“Cannucce” e “Cartoccetti” per le “battaglie” nei Lotti

I giochi dei ragazzi di cinquant’anni fa

“Cannucce” e “Cartoccetti” per le “battaglie” nei Lotti

di Enrico Recchi

Continuiamo a passare in rassegna i vecchi giochi con i quali noi ragazzi passavamo il tempo per strada o nei cortili dei Lotti della Garbatella. Nel numero di giugno abbiamo parlato della fionda o mazzafionda. Nel numero di novembre dell’anno scorso …..

I giochi dei ragazzi di cinquant’anni fa

“Cannucce” e “Cartoccetti” per le “battaglie” nei Lotti

di Enrico Recchi

Continuiamo a passare in rassegna i vecchi giochi con i quali noi ragazzi passavamo il tempo per strada o nei cortili dei Lotti della Garbatella. Nel numero di giugno abbiamo parlato della fionda o mazzafionda. Nel numero di novembre dell’anno scorso una bella lettera di padre Guido Chiaravalli, animatore dell’Oratorio dei Filippini, ha rievocato l’arte di costruzione dei “carrettini” e i giochi del picchio e della nizza; oggi parliamo delle “battaglie” con le “cannucce”, cioè con le cerbottane.
L’uso della cerbottana risale alla notte dei tempi, ai nostri antenati cacciatori.
Ancora oggi, guardando i documentari in TV, vediamo gli indigeni dell’Amazzonia andare a caccia con dei lunghi tubi nei quali soffiano frecce avvelenate con il curaro. Noi ragazzi, ispirandoci inconsapevolmente a quell’antico metodo di caccia, avevamo inventato il gioco delle “cannucce”.

cerbottana

Anni fa, quando con gli amici si decideva “domani si gioca con le cannucce”, voleva dire che il giorno seguente bisognava scendere nei cortili dei Lotti o per strada muniti di due cose: la cerbottana ed i dardi, che a Roma si chiamano rispettivamente “cannuccia” e “cartoccetti”.
Il perché di questi nomi è presto detto. Quando ancora la plastica non aveva “colonizzato” la nostra società era prassi cercare i “tubi di lancio”, cioè lo strumento col quale tirare i “cartoccetti”, tra le canne, allora qui da noi facilmente reperibili lungo i prati e soprattutto nelle marrane. Una volta individuato il pezzo di canna adatto, si procedeva al taglio ed al suo svuotamento (come si fa con le zucchine per farle ripiene). Negli anni ’60 l’arrivo della plastica facilitò il tutto ai ragazzini.
Era molto più semplice procurarsi un tubo di plastica da elettricista di lunghezza variabile da usare come cerbottana. Lo si poteva trovare tra il materiale dei palazzi in costruzione alla Circonvallazione Ostiense oppure nei negozi di ferramenta.
Il nome cannuccia però restò in uso.
Bisogna senz’altro dire che si trattava di un gioco prettamente maschile a differenza di altri (per esempio, campana era praticato dai due sessi).
Con le cannucce (ed anche con le fionde) si rievocavano le battaglie e le guerre raccontate dai nostri padri.
Superfluo stare a spiegare come funzionava la cannuccia. Qualche parola invece va spesa sulle “munizioni” e su come si facevano: si preparavano a casa, tagliando strisce regolari di carta di quaderno o di vecchi libri o meglio ancora dei giornaletti.
Le strisce di carta erano poi messe nelle tasche dei calzoni (corti) o nella cinta (di chi ce l’aveva) pronte all’uso. Quindi si prendeva il pezzo di carta si formava un cono molto sottile attorcigliandolo attorno ad un dito e si fissava lo stesso con la saliva; infine si rigirava ben bene la punta tra le labbra per “saldare” il tutto.
Come detto la lunghezza era variabile e addirittura i “cacciatori” o “guerrieri” più abili erano soliti girare con due cannucce: una corta, più maneggevole e adatta agli scontri ravvicinati; l’altra più lunga, con la quale aumentava la gittata del tiro, adatta ad attacchi da lontano o a tiri da “cecchino”, appostati nascosti dietro
un muretto o un albero per colpire il bersaglio senza farsi vedere.
Agguati e scontri in campo aperto erano all’ordine del giorno tra i Lotti.
Capitava di vedere gruppi armati di cannucce correre a perdifiato per Viale Guglielmo Massaia inseguiti dai “nemici”, alla ricerca di un posto adatto per organizzare la difesa.
Alcuni sovrapponevano poi due cannucce fissandole con il nastro adesivo in modo da avere una “doppietta”.
I più maligni poi fissavano uno spillo in cima al cartoccetto, cosa pericolosa ed assolutamente vietata perché rischiosa per gli occhi e quando se ne accorgeva un adulto come minimo si rimediava uno scappellotto. Si combatteva finché c’erano “munizioni” o fino a quando si era richiamati a casa.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 8 – Aprile 2011

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