Yubikay, sudore e nobiltà per lo Judo e il Karate

Una palestra piccola fuori ma grande dentro

Yubikay, sudore e nobiltà per lo Judo e il Karate

di Ottavio Ono

Sudore di borgata e nobiltà delle arti marziali. E’ questa l’atmosfera che si respira nella piccola palestra incastonata al numero 12 di via Percoto, sede della polisportiva Yubikay, gestita con grande passione e competenza da Massimo Lucidi. Il giovane maestro, con una lunga esperienza agonistica, con risultati di prestigio a livello internazionale, insegna da molti anni Judo e Karate con notevole impegno e pregevoli successi.

Una palestra piccola fuori ma grande dentro

Yubikay, sudore e nobiltà per lo Judo e il Karate

di Ottavio Ono

Sudore di borgata e nobiltà delle arti marziali. E’ questa l’atmosfera che si respira nella piccola palestra incastonata al numero 12 di via Percoto, sede della polisportiva Yubikay, gestita con grande passione e competenza da Massimo Lucidi. Il giovane maestro, con una lunga esperienza agonistica, con risultati di prestigio a livello internazionale, insegna da molti anni Judo e Karate con notevole impegno e pregevoli successi.
Il più recente è di quest’estate, con la conquista da parte di una sua allieva della medaglia d’oro femminile nella categoria dei 48 kg. in Canada ai campionati del mondo.

Massimo Lucidi, nato e cresciuto alla Garbatella nei giochi dei cortili, nei prati che una volta qui intorno non erano colonizzati, nei giochi liberi e selvaggi della vecchia borgata parla della sua esperienza e del forte legame con il rione: “Sono la passione per le arti marziali e la voglia di rimanere qui che mi hanno fatto rinunciare anche a maggiori incentivi economici. Ho preferito restare accanto alle persone che mi hanno conosciuto, qui alla Yubikay, dove ho visto formarsi coppie, sposarsi e i loro figli, oggi, sono miei allievi”. Un largo sorriso, il commento di Massimo Lucidi mentre racconta, con soddisfazione, episodi del genere, tra le tante storie di chi ha un’attività pubblica dal 1978; lui, impegnato anche nelle attività di recupero dei ragazzi dei riformatori.
Vista da fuori la palestra non sembra possa esprimere una realtà anche a livello internazionale. Secondo Massimo, “L’apparenza non è importante. Qui però c’è una grossa selezione e la Yubikay intende rivolgersi a chi ricerca la cultura sportiva dell’impegno, dello star bene. E’ in questo percorso che possiamo trovare una dozzina ragazzi che hanno raggiunto la qualifica di allenatori federali. E’ l’orientamento alla responsabilità che rende florido l’agonismo sportivo, per sfatare la diffidenza verso le arti marziali che a torto sono spesso considerate violente e associate all’aggressività brutale. Dirò di più. Le arti marziali, per me, sono una fonte d’energia, la sana carica di questo mio modo d’essere. Anzi proprio questa attività mi ha permesso di incanalare, educandole, anche tendenze potenzialmente violente”.
Per chi non frequenta le palestre è difficile capire che cosa significhi essere un maestro di arti marziali. E’ Massimo che ci guida raccontandoci che “Il maestro è soprattutto un esempio, insegna ad essere imitato, per la tecnica; ma è soprattutto un essere umano, un’opportunità di essere molto vicino agli altri. C’è una forte richiesta a consigliarsi, a correlarsi, a utilizzarlo come supporto: mi accorgo che molte persone mi vengono incontro e mi cercano, mentre altre mi evitano per la mia schiettezza nel dire le cose. Essere un punto di riferimento nel quartiere significa impegno e responsabilità. Vedere ed essere visto costituisce un esempio per chi frequenta la palestra e non solo. Con la mia attività cerco di rilasciare una specie di messaggio di equilibrio e di serenità, per diffondere una sensazione più pacata del vivere, per apprezzare la vita e sentire il gusto delle cose con una sensibilità che si conquista lentamente ma che ti cambia nel profondo e ti trasforma”. Parlando con Massimo si avverte l’entusiasmo per il suo lavoro e la spinta a costruire, migliorare e migliorarsi per affrontare futuri progetti, nuovi traguardi da raggiungere: “Sogno la possibilità di gestire, in questo rione, un progetto già da tempo cresciuto e sviluppato sulla carta per un grande centro di cultura sportiva che non si limiti alla sola attività motoria, ma che preveda anche altre attività, magari di studio e di formazione, una polisportiva culturale, insomma”.
Come non essere d’accordo?
Conclude Massimo Lucidi: “Il quartiere ha già fatto molto per me, mi cerca, sa chi siamo, siamo una realtà. La nostra forza sono i bambini che ci frequentano, nel Judo possono iniziare a 3 anni, nel Karate dai 7 o 8 anni. A noi interessa lavorare con stimoli continui per continuare a crescere in questa realtà. Insomma lo sport come strumento per migliorare se stessi, come espressione della crescita individuale, non contro gli altri ma contro i propri limiti, per migliorarsi ogni giorno”.

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