Informatici “segati” alla Sistemi Informativi

L’azienda è in difficoltà? Sfoltiamo il personale

Informatici “segati” alla Sistemi Informativi

Licenziamenti nella società di Via delle Sette Chiese, ex edificio della Locatelli

Intervista di Valerio Maccari

La Sistemi Informativi di Via delle Sette Chiese 142, la più grande società informatica della zona, è una realtà dinamica e consolidata. Senza problemi. Almeno questa è l’impressione che si ricava, leggendo la presentazione della società sul sito: “la Sistemi Informativi, nata nel 1979 e oggi parte integrante del gruppo IBM Italia, si è specializzata […] nella fornitura di diversi prodotti e servizi informatici quali software applicativi, assistenza sistemistica, servizi professionali, integrazione di sistemi, formazione professionale e realizzazione di progetti speciali finalizzati.
Dall’anno 2000 ad oggi ha rafforzato la sua presenza sul mercato, incorporando nella sua organizzazione società altamente professionali …..

L’azienda è in difficoltà? Sfoltiamo il personale

Informatici “segati” alla Sistemi Informativi

Licenziamenti nella società di Via delle Sette Chiese, ex edificio della Locatelli

Intervista di Valerio Maccari

La Sistemi Informativi di Via delle Sette Chiese 142, la più grande società informatica della zona, è una realtà dinamica e consolidata. Senza problemi. Almeno questa è l’impressione che si ricava, leggendo la presentazione della società sul sito: “la Sistemi Informativi, nata nel 1979 e oggi parte integrante del gruppo IBM Italia, si è specializzata […] nella fornitura di diversi prodotti e servizi informatici quali software applicativi, assistenza sistemistica, servizi professionali, integrazione di sistemi, formazione professionale e realizzazione di progetti speciali finalizzati.
Dall’anno 2000 ad oggi ha rafforzato la sua presenza sul mercato, incorporando nella sua organizzazione società altamente professionali e di consolidata esperienza, quali Findatasystem (società del gruppo IBM), Selfin (società del gruppo IBM CCS (società specializzata nell’offerta di software in campo farmaceutico). Queste società, nate come consorelle, operano a livello tecnico come un’unica entità, costituendo dal punto di vista operativo un Gruppo Virtuale con un totale di circa 2000 dipendenti”.

Ma c’è chi dice che la situazione non sia proprio così rosea. E forse non è un caso che le statistiche relative alle assunzioni si esauriscano al 2002. La S.I. infatti,, una delle più presenti in Italia e senza ombra di dubbio la realtà informatica più importante di Roma Sud, sta attraversando un momento di “ristrutturazione”. Per essere più chiari: sta tagliando il personale. Noi di CaraGarbatella abbiamo raccolto la testimonianza di un ex dipendente.

Cosa è successo all’interno della Sistemi Informativi?
La società ha iniziato a tagliare personale.
Con le buone, quando riusciva, altrimenti esercitando pressioni.

Che genere di pressioni?
Hanno cercato di creare un ambiente ostile per costringere le persone ad andare via. E, devo aggiungere, ci sono riusciti perfettamente.

In che modo?
Ti racconto un paio di aneddoti, ovviamente senza far nomi. Ci sono stati dei Quadri che sono stati mandati per mesi a fare i turnisti a Santa Palomba. Persone con esperienza più che decennale nel campo dell’informatica che, costrette a lavorare in un Call Center della Telecom, erano obbligati dalla dirigenza ad accettare lavori al di sotto della loro competenza.

Situazioni dure da accettare.
A volte non era proprio possibile accettare. Persone sposate o con figli piccoli a carico venivano spedite a Matera o a Potenza.

Non era possibile trattare un’alternativa?
Certo. Solo che le alternative che offrono sono finte. Il massimo che ti possono dare come scivolo è una cifra che si aggira intorno a 40 mila 50 mila Euro lordi. Una cifra che sembra alta, ma che non può bastare a coprire il periodo di disoccupazione a cui il dipendente “segato” va incontro. Sembri suggerire che il periodo di disoccupazione per i “segati” sia piuttosto lungo. Eppure, scusami, persone con un alto grado di competenza dovrebbero riciclarsi più facilmente.
Questo è quello che lasciano credere.
Ma non è proprio così. Il periodo di disoccupazione in realtà è molto lungo. E qualcuno proprio non lo trova un nuovo lavoro.

Come mai?
Per ragioni di età e di livello. Sono stati interessati dal taglio soprattutto i livelli intermedi, di sesto, settimo livello o Quadri, dai 40 anni in su.

Quindi di non facile ricollocazione, anche ipotizzando un pesante downsizing.
Già. Potrebbero riciclarsi come consulenti, ma non esiste attualmente una domanda di mercato in grado di pareggiare l’offerta. Potremmo riciclarci come programmatori. Ma il mio lavoro di supervisione del gruppo non esiste più.

Non è più necessario?
Sarebbe meglio dire che non viene più considerato.

Un errore strategico?
Sicuramente. Ma questo è il settore informatico italiano. È’ la cartina di tornasole di come vanno le cose in Italia. Quando si entra in crisi si taglia: personale e ricerca sono le prime vittime, senza alcun piano per il futuro.

Le cose stanno così male? Eppure i dati Assinform non sembrano essere così catastrofici …
La Assinform monta i successi ottenuti dalle compagnie di telefonia mobile e dall’industria dei videogiochi. Ma se Nintendo, Sony e Microsoft guadagnano in quest’ultimo campo, l’informatica italiana non ne è certo beneficiata.

Come si è arrivati ad una situazione simile?
È un discorso piuttosto lungo.
Diciamo che sono stati commessi dei gravi errori strategici. Il mercato si è contratto dopo il 2002, e non era una cosa così difficile da prevedere. I costi sostenuti dalle società per aggiornare i sistemi al millennium bug e all’entrata dell’Euro le hanno spinte a chiudere i cordoni della borsa. Dopo aver munto le società bisognava abbassare i prezzi.

Insomma, hanno ammazzato le vacche grasse?
Beh, in un certo senso sì. I ministeri non chiedono più nulla, i progetti europei si sono esauriti, e la concorrenza straniera, grazie alle softco in Israele o in India, che costano la metà, si è fatta quasi insostenibile. Il mercato informatico italiano, poi, è limitato solo alla manutenzione. E nessuna azienda sembra intenzionata a cambiare rotta: c’è poca voglia di uscire dalla crisi sulle proprie gambe. E noi lavoratori, come sempre, ne facciamo le spese.

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