Indignazione a Garbatella per lo scempio del CTO

Proteste contro la politica liquidatoria della Giunta Polverini

Indignazione a Garbatella per lo scempio del CTO

Chiusura del Pronto soccorso medico. Drastica riduzione dei posti letto. Soppressione di interi reparti come la neuro, la rianimazione, l’Unità spinale. Verso la liquidazione dell’ospedale di un quartiere di anziani. Le gravi responsabilità fin dai tempi della Giunta Storace

di Massimo Marletti
Coordinamento iscritti CGIL del CTO

Igiorni scorsi, dopo le notizie diffuse dalla stampa cittadina circa il progressivo imminente smantellamento del CTO, si è svolta per le strade del quartiere una manifestazione di protesta a cui hanno partecipato, oltre a centinaia di cittadini, le istituzioni locali, le forze politiche democratiche, le organizzazioni sindacali, i centri anziani e praticamente tutte le associazioni presenti sul territorio. La battaglia per la salvaguardia di questa fondamentale struttura sanitaria è in atto da mesi e noi ne abbiamo dato puntualmente notizia ai cittadini. Ora siamo arrivati alla conclusione dell’attacco al CTO, che fa seguito alla chiusura del  poliambulatorio di Piazza Pecile, che già tanti disagi ha arrecato alla popolazione.
Riprendiamo il discorso ripercorrendo le varie tappe che hanno portato all’attuale stato di grave crisi che si risolverà, se non corretta, con una pesante riduzione della assistenza sanitaria.
Il 26 febbraio 2007 la Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per il Lazio, nella seduta dedicata alla Ausl Roma C (iniziativa fortemente voluta dalla dottoressa Paccapelo per accertare la reale situazione amministrativo-contabile della Asl dopo gli scandali che avevano travolto i vecchi dirigenti di centrodestra di Via dell’Arte) accertò perdite di gestione di circa 235 milioni di euro, un patrimonio negativo netto di 665 milioni di euro, un ammontare di debiti pari a 2 miliardi di euro.
Nella stessa seduta, la medesima Sezione Regionale, oltre a segnalare la grave situazione, esortava il Presidente della Giunta Regionale ad adottare misure correttive imposte dalla gravità della situazione (Delibera 30/2007). Dieci i miliardi di euro lasciati in eredità da Storace alla neoeletta Giunta.
La Ausl Roma C, grazie alle allegre gestioni degli anni precedenti trascorse tra finte inaugurazioni, progetti di finanza, scandali vari tra cui la vicenda di lady Asl, partecipò con un buon 30% sul totale. Una breve considerazione: per quanti sforzi si possano fare, trovo difficile tenere una sorta di equidistanza nel giudizio verso gli schieramenti che si sono alternati in questi ultimi dieci anni.
Ammetto che questo è un mio limite che molte volte mi si fa notare, anche in ambito CGIL. Nel caso specifico però, da una parte esiste una Giunta, quella di centrodestra, ed una Direzione Strategica Aziendale che dopo aver fatto man bassa nella gestione 2000/2005, coprendosi di scandali, oggi pensa di risolvere la questione tagliando l’assistenza e scaricando il peso delle proprie nefandezze ed incapacità sui cittadini. Dall’altra una Giunta ed una Amministrazione, quella di centrosinistra, che tante colpe ha e che, specificamente nel nostro territorio, si è dimostrata poco coraggiosa, deficitaria dal punto di vista della politica sanitaria, molto sbilanciata sul versante amministrativo, poco incisiva su quello del cambiamento. Pur con tutti questi limiti, però l’Amministrazione di centrosinistra, negli anni 2005/2010, sul territorio dei Municipi 6/9/11/12, due cose sicuramente non ha fatto: non ha lasciato ulteriori buchi, anzi, parecchi ne ha coperti; non ha tagliato nel nostro territorio, a differenza della precedente, posti letto né ucciso servizi vitali per noi. E questo, per la gente normale che si alza e va a lavorare, per il pensionato o la casalinga che lavora in casa e va al mercato, non è cosa di poco conto.
Fatta questa breve premessa veniamo alla manovra Polverini (il Decreto 80) e agli effetti disastrosi che, se approvata senza modifiche, avrà nei confronti del nostro quartiere, e non solo.
Secondo il piano regionale, quello nuovo, 71 sono i posti letto che vengono tagliati al CTO. Un po’ di chiarezza sui numeri. Nel 2000 i posti letto erano 420, diventati seccamente 328 a fine 2005. Il D.G.R. n.149 del 6/3/2007, per effetto della manovra economica legata al piano di rientro voluta dal Governo a seguito del debito accumulato negli anni precedenti, prevedeva per l’ospedale CTO una ulteriore riduzione di posti letto, ricoveri ordinari per acuti, da 328 a 240. Come questi posti letto da 240 siano diventati oggi 215 rimane un mistero. Né più né meno come rimane un mistero l’aver scoperto, nella nostra dotazione organica, 5 posti di ostetricia e ginecologia.
Tutto questo per dire che in realtà i posti letto effettivi per il CTO erano, al momento dell’emanazione del decreto Polverini, 240 e non 215 e che quindi a quei 71 soppressi vanno aggiunti ulteriori 25 posti letto che si erano persi tra un carteggio e l’altro, portando a 96 il taglio effettivo per il nostro ospedale.
Ritorniamo però al punto. Malgrado l’energica sforbiciata, l’ipotesi di ridefinizione per l’ospedale CTO (presentata dalla Direzione Strategica dell’Azienda a giugno del 2007 all’Assessore alla Sanità e al Direttore dell’Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio in piena legislatura di Centrosinistra) manteneva integre le sue caratteristiche: Centro Traumatologico Zonale saldamente ancorato al territorio e ricompreso nel circuito dell’emergenza. Oggi, alla luce di questa ultima manovra, il panorama è radicalmente mutato.
Appare evidente, per lo meno ai cosiddetti addetti ai lavori, che la questione centrale non è data solo dai tagli di ben oltre le 71 unità. E questo con buona pace della governatrice Polverini che in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe ricontrattato con il Governo il piano di rientro e aveva giurato che al CTO non si sarebbe chiuso neanche un posto letto, e come questi vengono operati e gli effetti che produrranno nel territorio sia a livello di municipi che a livello cittadino e regionale.
Nel dettaglio:

