro per il mancato pagamento dell’Ici sugli immobili di proprietà dell’ente pubblico dovuti dal 1993 al 2002.
L’Ater, non in grado di affrontare tale incombenza economica, si è vista pignorare il proprio conto corrente bancario col risultato di dover bloccare di fatto qualsiasi intervento ed aprendo una trattativa con il Comune per coprire il dovuto con il trasferimento al Comune stesso di terreni, magazzini, alloggi di pregio.

E’ stato dichiarato lo stato di crisi. Chi fa le spese di tutto ciò?
Sempre gli inquilini delle case popolari che sono ormai disperati e “sull’orlo di una crisi di nervi”. E’ assolutamente necessario tutelare tutte le cittadine ed i cittadini del nostro quartiere, e non solo, che in queste case sono nati, hanno abitato e costruito le proprie esistenze. Ancora oggi, infatti, non si sa che cosa accadrà quando terminerà il blocco delle vendite stabilito ad ottobre 2007, che sarebbe dovuto durare solo sessanta giorni.
E’ ovvio che in linea di principio  l’alloggio popolare non dovrebbe essere alienato perché così si stravolge la natura stessa delle case destinate a chi non può permettersi un’altra soluzione abitativa, ma allora l’Ater deve dare informazioni sicure, corrette, coerenti e definitive per non lasciare i residenti in uno stato di forte insicurezza e totale mancanza di notizie rispetto al futuro degli alloggi e quindi della vita delle loro famiglie.
Perché gli uffici di zona sono inaccessibili al pubblico e, in pratica, non ricevono più i cittadini? Perché il call center non risponde mai? Perché, cosa ancora più grave, l’Ater sta inviando multe onerose anche a coloro che sono in attesa di sanatoria e quindi hanno espresso chiaramente la volontà, avendo i giusti requisiti, di regolarizzare la loro posizione d’inquilini di alloggi di residenza popolare pubblica?
Se per motivi economici non può fare più manutenzioni, potature ed interventi di vario tipo, può e deve attivare gli uffici per affrontare tutte quelle situazioni amministrative e burocratiche risolvibili con il lavoro d’ufficio.
Alla Garbatella ci sono centinaia di famiglie che aspettano da troppo tempo solo una voltura di contratto, un subentro ad un coniuge o ad un genitore deceduto; chiedono solo ciò che spetta loro di diritto aspettando anni ed anni per vederselo riconosciuto, quando va bene. “Abito dalla nascita in un alloggio Ater”, dice il signor Remo. “Vivevo con mia madre a cui era intestato il contratto.
Quando lei è venuta a mancare ho comunicato subito all’Istituto il triste evento ed ho chiesto la legittima voltura del contratto a nome mio. Sono in regola con tutti i pagamenti, ho prodotto tutti i documenti richiesti, rientro nel reddito previsto per la permanenza, ma sono quasi dieci anni che aspetto. E’ legale tutto ciò?”.
Nel frattempo l’Ater ha pensato bene di far rientrare il nostro quartiere nelle cosiddette “zone di pregio” di Roma, subdola operazione per consentire una futura vendita degli alloggi a prezzi più elevati. E’ vero la Garbatella è bella, bellissima, fatta di case dalle fogge artistiche, giardini e uccellini cinguettanti, piazzette accoglienti, sede d’innumerevoli set cinematografici, quartiere di grande fascino ed attrattiva culturale e turistica, ma equiparare la “zona di pregio” agli “alloggi di pregio” è sbagliato e scorretto; tale definizione, infatti, droga il mercato, perché dettata dall’esigenza dell’Ater di vendere a prezzi più alti rispetto a quelli già stabiliti nei vecchi piani di vendita, per l’esigenza di monetizzare il più possibile.
Se Garbatella è zona di pregio, qualcuno deve spiegarci che cosa sono i Parioli, Via Veneto, la Farnesina e Trionfale. Lasciamoci alle spalle la Garbatella della fiction televisiva ed addentriamoci nel suo cuore vero per renderci presto conto che non è tutto rose e fiori: sistema fognario disastrato, impianti elettrici non a norma di legge, cortili senza illuminazione e addirittura ancora caseggiati interi senza citofono (e poi parlano di sicurezza!), barriere architettoniche e mancanza d’ascensori, terrazzi e tetti fatiscenti, grondaie e discendenti dell’acqua consumati dalla ruggine che fanno infradiciare muri e fondamenta, presenza gravissima d’eternit che mette a rischio la salute degli inquilini, alberi e rami pericolanti e via dicendo.
Perciò se i lotti della Garbatella sono ancora belli e sanno accoglier decentemente chi ci vive ed attraggono tanti visitatori è grazie esclusivamente al lavoro ed alla cura di chi li abita, del loro amore per quei luoghi che è tramandato di generazione in generazione e, ovviamente, a spese
proprie.
La Garbatella da cartolina è tutta sulle spalle dei residenti che si sentono lasciati soli e sono esasperati: non è più sopportabile vedere letteralmente sgretolarsi sotto gli occhi la casa in cui si vive. Nessuno pretende la vendita, ma la legge regionale n° 42 che prevede la cessioni degli alloggi anche del nostro quartiere è del 1991: allora ci chiediamo perché, nonostante le condizioni di fallimento degli Iacp, non sono stati ceduti come previsto dai piani di vendita?
Perché solo un alloggio su quattro è diventato di proprietà nonostante la volontà di acquisto espressa dalla maggior parte dei residenti aventi diritto? Dov’è la trasparenza?
La legge non è uguale per tutti?
Il “ripristino della legalità” deve valere per entrambe le parti, i rapporti, di qualsiasi tipo, sono sempre basati su uno scambio reciproco, se ciò non avviene il rapporto salta, si scardina e non funziona più. Se l’Ater avesse offerto servizi, vigilato costantemente negli anni sugli abusi e tenuto con dignità la proprietà pubblica allora potrebbe oggi avanzare pretese, ma il dovere invece è preteso solamente dai cittadini che hanno paura di perdere la casa.
Le inadempienze di chi ha permesso che tutto andasse allo sfascio non possono più essere pagate da chi vive nel patrimonio Ater.
Chiediamo risposte al presidente Petrucci, al sindaco di Roma e a tutti coloro che negli uffici preposti hanno il dovere di lavorare per i diritti, la legalità e la trasparenza a favore dei cittadini.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Luglio 2008

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