Sarà davvero la volta buona per l’ex scuola Mafai? A Tor Marancia si torna a parlare del Centro Culturale legato al Teatro dell’Opera di Roma.
L’annuncio più recente è arrivato direttamente dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel corso della presentazione della stagione 2025-26 del Teatro dell’Opera, dal titolo Doppio Sogno. «Entro il 2028 – ha dichiarato – avremo questo importante tassello per la cultura romana». Le ruspe sono pronte a entrare in azione: l’ex scuola verrà demolita e al suo posto sorgerà un edificio moderno, capace di integrarsi nel tessuto urbano e di rispondere ai bisogni del quartiere.
Già a metà giugno, anche il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri, aveva preannunciato l’avvio imminente dei lavori, durante la tappa dell’Opera Camion al San Michele, proprio a Tor Marancia.
Il progetto prevede una convivenza funzionale tra tre realtà:
- Il polo formativo del Teatro dell’Opera, destinato ai giovani ballerini, cantori e musicisti;
- Il community hub per usi collettivi e servizi ai cittadini;
- Il nucleo centrale delle Arti, aperto al quartiere e alla città per concerti, mostre e spettacoli.
Un’idea ambiziosa, dal costo complessivo di circa 5,9 milioni di euro, che dovrebbe ridare dignità a uno spazio lasciato all’abbandono e offrire nuove opportunità culturali e sociali a tutta la comunità.

Un’attesa lunga sette anni
Dietro l’annuncio del sindaco si cela una lunga e travagliata vicenda fatta di promesse disattese, ritardi e frustrazioni. Sono ormai passati sette anni dal rinnovo della convenzione urbanistica relativa agli ambiti di piazza dei Navigatori e viale Giustiniano Imperatore, che prevedeva la realizzazione di opere pubbliche compensative in cambio della costruzione dei primi due grandi edifici su piazza dei Navigatori: il palazzo “specchiato” di fronte alla sede della Regione Lazio e il palazzetto che oggi ospita un supermercato, oltre al celebre “Bidet di San Paolo”, destinato a trasformarsi in un hotel di lusso.
Intanto a piazza dei Navigatori le gru e le escavatrici lavorano instancabilmente per completare i grattacieli adibiti a lussuosi appartamenti residenziali, a pochi metri di distanza i cittadini attendono ancora l’inizio dei lavori per la principale opera pubblica promessa.
A vincere la gara per il centro culturale è stata la società Engeko, che ha completato il progetto su carta. Ma le tempistiche esecutive rimangono nebulose. «Sarà un edificio più grande, adeguato, pronto per il 2028», ha ribadito il sindaco Gualtieri. Un orizzonte temporale lontano, soprattutto per chi da anni convive con uno scheletro fatiscente.

Il Comitato difende l’anima del progetto e chiede trasparenza
A non arrendersi è il Comitato di scopo che aveva originariamente promosso il progetto e che oggi continua, insieme ad associazioni e abitanti del quartiere, a vigilare, proporre soluzioni e dialogare con le istituzioni. «Le notizie sono frammentarie, le risposte istituzionali scarse, e i tempi delle opere pubbliche inaccettabili rispetto alla velocità con cui procedono i progetti privati», denunciano.
Inoltre, il Comitato di scopo solleva una questione centrale: quale sarà la modalità di gestione del polo civico? Il timore è che la società civile resti esclusa dal processo decisionale.
Il Comitato chiede trasparenza e partecipazione: «Sarà davvero la cittadinanza a gestire il polo civico? E secondo quali criteri?».
Proprio per stimolare il confronto, il Comitato aveva inviato una proposta preliminare di gestione condivisa, sia alle istituzioni che alla dirigenza del Teatro dell’Opera di Roma. Nessuna risposta è mai arrivata.
E, a peggiorare la situazione, anche una pec inviata all’assessora capitolina ai Lavori Pubblici, Ornella Segnalini, è rimasta senza risposta. Un silenzio che i cittadini considerano una grave mancanza di rispetto, soprattutto verso chi da anni lavora per il bene del quartiere.
Il nome del progetto da “Centro Popolare” a “community hub” è diventato esso stesso oggetto di critica. «Un inglesismo inutile – affermano dal Comitato – che taglia fuori l’aggettivo ‘popolare’, cancellando il senso originario di un progetto nato dal basso».
Eppure, nonostante tutto, la speranza resiste. Eleonora Abbagnato, direttrice della scuola di danza del Teatro dell’Opera, ha accolto con entusiasmo l’annuncio del nuovo spazio, sognando una struttura simile a quella di Nanterre, legata all’Opéra di Parigi: «Per la scuola, ma anche per la compagnia c’è assolutamente bisogno di nuovi spazi – ha dichiarato Abbagnato – non solo fisici, ma anche per dare nuove possibilità di lavoro ai giovani danzatori che si diplomano nella Scuola. Per questo motivo sto lavorando alla nascita di una formazione Junior della compagnia del Teatro dell’Opera di Roma».
Il futuro del quartiere Tor Marancia si gioca sulla credibilità delle istituzioni e sulla capacità di mantenere le promesse. Il Centro Culturale, se realizzato nei tempi e con la qualità annunciata, potrebbe rappresentare una rinascita urbana e sociale. Un ponte tra eccellenza artistica e partecipazione popolare, tra danza classica e cittadinanza attiva. Ma per ora, resta ancora solo un doppio sogno.










