E per difendersi dai saraceni il papa costruì “Giovannipoli”

Una via della Garbatella rievoca drammatiche storie di millecento anni fa

E per difendersi dai saraceni il papa costruì “Giovannipoli”

di Cosmo Barbato

Giovannìpoli: tutt’attaccato. Non c’entra niente infatti Giovanni Poli, personaggio peraltro inesistente, al quale taluni ritengono possa essere in realtà intitolata la via che unisce Largo della Sette Chiese col Viale Leonardo da Vinci. Curioso il nome di quella strada della Garbatella! Tanto strano da giustificare il sospetto che quella targa stradale possa contenere un errore.
In un contesto diverso ma affine, un errore lo provocò in effetti l’eccesso di zelo di un lapicida (pretenziosa parola di gergo, che letteralmente significa “incisore di pietre”, cioè scalpellino) che parecchi anni fa aveva scolpito la targa stradale del Borgo fortificato …..

Una via della Garbatella rievoca drammatiche storie di millecento anni fa

E per difendersi dai saraceni il papa costruì “Giovannipoli”

di Cosmo Barbato

Giovannìpoli: tutt’attaccato. Non c’entra niente infatti Giovanni Poli, personaggio peraltro inesistente, al quale taluni ritengono possa essere in realtà intitolata la via che unisce Largo della Sette Chiese col Viale Leonardo da Vinci. Curioso il nome di quella strada della Garbatella! Tanto strano da giustificare il sospetto che quella targa stradale possa contenere un errore.

In un contesto diverso ma affine, un errore lo provocò in effetti l’eccesso di zelo di un lapicida (pretenziosa parola di gergo, che letteralmente significa “incisore di pietre”, cioè scalpellino) che parecchi anni fa aveva scolpito la targa stradale del Borgo fortificato che circonda il castello di Ostia Antica: gli avevano dato l’incarico di incidere il nome di Gregoriòpoli, ma lui, pensando che l’ordine contenesse un sbaglio, ritenne di apportare di sua iniziativa una correzione, incidendo il nome di uno sconosciuto Gregorio Poli.
La targa rimase con quell’errore per anni! Tanto Giovannìpoli, quanto Gregoriòpoli, sono in realtà due toponimi che vogliono dire rispettivamente “Città di Giovanni” e “Città di Gregorio”. Si riferiscono a due cittadelle fortificate realizzate da due pontefici dell’alto Medio Evo, entrambe riconducibili a drammatiche vicende accadute più di millecento anni fa, mentre era in pieno svolgimento la prima grande espansione araba nel Mediterraneo, quando si verificò lo sbarco a Ostia di una flotta di pirati saraceni e il conseguente saccheggio, oltre che di Ostia, di due tra le più grandi e venerate basiliche romane, San Pietro e San Paolo. Siamo nell’846. Da una flotta di ben 75 vascelli approdano, alla foce del Tevere, circa diecimila guerrieri saraceni che travolgono ben presto le fortificazioni che papa Gregorio IV (827-844) aveva fatto costruire – la Gregoriòpoli, appunto – in previsione di un attacco degli arabi che già da tempo scorrazzavano minacciosi lungo le nostre coste. Gli invasori si accampano a 11 chilometri da Roma e il 25 agosto, risalendo il Tevere, sferrano l’attacco a una città in piena decadenza ma che promette ancora un ricco bottino da razziare in particolare nelle chiese.

