SPECIALE SCUOLA
Gravano sulle scuole del quartiere i tagli della ministra Gelmini
Difficoltà maggiori per elementari e medie. Pesante l’aumento degli alunni per classe. Minori le difficoltà al Liceo “Socrate”. La drammatica situazione dei precari
di Paola Angelucci, Consigliera del Municipio Roma XI
L’anno scolastico è iniziato da poco più di un mese. Tutte le scuole del quartiere lavorano a pieno ritmo: il personale docente e non docente, le famiglie, i ragazzi …..
SPECIALE SCUOLA
Gravano sulle scuole del quartiere i tagli della ministra Gelmini
Difficoltà maggiori per elementari e medie. Pesante l’aumento degli alunni per classe. Minori le difficoltà al Liceo “Socrate”. La drammatica situazione dei precari
di Paola Angelucci, Consigliera del Municipio Roma XI
L’anno scolastico è iniziato da poco più di un mese. Tutte le scuole del quartiere lavorano a pieno ritmo: il personale docente e non docente, le famiglie, i ragazzi e i bambini ciascuno nel proprio ruolo s’impegna al meglio delle proprie possibilità, ma un malcontento e una dose di tensione sono palpabili, perché i tagli dalla ministra Gelmini, “mani di forbice”, ha colpito ovviamente anche le scuole pubbliche della nostra zona, quelle frequentate dai nostri figli e nipoti; quelle in cui il maestro o la professoressa rimasti senza lavoro sono un nostro amico o la vicina di casa.

E’ così che le grandi problematiche nazionali assumono immediatamente una dimensione più personale, pesando sulle nostre spalle ed emergendo in tutta la loro drammaticità.
Abbiamo voluto ascoltare la voce di chi sta ogni giorno in prima linea nelle nostre scuole, i docenti. “I tagli ci sono stati e abbiamo dovuto prenderne atto”, dice Francesca Salerno, maestra vicaria del 45° Circolo didattico Battisti-Alonzi, molto radicato sul territorio, che accoglie oltre settecento bambine e bambini. “Le ore di lezione adesso sono tutte frontali, cioè non ci sono più compresenze d’insegnanti all’interno della stessa classe; questo – aggiunge – rende difficile lo svolgimento delle attività laboratoriali, le uscite didattiche e le gite d’istruzione, perché non ci sono più due maestre insieme che possono portare fuori le classi. Potrebbero sembrare aspetti marginali, ma non è così! Quelle ore di compresenza erano tempo prezioso dedicato ad ampliare i concetti spiegati o per migliorare l’apprendimento di chi ha maggiori difficoltà o, ancora, per piccole sperimentazioni. Inoltre l’aumento obbligatorio del numero degli alunni per classe rende tutto più complicato. Alla scuola Alonzi abbiamo dovuto abbattere un muro per dare il giusto spazio vitale ai bambini di due quinte meno numerose costrette a unirsi in un’unica sezione”.
“Ci tengo a far sapere”, continua la maestra Salerno, “che lo Stato non dà più il denaro per pagare le supplenti, spesa divenuta completamente a carico della scuola, e vede quindi i docenti costretti a fare l’impossibile per garantire sempre il massimo ai bambini.
Sicuramente questo sistema danneggia la scuola pubblica, ma noi abbiamo, nonostante tutto, contenuto il danno dei tagli con un fortissimo impegno di tutti i lavoratori della scuola, dal direttore ai docenti, al personale non docente, per non svilire l’istituto e mantenere alta l’offerta formativa e la fiducia riposta in questo Circolo didattico da tantissime famiglie”.
Andiamo ora alla Scuola Media statale “G. Moscati” che, in controtendenza rispetto alle altre scuole medie della città, aumenta ogni anno il numero degli iscritti. Parla la professoressa di lettere Maria Di Cosimo che, dopo tante lotte e proteste, teme l’assuefazione a questo nuovo sistema scolastico che si rivela sbagliato e lesivo per la scuola pubblica. “E’ gravissima la decurtazione delle ore di lettere, comprendenti italiano, storia, geografia e educazione alla Costituzione, che passano da undici a nove; scompaiono anche alle medie come nelle elementari le compresenze che erano utilizzate per le attività integrative e per dedicarsi a gruppi più ristretti di studenti per i corsi di recupero e di potenziamento gratuiti necessari a tanti ragazzi. La verità è che subiamo non una riforma, ma solo un’operazione di tagli economici che fa degenerare l’offerta formativa.
A pagare sono in primo luogo i ragazzi”.
Come abbiamo visto la scuola dell’obbligo è sicuramente per ora la più colpita. Andando al “nostro” Liceo Classico statale “Socrate” (istituto storico del Municipio XI, in crescita esplosiva con circa ottocento iscritti), capiamo, dalle parole della Preside, professoressa Gabriella De Angelis, che effettivamente per quest’anno l’assetto scolastico non è stato compromesso da grandi modifiche.
La professoressa di lettere Zinetta Cicero si unisce a noi facendo un’importante sottolineatura: “Questa pseudo riforma si scaglia contro tutto ciò che è ritenuto superfluo; per esempio nel nostro liceo il potenziamento della Storia dell’Arte, che prevedeva dieci ore nel quinquennio, è stata ridotto a sei ore e solo nel triennio, esclusivamente per un bieco calcolo economico, senza considerare l’arricchimento che ne derivava agli studenti in termini culturali e formativi.
Un’altra cosa cui teniamo moltissimo, divenuta negli anni una grande e nobile tradizione del Socrate, è l’insegnamento alternativo alla religione cattolica, pur mantenendo il massimo rispetto per chi sceglie lo studio della religione che si avvale di ottimi professori. Gli studenti che si avvalgono di questa opportunità sono più di duecento, per loro la scuola propone lezioni di musica con insegnanti di altissimo livello. A questa possibilità teniamo tantissimo e non ci rinunceremo
qualsiasi cosa accadrà in futuro”.
Dopo queste testimonianze dall’interno delle nostre scuole, vogliamo dare spazio a chi è costretto a starne fuori, unendoci così alla lotta degli insegnanti precari; lo facciamo con le parole di Monica Palmieri, cittadina del nostro quartiere, donna, insegnante, maestra di pianoforte, in una parola, precaria: “Da quando ho iniziato ad insegnare nelle scuole medie di primo grado come supplente mi confronto quotidianamente con la precarietà, come tanti miei colleghi che condividono la mia stessa sorte; costretti ad aspettare convocazioni di lavoro che non arrivano; a viaggiare da scuola a scuola ogni anno, se va bene, se va male a spostarsi nella stessa mattinata per racimolare qualche ora di lavoro; se va malissimo a restare a casa.
La situazione di attesa, di lavoro ad intermittenza spesso causa ansia e momenti di scarsa fiducia in se stessi e nelle proprie capacità professionali, mettendo in discussione anche la prospettiva di costruirsi una vita più soddisfacente. Il decreto cosiddetto “salva precari” è in realtà un ammazza precari, perché per vari meccanismi interni crea una sorta di doppia modalità d’accesso all’insegnamento nelle suole pubbliche che, praticamente, mette i precari nella condizione di “farsi le scarpe” l’uno con l’altro. Un vero cannibalismo sociale!”
Copyright
tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Novembre 2009

