A Tor Marancia la memoria non è un concetto astratto. Sta nei cortili, nelle facciate dipinte dei palazzi, nelle voci di chi ci è nato e di chi ci è arrivato da lontano. È un quartiere che porta addosso la sua storia, delle famiglie sfrattate e ammassate nella borgata che tutti chiamavano Sciangai, tra povertà e dignità.
Qui le storie non restano chiuse nei libri: si affacciano sui marciapiedi, sulle targhe, su una pietra d’inciampo che costringe a rallentare il passo, come quella che ricorda Giovanni Tagliavini, abitante della vecchia borgata, deportato e ucciso nel campo di concentramento di Mauthausen per motivi politici.
Ieri, proprio sul pannello che racconta la sua storia, accanto alla pietra d’inciampo e posta davanti alla casa dove vive ancora la famiglia, nella notte è comparsa una grande svastica.
Un gesto che colpisce la comunità
Non è la prima volta. È il terzo episodio di danneggiamento ai danni della pietra d’inciampo. L’ultima volta, a rimediare erano stati i bambini e le bambine del Centro di Aggregazione Giovanile Spazio Memoria di Tor Marancia: avevano ripulito l’area, pitturato la ringhiera, costruito una fioriera. Anche quella purtroppo è stata imbrattata.
La svastica, peraltro, è stata disegnata al contrario. Un dettaglio che non è secondario: è il gesto di chi ripete simboli appresi per imitazione, svuotati di consapevolezza storica ma carichi di violenza simbolica. Un odio che si nutre di propaganda superficiale, più che di reale conoscenza.
Una scia di scritte e intimidazioni
Negli ultimi mesi, sui muri del quartiere si sono moltiplicate scritte inneggianti a un passato italiano che la storia ha già condannato, frasi razziste, slogan nostalgici.
Gli episodi non si fermano alle scritte. Le sedi di Rifondazione Comunista e del Partito Democratico, entrambe su viale di Tor Marancia, hanno subito danneggiamenti a porte, finestre e ringhiere, oltre alle consuete scritte offensive.
Tutti gli episodi sono stati denunciati alla Polizia, che sta indagando per risalire ai responsabili. Ma intanto il clima si fa più pesante.

Perché colpire la memoria?
Cosa porta qualcuno a rivendicare, con una svastica, la deportazione di un abitante della borgata? Perché prendersela con una pietra d’inciampo, simbolo di memoria delle vittime del nazifascismo?
Colpire la memoria significa tentare di riscrivere il racconto collettivo. Significa provare a intimidire chi difende valori antifascisti e democratici.
A soffiare sul fuoco del razzismo e del classismo contribuiscono anche alcuni personaggi che, in cerca di consenso e visibilità sui social, provocano e minacciano persone indigenti che vivono per strada, esibendo una presunta “romanità” fatta di scherno e aggressività.
Tor Marancia, invece, nasce come quartiere di poveri e sfrattati, persone che durante il Ventennio furono spinte ai margini della città, costrette a vivere in condizioni insalubri. I prepotenti di oggi, probabilmente, avrebbero preso di mira proprio gli abitanti di quella Sciangai di ieri, e forse non avrebbero esitato a far deportare anche Giovanni Tagliavini.
La storia si ripete quando non viene conosciuta o difesa. Ed è per questo che ogni svastica disegnata su un muro non è solo un atto vandalico, ma un segnale culturale e politico che interroga l’intera comunità. Intanto, gli abitanti sono già pronti a ripulire. Perché una memoria viva non si lascia intimidire.