  • 20 posti di Neurochirurgia vengonosoppressi , praticamente tutto ilreparto;
  • 16 posti di Unità SpinaleUnipolare che sparisce e si trasformain semplice reparto di riabilitazione;
  •  31 posti tra Breve osservazione eMedia intensità che spariscono perandare da un’altra parte;
  • 8 posti di Rianimazione, l’interoreparto. Rimangono solo 6 posti diterapia intensiva;
  • ed a corollario dell’intera operazionesi abolisce il Pronto SoccorsoMedico, lasciando solo quelloOrtopedico, vera e propria assurdità,per aprirne un altro presso il CampusBiomedico di Trigoria ( il CTO con isuoi 35.000 accessi l’anno non andavabene?), sparisce il Centro TraumatologicoZonale che viene dato alSant’Eugenio, anche se lo stessoperde definitivamente il Dea disecondo livello.

Da quanto detto, appare evidente che ci troviamo davanti ad una vera e propria operazione chirurgica, a tagli mirati.
Dopo dieci anni di tentativi, siamo di fronte alla spallata finale, ad una sorte di chiusura del cerchio. Togliere al CTO il Pronto soccorso (perché di questo si tratta), la Neuro, la Rianimazione, i posti di Breve Osservazione, cacciare l’Unità Spinale facendola finire al Policlinico Umberto Primo, togliere con un gioco di prestigio il Centro Traumatologico Zonale, vuol dire sradicarlo dal territorio, farne un’altra cosa. Significa che, a dispetto di una popolazione che si fa sempre più anziana, gli utenti, su tutto ciò che riguarda le urgenze, saranno costretti a rivolgersi presso altre strutture (in altre parole l’ospedale CTO esce dal circuito dell’emergenza); vuol dire sottoporli ad odissee interminabili, rendendo inevitabilmente critiche, più di quello che già oggi sono, altre realtà. Vedi per esempio il Pronto Soccorso del Sant’Eugenio o quello del San Giovanni.
La soppressione di un Pronto Soccorso medico e di tutte quelle specialità legate al circuito dell’emergenza sarà foriero, da qui a un paio d’anni, di ulteriori assestamenti con probabili ulteriori chiusure di reparti.
Penso ad una Chirurgia Generale, ad una Urologia, alle stesse Divisioni ortopediche. Penso, anche se nessuno ne parla, ai probabili effetti negativi che si avranno in termini di organizzazione del lavoro, di dotazioni organiche da rivedere, di conferme di posto di lavoro specialmente per il personale precario e delle cooperative. Più che ad un nuovo Rizzoli ( celebre ospedale ortopedico emiliano) se proprio mi si prospetta uno scenario possibile, vedo questo nostro ospedale sempre più proiettato verso una trasformazione in RSA o ad una sorta di Clinica Geriatrica per lungodegenti, staccato dal territorio, magari dotato di una pista per l’atterraggio di elicotteri ed un Angiografo per la radiologia interventistica.
Spero di sbagliare. Contro questa prospettiva, estremamente penalizzante e contro cui la CGIL ha sempre combattuto, portando soluzioni alternative al problema ed un proprio progetto, sacrosanta ci sembra la mobilitazione delle forze politiche ed istituzionali, delle associazioni, dei circoli degli anziani, di singoli cittadini, del sindacato confederale e primo fra tutti quello dei pensionati. Giuste le iniziative di lotta che si stanno svolgendo a livello territoriale.
A dispetto dei tanti pifferai magici che girano oggi per la Asl, raccontandoci bellissime storie su come questo glorioso ospedale finirà, noi abbiamo idee chiare. E queste nostre idee viaggiano in termini diametralmente opposti a quanto questa Giunta Regionale dice e ci propone. Democraticamente lotteremo contro questo disgraziato decreto. Lo faremo insieme ai partiti, alle Istituzioni, alle associazioni, a tutti coloro che vogliono bene a questo pezzo di storia del Quartiere e della città di Roma.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Novembre 2010

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail