CTO ultimo atto

CTO ultimo atto

di Massimo Marletti
Comitato degli iscritti CGIL della ASL Roma C

E’stato distribuito nei giorni passati un volantino del neonato Popolo della libertà che, parlando del CTO, muove accuse gravissime alla Giunta Marrazzo, ritenuta rea di aver affossato la Sanità pubblica e con essa anche il nostro ospedale. Ritengo che ben altre siano le colpe imputabili all’attuale Giunta, prima fra tutte, nel caso della nostra ASL Roma C, quella di non aver avuto la forza o il coraggio di tagliare con il passato. Nella ASL Roma C, …..

CTO ultimo atto

di Massimo Marletti
Comitato degli iscritti CGIL della ASL Roma C

E’stato distribuito nei giorni passati un volantino del neonato Popolo della libertà che, parlando del CTO, muove accuse gravissime alla Giunta Marrazzo, ritenuta rea di aver affossato la Sanità pubblica e con essa anche il nostro ospedale. Ritengo che ben altre siano le colpe imputabili all’attuale Giunta, prima fra tutte, nel caso della nostra ASL Roma C, quella di non aver avuto la forza o il coraggio di tagliare con il passato. Nella ASL Roma C, se si fa eccezione per l’attuale Direttore generale nominato nel 2008, tutto è come prima. Chi comandava otto anni fa lo fa ancora adesso con una disinvoltura disarmante.
Ma torniamo al documento del PDL. Il normale senso del pudore dovrebbe consigliare il silenzio a quelle forze politiche che, a fine 2005, lasciarono la ASL Roma C con svariate decine di milioni di euro di deficit. L’attuale situazione è soprattutto figlia loro. Erano gli anni dei Celotto, Vaia, Bultrini, dei progetti di finanza, delle finte inaugurazioni, dei doppi primariati a go-go (vedi Chirurgia generale di urgenza e Traumatologia di urgenza al CTO) di cui, onestamente, pochi sentivano l’esigenza. Una festa continua fatta con i nostri soldi, che culminò, come tutti sappiamo, con inchieste ed arresti.
uindi, un’occasione persa per questa destra di tacere. Ciò però non giustifica, facendo i dovuti distinguo, tutto quanto non fatto dal 2006 a oggi. Rimane il problema di un ospedale, il CTO, in forte stato confusionale. Svanito il sogno di una grande ortopedia, che aveva impegnato la direzione Paccapelo per tre lunghissimi anni con risultati alterni (io ritengo che chi ha buoni reparti se li tiene e non li sdoppia come fece il centro-destra per l’Urologia, sfrattata dal Sant’Eugenio, e comunque non si fa una buona ortopedia uccidendo ciò che di buono hai in casa), tutta la partita si gioca oggi su due tavoli. Quello regionale con il rientro. Quello locale con il previsto taglio per il CTO di 128 posti letto (verrebbero ridotti per più della metà i posti di Chirurgia generale, azzerata la Cardiologia, l’Urologia, la Neurochirurgia e il Pronto soccorso).
Su entrambi i punti la nostra opposizione deve essere totale. La CGIL, quando tutti tacevano, l’ha fatto e continuerà a farlo. Tagliare tali sevizi avrebbe effetti devastanti. Primo, perché priverebbe la popolazione di un punto di riferimento certo a livello cittadino, senza nessuna alternativa nel territorio, specialmente per i residenti. Secondo, e questo è ancor più grave, perché questi tagli, in particolar modo quello del Pronto soccorso, cambierebbero la natura stessa della struttura, portandola fuori del circuito dell’emergenza/urgenza.
Lentamene ma inesorabilmente l’ospedale si trasformerebbe in una clinica per lungodegenti, una sorta di ospizio un po’ più moderno Quindi non chiuderebbe il CTO. Chiuderebbe questo CTO, quello che noi conosciamo, per far posto a un’altra cosa. Serve a questo Municipio? Serve questa trasformazione alla città? Ve le immaginate le navette che spostano eventuali pazienti da CTO al Sant’Eugenio?
Troppa rassegnazione in giro, tutti aspettano che il fatto si compia. A una Direzione generale, quella attuale, che mostra sensibilità e caute aperture al problema, fa riscontro una Direzione dell’ospedale totalmente evanescente.
Dobbiamo scrollarci di dosso questa apatia. Avere coraggio e voglia di metterci in gioco ancora una volta. Se così faremo nella discussione del prossimo Atto Aziendale, se costruiremo alleanze con il resto del Sindacato Unitario, con le forze politiche e istituzionali del quartiere, ci tireremo fuori dal pantano. Caso contrario, saremo destinati a un lento, inesorabile declino.

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