Bufera nella nostra Azienda sanitaria locale

Bufera nella nostra Azienda sanitaria locale

La magistratura indaga per una maxitruffa di decine di milioni di Euro. La svolta con la Giunta Marrazzo

di Gianni Rivolta

Conti gonfiati, prestazioni in convenzione mai erogate ma superpagate e addirittura l’accreditamento di una clinica fantasma nell’Ipab San Michele a Tormarancia. Su questi filoni si stanno muovendo gli inquirenti per smascherare il saccheggio dei fondi pubblici nella Asl Rm C, per intenderci quella a cui fanno riferimento il Cto e tutti gli ambulatori sanitari sul territorio dell’XI Municipio. …..

Bufera nella nostra Azienda sanitaria locale

La magistratura indaga per una maxitruffa di decine di milioni di Euro. La svolta con la Giunta Marrazzo

di Gianni Rivolta

Conti gonfiati, prestazioni in convenzione mai erogate ma superpagate e addirittura l’accreditamento di una clinica fantasma nell’Ipab San Michele a Tormarancia. Su questi filoni si stanno muovendo gli inquirenti per smascherare il saccheggio dei fondi pubblici nella Asl Rm C, per intenderci quella a cui fanno riferimento il Cto e tutti gli ambulatori sanitari sul territorio dell’XI Municipio.
Ma le sorprese non sono ancora finite. Ogni giorno dagli interrogatori dei funzionari arrestati emergono trame e connivenze da far rabbrividire.
C’è chi mette la mano sul fuoco che altre manette scatteranno nelle prossime settimane, ma già quel che è stato truffato è una montagna di soldi.
Finanziamenti per milioni di euro distratti dai bilanci della sanità pubblica e finiti nelle tasche delle cliniche convenzionate e di amministratori senza scrupoli. Eppure alcune anomalie erano già state denunciate qualche anno fa sia dall’ex assessore alla Sanità Lionello Cosentino sia da Augusto Battaglia, oggi alla guida della Sanità nel Lazio.

fontana magica a piazza damiano sauliL’entità della truffa è da capogiro.
Sembrava che i danni alle finanze della sanità pubblica nel nostro territorio si limitassero a pochi milioni, ma di giorno in giorno le cifre si accavallano e lievitano in modo esorbitante. Appena qualche settimana fa sono stati bloccati altri 50 milioni da due conti correnti, che farebbero riferimento a due società fantasma, l’una con sede legale e un amministratore unico in una villetta semidisabitata ad Ostia e l’altra in un appartamento in Prati senza luce né telefono.
Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero alcune società che farebbero capo a “Lady Asl”, così è passata alle cronache la signora A.I.
Tutto girerebbe intorno a questa ricca signora con appartamento all’Hotel Sheraton all’Eur e imparentata con un ex senatore di Washington. Sarebbe lei a tirare le fila di alcune cliniche convenzionate con le Asl romane particolarmente nel settore della fisioterapia.
Gli ingredienti del raggiro miliardario sono sempre gli stessi: un personaggio potente con amicizie altolocate nella politica, alcuni prestanome formalmente a capo delle società, la compiacenza di funzionari della Asl e l’assenza di controlli da parte regionale.
Poi, per dare un po’ di fumo nell’occhio, un po’ di beneficenza. E tutte queste condizioni pare non manchino nella maxitruffa di casa nostra.
Le amicizie nei piani alti del palazzone di via Cristoforo Colombo sono state confermate da più parti. Lady Asl ai tempi della Giunta Storace – testimonia un ex dirigente della Sanità – era di casa all’Assessorato.
Una delle sue società ha come amministratrice un’anziana parente di 80 anni con superattico e vista mozzafiato sul parco dell’Appia Antica a via di Grottaperfetta, acquistato con lo sconto qualche anno fa dall’Inail.
Gli amministratori della Asl Rm C arrestati hanno aperto il sacco e si accusano a vicenda di aver favorito le società incriminate in cambio di promessi avanzamenti di carriera, che forse avrebbero ottenuto tramite amicizie politiche.
E poi per ultimo un sistema di controllo e di verifiche del tutto inefficiente: sia quello informatico
centralizzato sulle spese delle Asl, sia quello cartaceo sugli accredi tamenti delle cliniche private. Più di 750 fascicoli, infatti, erano stati fatti sparire e dimenticati negli scantinati della Regione Lazio ai tempi di Storace. Con questo banale marchingegno, sono state salvate società che erano state eliminate in assenza dei requisiti necessari per l’accreditamento.
Una di queste sarebbe l’Ikt.
Una società che qualche anno fa prese in affitto dei locali nell’Ipab San Michele e che avrebbe avuto la concessione regionale per operare nel campo della fisioterapia, prima ancora che la struttura fosse terminata.
” Questa società non solo ha avuto l’accreditamento con una procedura d’urgenza – spiega Enzo Foschi, consigliere regionale Ds – per via di sofisticati macchinari e l’utilizzazione di personale specializzato, cose che esistevano solo sulla carta, ma ha ottenuto un finanziamento regionale di 13 milioni di euro ancora prima che aprisse.
Su questa vicenda sta indagando la magistratura. Solo grazie ai nuovi vertici della Sanità, nominati dalla Giunta Marrazzo, questi nodi sono venuti al pettine. Personalmente ho chiesto le dimissioni immediate del Presidente del San Michele e il commissariamento dell’ex istituto di beneficenza”.
Insomma si tratta di un bel verminaio, che ha potuto proliferare senza controlli, ai danni dei cittadini, di chi si sente rinviare a tre mesi per effettuare un’ecografia in una struttura pubblica o di chi si mette in fila per una mammografia.
Il sistema è davvero diabolico. Se un cittadino della Garbatella avesse bisogno di alcune sedute di fisioterapia per ristabilirsi da trauma muscolare non ha scampo, si deve necessariamente rivolgere ad una struttura privata o convenzionata e pagare il servizio.
Al Cto, infatti, le prestazioni fisioterapiche si effettuano solamente agli ex degenti, tutti gli altri si
devono rivolgere a cliniche o a gabinetti medici privati in convenzione.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Marzo 2006

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail