Emersi reperti archeologici in via Pigafetta

Il cantiere si ferma, riaffiora la storia

Doveva essere un normale intervento, uno di quelli che cambiano il volto di un quartiere già in trasformazione. Invece, in via Pigafetta, il cantiere si è fermato. E il motivo, come spesso accade a Roma, arriva dal sottosuolo.

Arcate emerse

Un progetto pensato per il futuro

L’intervento riguarda la costruzione di un nuovo edificio di circa 13.000 metri quadrati nell’area denominata Comparto C4, una delle zone interessate dal progetto di riqualificazione della stazione Ostiense, previsto dal Programma per Roma Capitale (ex legge 396/90). Un edificio pensato per vivere e accogliere: 314 camere per studenti e 117 unità abitative, tra residenziale e ricettivo, in un punto strategico della città.

Rendering nuovo edificio

Le prime tracce sottoterra

Poi, durante gli scavi, qualcosa emerge. Non frammenti sparsi, ma strutture vere e proprie: lastricati, muri, arcate che sembrano rimandare a piccoli ponticelli o forse a vecchie cantine. Quanto basta per fermare i lavori e avviare l’intervento della Soprintendenza, chiamata a svolgere gli approfondimenti necessari.

Arcate e lastricato emerso

Un passato più vicino di quanto sembri

Le prime ipotesi parlano di una datazione ottocentesca, intorno al XIX secolo. Si esclude invece quasi del tutto che si tratti di resti romani: i materiali utilizzati, in particolare i mattoni, non sembrano lasciare spazio a dubbi. Ma a Roma anche le certezze, spesso, chiedono tempo.

Arcate emerse – Vista frontale

Scavare per capire

In questi giorni si procede con sondaggi geognostici e verifiche puntuali. Si cerca di capire quanto sia esteso ciò che è riemerso, quale valore abbia e che posto possa trovare nel presente. Solo allora si saprà se, e in che modo, il progetto potrà continuare.

Roma, che non smette di sorprendere

Nel frattempo si aspetta. Con quella curiosità mista a rispetto che Roma impone da secoli. Una città che guarda avanti, progetta, costruisce, ma che a ogni passo rischia di inciampare nella propria memoria. E, quasi sempre, lo fa nel sottosuolo.

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