Bilancio Partecipato

Bilancio Partecipato

La Redazione

Nella pagina dedicata alle iniziative legate al Bilancio partecipativo, questo giornale ha pubblicato, nel numero scorso, un’intervista ad Andrea Fannini e una nota di Cosmo Barbato: entrambi, con motivazioni diverse, esprimevano forti perplessità, che il Presidente Smeriglio legge come “fastidio” e “sufficienza” verso un tentativo che si propone “di rimettere a tema una cosa grande come la democrazia locale”. …..

Bilancio Partecipato

La Redazione

Nella pagina dedicata alle iniziative legate al Bilancio partecipativo, questo giornale ha pubblicato, nel numero scorso, un’intervista ad Andrea Fannini e una nota di Cosmo Barbato: entrambi, con motivazioni diverse, esprimevano forti perplessità, che il Presidente Smeriglio legge come “fastidio” e “sufficienza” verso un tentativo che si propone “di rimettere a tema una cosa grande come la democrazia locale”.
Riteniamo che l’approccio a “una cosa grande”, qual è la democrazia partecipativa, vada affrontato con ponderazione e preparazione, trattandosi anche di cosa delicata, che può scadere in forme di innovazioni artificiose calate dall’alto o di vacuo assemblearismo. Nel nostro caso, visti i numeri della partecipazione, questo secondo pericolo non c’è, se non in una remota prospettiva; il primo invece è presente. Ma come si può parlare di partecipazione quando i cittadini sono stati chiamati ad eleggere i portavoce senza un minimo di discussione sulle finalità, sui limiti e sulle potenzialità di questo strumento? Come si possono definire portavoce di un’assemblea persone elette senza una discussione preventiva, senza un confronto, senza un’interazione e uno scambio di idee su come il quartiere possa essere migliorato e cambiato? A quell’assemblea molti hanno “partecipato” solo mettendo una croce su un nome e basta.
Come si può, in assenza di regole che definiscano un percorso e senza un minimo di tutele e di garanzie (anche per i non partecipanti), destinare una quota di risorse del bilancio pubblico di un Municipio, legandole “obbligatoriamente” alle scelte fatte da altre istanze? Ricordiamo che lo stesso Presidente, in una lettera al “Corriere della sera”, la scorsa estate parlava di scelte vincolanti e quest’anno si è accennato a un “patto d’onore”, che è l’equivalente. Aver dedicato una pagina del numero scorso al Bilancio partecipativo sta a dimostrare che esso ci sta molto a cuore, ma che riteniamo necessario migliorarne i percorsi attuativi, per farlo diventare davvero uno strumento che renda l’azione del Municipio ancora più forte e innovativa.
Condizione prima è che scaturisca realmente dal basso, cioè che nasca da una “partecipazione” qualitativamente e quantitativamente ben più rilevante di quella odierna. Pensiamo dunque che le elezioni dei portavoce debbano essere precedute da vere assemblee in cui si discuta della potenzialità di questo strumento e dei problemi del territorio. Occorre dotarsi di un regolamento concordato con le forze politiche a garanzia di tutti i cittadini, occorre migliorare l’informazione, formare i portavoce. Un processo “nuovo”, se gestito con superficialità e fretta, più che “mettere paura a chi è abituato a conservare” – come ricorda il Presidente – può generare organismi di scarsa rappresentatività e anche di poca competenza, creando fallaci attese, confusione e populismo.
E ancora, occorre sviluppare il rapporto con le istanze organizzate del territorio (comitati di quartiere, partiti, organizzazioni di massa, centri anziani, associazioni culturali, circoli sportivi e ricreativi, centri sociali, volontariato, scuole, parrocchie), per operare una sintesi delle pubbliche attese e anche delle insoddisfazioni, trasformandole in azione di governo, compatibilmente con le risorse disponibili. Il rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata è importante. Solo che, per aumentare gli spazi partecipativi e di socializzazione che rinnovino la politica e creino le premesse di un’alternativa a Berlusconi, oltre ai buoni propositi occorre una pratica coerente e conseguente. In questo il nostro Municipio appare carente, mentre su moltissime altre questioni sta facendo molto bene, grazie alla sua solerte attività e a quella delle forze politiche che lo sostengono, con responsabilità e lealtà.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Aprile 2004

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