Il 40° del Liceo classico della Garbatella: una palestra di libera cultura
Dal filosofo Socrate alla maestrina dalla penna rossa e ritorno
L’anniversario celebrato con una serie di iniziative aperte al quartiere. L’Unità d’Italia?
Fu l’inizio di una nuova era per l’istruzione pubblica, laica e obbligatoria per le bambine e i bambini
della prof. Gabriella de Angelis preside del Liceo Socrate
Quest’anno il Socrate, il liceo classico della Garbatella, compie quarant’anni e l’Italia Unita 150. L’accostamento dei due anniversari, d’importanza incommensurabilmente diversa, può sembrare irriverente e ha bisogno di una spiegazione. …..
Il 40° del Liceo classico della Garbatella: una palestra di libera cultura
Dal filosofo Socrate alla maestrina dalla penna rossa e ritorno
L’anniversario celebrato con una serie di iniziative aperte al quartiere. L’Unità d’Italia?
Fu l’inizio di una nuova era per l’istruzione pubblica, laica e obbligatoria per le bambine e i bambini
della prof. Gabriella de Angelis preside del Liceo Socrate
Quest’anno il Socrate, il liceo classico della Garbatella, compie quarant’anni e l’Italia Unita 150. L’accostamento dei due anniversari, d’importanza incommensurabilmente diversa, può sembrare irriverente e ha bisogno di una spiegazione.
L’Unità d’Italia, molti lo hanno ricordato, segnò l’inizio di una nuova era per l’istruzione, che da quel momento divenne pubblica, laica e obbligatoria (almeno a livello di base) per tutte le bambine e i bambini del regno e venne sottratta alla Chiesa che, in vario modo, ne deteneva sostanzialmente il monopolio. Chi ne avesse voglia può andare a rileggersi qualche sonetto dell’abate Zanella che, come conseguenza, prefigurò la vittoria del materialismo e dei cattivi costumi.

Ma la scuola pubblica segnò anche una tappa importante nel percorso dell’emancipazione femminile: per la prima volta migliaia di donne uscirono dalle loro case per andare a fare le maestre e, non di rado, mantennero intere famiglie con il loro magro e precario stipendio.
Molte di loro si adattavano a vivere da sole in zone poverissime e dovevano affrontare, oltre ai disagi, anche il giudizio severissimo sulla loro moralità, sottoposta ad un malevolo controllo.
De Amicis ne disegnò in Cuore alcune figure indimenticabili (‘la maestrina dalla penna rossa’) avvolgendole in un’aura di paternalistico rispetto; contribuì tuttavia in modo decisivo a creare lo stereotipo della maestra che ripropone anche a scuola quel ruolo materno o “di cura” che le è tradizionalmente affidato tra le pareti domestiche.
Eppure sono stati proprio loro, le maestre e i maestri della scuola postunitaria, a riannodare il filo della storia dell’istruzione “laica” (e cioè libera da ogni principio di autorità) che risale all’Atene del V secolo a.C..
Fu qui che alcuni pensatori, che non erano al servizio di nessun potente (i sofisti), cominciarono ad esigere una retribuzione per la loro attività di insegnamento, suscitando un qualche sconcerto, se non un vero e proprio scandalo.
Quando il nostro Liceo ha aperto i suoi battenti eravamo all’inizio degli anni ’70 e la scuola era stata da poco investita da una tempesta dagli esiti complessi, quella del ’68. Bisognava ripensarla daccapo, renderla capace di accogliere i fermenti di una società nuova. Non è per caso, credo, che quando si trattò di deciderne il nome, tra le varie proposte tutte significative, si fece strada e vinse il nome di Socrate, il filosofo greco contemporaneo dei sofisti che fu condannato a morte con l’accusa di corrompere i giovani.
A pensarci bene, l’accusa non è poi tanto diversa da quella che è stata rivolta di recente alla scuola pubblica, dove, secondo il nostro Presidente del Consiglio, ci sono “degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli”. Socrate non insegnava trale mura di una scuola, ma nelle strade di Atene, o in piazza, il luogo più pubblico che c’è; non insegnava questa o quell’altra disciplina, non dava voti e non bocciava.
Non si stancava, invece, di discutere con i giovani ateniesi del suo tempo, suscitando domande che non avevano facili risposte, sottoponendo al vaglio della ragione le idee date per definitive, insinuava il dubbio. Invitava i suoi allievi a non fidarsi di nessuno (genitori, insegnanti e governanti compresi) a cercare da soli la verità, a conoscere se stessi e a scegliere consapevolmente la propria strada nel mondo.
Per questo meritò la morte, cui, pur avendo la possibilità di farlo, si rifiutò di sottrarsi, in nome del rispetto per le leggi della sua città.
Di Socrate ci proclamiamo eredi tutti noi che crediamo nella scuola pubblica come luogo, l’unico dove possono incontrarsi, confrontarsi, essere sottoposte a verifica tutte le idee (e tutti i principi).
Crediamo che il nostro Liceo nei suoi quarant’anni di vita abbia svolto discretamente questa missione, dando prova di saper accogliere tutti e tutte, valorizzando e non cercando di annullare le differenze che abbiamo sempre considerato come ricchezza; facendo cultura non solo attraverso i libri, ma anche col teatro, la musica, il cinema; dialogando con il territorio.

festeggiamenti per il 40°
All’inizio uno spettacolo dedicato alla maestrina dalla penna rossa e a tutte le sue colleghe, Maestre, in scena il 29 marzo al Teatro Ambra della Garbatella. Proseguiremo il 18 aprile con una tavola rotonda, alla quale parteciperanno giovani scrittori e registi che lavorano nella scuola e la raccontano dal di dentro.
Tra il 19 e il 20 aprile terremo la scuola aperta anche la notte per leggere insieme tutta l’Odissea (circa 12000 versi!) e festeggiare con gli ex alunni e le persone del quartiere che vorranno unirsi a noi (La Notte Bianca dell’Odissea al Socrate).
Intorno al 25 maggio, infine, presenteremo in una mostra i nostri quarant’anni e magari ci faremo fare l’oroscopo per i prossimi quaranta.
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tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 8 – Aprile 2011