Tuttavia non riesce loro – o forse nemmeno tentano – di penetrare nelle ancora valide Mura Aureliane che cingono i rioni situati sul lato sinistro del fiume. Raggiungono però il Vaticano che si trova indifeso sul lato destro, saccheggiando la basilica di San Pietro; stessa sorte tocca a San Paolo che si trova sì sulla sinistra ma rimane fuori delle mura. Le immense ricchezze accumulate per secoli nelle due grandi basiliche, frutto delle donazioni dei fedeli di tutto il mondo cristiano, vengono razziate, dopo di che i saraceni, stracarichi di bottino, rapidamente si ritirarono e si reimbarcarono, inutilmente inseguiti dai difensori, coadiuvati da truppe spoletine. Ci riproveranno tre anni dopo, ma questa volta, anche con l’aiuto di una provvidenziale burrasca che ne disperde la flotta, verranno sbaragliati. Poiché i saraceni continuavano a rappresentare un incombente pericolo, il papa Leone IV (847-855) farà fortificare il Vaticano e il Borgo circostante con la costruzione delle Mura Leonine. La basilica ostiense continuava però a restare indifesa, fino a che non provvide un altro pontefice, Giovanni VIII (872-882), il quale fece erigere una fortificazione che sembra abbia racchiuso anche una cospicua parte del territorio circostante: nasceva così la nostra Giovannìpoli. Giovanni era uomo d’azione. Non si limitò a istituire una difesa passiva.
Pur occupato a fronteggiare la litigiosa nobiltà romana divisa in fazioni filofranche e filogermaniche, riuscì a creare una piccola flotta che nell’877, comandata da lui medesimo, attaccò quella saracena nei pressi del Circeo, facendo strage di musulmani, catturando diciotto navi nemiche e liberando seicento schiavi cristiani. È descritto però dallo storico medievalista Ferdinand Gregorovius come “un pontefice violento e vendicativo” che “si lasciò sempre trascinare dalle sue cieche passioni ed azioni sconsiderate e precipitose”. Finì i suoi giorni probabilmente assassinato. Non ci soffermeremo sulla sua figura piena di ambiguità e di contraddizioni. Gli va dato atto però di grande prudenza per aver ideato e costruito negli ultimi suoi due anni di vita la cinta fortificata che racchiudeva, oltre alla basilica e al monastero, anche l’abitato circostante, che si era andato formando come supporto per l’assistenza ai pellegrini: appunto la Giovannìpoli, per erigere la quale aveva sollecitato anche un intervento dell’imperatore Carlo il Grosso, cui aveva prospettato il pericolo derivante dalle perduranti scorrerie saracene lungo le coste. Le fonti, forse con un po’ di enfasi, ci parlano di una robusta cinta muraria lunga circa tre chilometri. Eppure oggi non è dato di trovarne traccia, tranne che nella intitolazione, peraltro quanto mai opportuna, di una strada moderna. Certamente doveva comprendere la cosiddetta Roccia di San Paolo, che incombe sull’abside della basilica e che avrebbe potuto costituire un avamposto nemico in caso di attacco. Sappiamo che la fortificazione sopravvisse fino al 1348, quando un terremoto la squassò dalle fondamenta. Le spoliazioni successive ne avrebbero poi cancellato ogni traccia: una totale sparizione che sa di mistero.

Di quella lunga cinta muraria rimane, oltre alle numerose testimonianze delle fonti, un solo documento, un lastra epigrafica frammentaria, ricostruita e conservata nel monastero ostiense: si sarebbe trovata in origine sull’unica porta della fortificazione, affissa però dopo la morte di Giovanni. Nella sua traduzione dice: “Qui sorge il muro salvatore e qui l’invitta porta che tiene lontano i reprobi e accoglie i giusti. Per essa entrate nobili, vecchi e giovani togati, ed entri il popolo di Dio che si dirige verso la santa dimora. La porta fu costruita solennemente dal sacerdote del Signore, Giovanni, che rifulse per i suoi costumi esemplari e per i suoi splendidi meriti. Ecco qui la veneranda città che prende il nome del pontefice Giovanni VIII. Il santo Vangelo del Signore e il principe Paolo proteggano sempre da infami nemici questa porta che papa Giovanni, esultante nel suo seggio apostolico, rese straordinariamente imponente, erigende un possente muro. Che almeno, dopo la sua morte, si aprano per lui le porte del regno celeste, se Cristo Dio avrà pietà di lui”. La Giovannìpoli non ebbe vita facile. Per citare solo alcuni episodi: nel 963 vi si fortificò la fazione imperiale, in lotta con quella papale, in attesa dell’imperatore Ottone I; nel 1083 e 1084 resistette agli assalti del re di Germania Enrico IV, pretendente alla corona imperiale; nel 1106 fu al centro delle lotte tra il pontefice Pasquale II e la nobiltà romana; nel 1133 vi si accampò il re germanico Lotario II, sceso in Italia con un esercito per farsi incoronare imperatore. Nel 1378, all’interno della cinta muraria ormai in rovina, sembra vivessero ancora duecento famiglie, le cui case furono devastate forse da truppe bretoni chiamate in Italia per combattere contro Firenze. Dopo di che Giovannìpoli restò solo nei libri di storia e ora nella moderna toponomastica della Garbatella.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Febbraio 2004

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