Le vie della Garbatella: marinai, pirati e … non solo

Le vie della Garbatella: marinai, pirati e … non solo

di Enrico Recchi

“Italiani, un popolo di santi, poeti, navigatori…”. Così inizia l’iscrizione sul Palazzo della Civiltà del Lavoro all’Eur, quello che tutti noi conosciano come il “Colosseo Quadrato” perché ricorda in chiave moderna il monumento più famoso dell’antica Roma. E la Garbatella nella sua toponomastica rispecchia perfettamente quell’iscrizione.
Vi siete mai chiesti chi siano i personaggi i cui nomi leggiamo sulle targhe delle vie del nostro quartiere?
Come è stato raccontato più volte alle vie e piazze del nucleo originario della Garbatella (che nasce a Piazza Brin nel febbraio del 1920) vengono dati i nomi di personaggi legati al mondo marinaresco perché in qualche modo connessi alla funzione che avrebbe dovuto avere il nascente quartiere: ospitare le maestranze, gli operai e gli addetti amministrativi che avrebbero dovuto lavorare al progetto del bacino e del canale con i quali la zona di San Paolo sarebbe stata trasformata in un terminale commerciale delle merci che potevano arrivare a Roma sull’acqua, sia risalendo appunto il corso del Tevere che sfruttando un progettato canale artificiale (Chi volesse approfondire può leggere di più sul bellissimo libro di Gianni Rivola “Garbatella mia”).
Tutto questo poi non si materializzò.
Il progetto restò solo un progetto ma le strade che collegavano le nuove costruzioni, presero i nomi di ingegneri navali, Ministri della Marina, Ammiragli e pirati.
Ma non solo. Le strade della Garbatella sono dedicate anche a missionari, esploratori ed altro.
Partiamo quindi dalla categoria dei  personaggi legati al mondo del Mare e cerchiamo di scoprire qualcosa di più su alcuni di loro.
Innanzitutto Benedetto Brin che dà il nome alla piazza dove venne posta la prima pietra della borgata e dove si affacciavano le prime costruzioni. A metà ‘800, quando aveva vent’anni, entrò in servizio nella marina del Regno di Sardegna e percorse tutta la carriera militare. Progettista navale, a lui si devono le corazzate gemelle Caio Duilio e Enrico Dandolo, le prime navi italiane ad avere una corazzatura laterale di 55 cm. tale da considerarle imperforabili, migliore anche della protezione che avevano le navi della famosa marina reale britannica.
Diventato poi ministro, Brin spinse per accelerare la politica di armamento italiana sul mare, facendo costruire altre navi da guerra per intraprendere la politica di espansionismo coloniale. Secondo Brin l’Italia doveva produrre non solo le navi, ma anche tutte le componenti necessarie, seguendo una politica nazionalistica che contribuì anche alla nascita dell’industria pesante nel nostro paese.
Promosse la nascita degli stabilimenti di Venezia e Pozzuoli e delle Acciaierie di Terni, della base di Taranto e dell’Arsenale di La Spezia.
Decretò infine che le scuole navali di Napoli e di Genova, retaggio di una Italia formata da più stati, confluissero nella Accademia Navale di Livorno. A lui agli inizi del ‘900 venne anche intitolata una corazzata.
Dopo un personaggio così serio e compassato, passiamo a due personaggi più antichi e romantici. Tutti e due vissero a cavallo tra ‘500 e ‘600.
Già i nomi sono un programma, sfido a dimenticarli: Obizzo Guidotti e Pantero Pantera. Il primo, Obizzo Guidotti, era un cavaliere bolognese del Santo Sepolcro imbarcato su un nave dell’ordine gerosolimitano.
All’epoca il Mediterraneo era solcato non solo da navi commerciali e da quelle delle varie potenze, ma anche dai pirati che facilmente attaccavano e mettevano in pericolo i traffici mercantili.
I primi scontri del nostro avvengono con i corsari nelle acque di Malta e poi lungo le coste tunisine, partecipando alla conquista di Hammamet. Diventato poi capitano di nave, da difensore si trasforma in predatore ed assale, sempre al servizio dell’Ordine dei cavalieri di Malta, le navi turche cariche di frumento e riso per portare il prezioso carico a Malta.
Il secondo, Pantero Pantera, (con un nome che sembra quello di un bullo del quartiere. Pare di sentire una voce dal cortile che grida: “Ahò, Hai visto er Pantera?”. Era un nobile comasco del ‘500 appartenente alla famiglia Pantera, che si imbarcò giovanissimo nella flotta pontificia fino a diventare capitano della nave “Santa Lucia”. Scrisse anche trattati marinareschi, ma sopratutto è ricordato per aver combattuto i pirati turchi nel Mediterraneo. Quindi possiamo immaginare il prode Pantero salire sulla tolda della sua nave e lanciare l’arrembaggio contro la nave nemica.
Proprio perché servì nella marina pontificia, Roma e la Garbatella sono le uniche a ricordarlo.

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Dicembre 2015

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