Bilancio partecipativo al via tra luci ed ombre

Bilancio partecipativo al via tra luci ed ombre

a cura della redazione

Venerdì 9 gennaio si è svolta presso la scuola media “Vivaldi” l’assemblea sul Bilancio partecipativo che ha eletto i nuovi portavoce del nostro quartiere. Andrea Fannini, segretario della sezione DS della Garbatella nonché collaboratore del nostro giornale, è risultato il primo degli eletti. La redazione di Cara Garbatella lo ha intervistato per fare con lui il punto della situazione e capire le ragioni che lo hanno spinto a candidarsi. …..

Bilancio partecipativo al via tra luci ed ombre

a cura della redazione

Venerdì 9 gennaio si è svolta presso la scuola media “Vivaldi” l’assemblea sul Bilancio partecipativo che ha eletto i nuovi portavoce del nostro quartiere. Andrea Fannini, segretario della sezione DS della Garbatella nonché collaboratore del nostro giornale, è risultato il primo degli eletti. La redazione di Cara Garbatella lo ha intervistato per fare con lui il punto della situazione e capire le ragioni che lo hanno spinto a candidarsi.

Innanzitutto perché ti sei candidato?
Sono ritornato dalle vacanze due giorni prima dell’assemblea della “Vivaldi” e ho saputo dai manifesti che ci sarebbe stata questa assemblea per eleggere i portavoce del nostro quartiere. Sono un convinto sostenitore in linea astratta del Bilancio partecipativo ma, proprio perché credo all’importanza di questo strumento, ho criticato e continuo a criticare come viene attuato nel nostro Municipio e per questo ho deciso di candidarmi e portare il mio punto di vista all’interno dell’assemblea del Bilancio partecipativo del nostro Municipio.

Perché lo ritieni uno strumento importante?
In linea teorica è uno strumento che potrebbe avvicinare amministratori e amministrati, costruire dei canali di comunicazione e di contaminazione importanti, avvicinare alla politica, a partire dai problemi e ai bisogni quotidiani delle persone, centinaia di cittadini che non svolgono attività né nei partiti né nelle associazioni, renderli protagonisti e partecipi delle scelte dell’amministrazione attraverso proposte e suggerimenti. In questo senso è uno strumento di straordinaria importanza. Se la vedi così, perché ne hai criticato le modalità di attuazione in questo Municipio? Intanto valuto positivamente che questo Municipio sia stato il primo, insieme al X Municipio, a far partire il Bilancio partecipativo, così come penso che il lavoro di molti portavoce l’anno scorso sia stato pieno di passione e di buone intenzioni. Però, come ho già scritto in precedenza su Cara Garbatella, ci sono molti rilievi critici da fare. E, soprattutto, è mancata chiarezza, informazione e formazione.

Quali sono questi rilievi critici?
Ce ne sono tanti e vedo che oggi, a partire dalle assemblee di quartiere, si ripropongono. Il primo e il più importante riguarda le modalità di attuazione delle assemblee che eleggono i portavoce. I portavoce vengono eletti senza una discussione all’interno dell’assemblea e senza che abbiano il tempo e il modo di spiegare a chi partecipa all’assemblea che idee hanno di come impiegare le risorse per migliorare e trasformare il quartiere, cosa e chi rappresentano. Faccio due esempi personali, da elettore e da eletto come portavoce. L’anno scorso ho votato una mia amica semplicemente sulla fiducia e perché la conosco da molti anni, ignorando però completamente le sue idee sul quartiere e sul Municipio. Quest’anno sono stato eletto dopo essere intervenuto per meno di un minuto all’assemblea: ho preso 55 voti di persone che sono venute a votarmi perché le ho chiamate il giorno prima, sono venute all’assemblea già sapendo chi votare. La mia è stata una provocazione. Non prendiamoci in giro. Non sono vere assemblee ma piccole chiamate alle armi. Per me assemblea significa discussione, confronto, dibattito. Il 9 gennaio abbiamo “discusso” per 30 minuti, se va bene; poi si è proceduto alla votazione. L’altro rilievo da fare è questo: chi oggi governa questo processo (in primo luogo il Presidente Smeriglio e il Consigliere delegato al Bilancio partecipativo Luciano Ummarino) doveva avviare una discussione sull’esperienza passata, su cosa ha significato. Mi sarebbe piaciuto ascoltare e sentire chi ha partecipato all’esperienza dell’anno scorso, cosa ha significato per loro. Mi sarebbe piaciuto capire come può essere migliorata e perfezionata. Ma vedo che ha prevalso una logica differente. Al confronto e al dibattito si è sostituita la logica della fretta, della poca chiarezza e della conta.

Perché c’è poca chiarezza?
Faccio degli esempi. Il primo. Il Municipio ha distribuito un opuscolo che definisce il Bilancio partecipativo “un processo consistente nella possibilità di decisione da parte dei cittadini sulle scelte e le priorità di intervento di questa amministrazione in ambiti cruciali quali: lavori pubblici, mobilità, viabilità, riqualificazione di spazi verdi, attività culturali”. Tradotto significa: l’assemblea del Bilancio partecipativo decide per una quota delle risorse da destinare a questi settori. Cosa significa? A me risulta che il Bilancio partecipativo, e non potrebbe essere diversamente, ha valore sperimentale e non vincolante per le scelte dell’amministrazione. Eppure il Presidente del Municipio in una lettera pubblicata sul “Corriere della Sera” la scorsa estate ha parlato di scelte vincolanti e non puramente consultive di questo organo. A me risulta che le cose stiano diversamente. Ho partecipato all’assemblea del quartiere Garbatella che individuava le priorità di intervento da portare all’assemblea del Bilancio partecipativo per il nostro quartiere. A parte la circostanza non trascurabile che a quell’assemblea hanno “partecipato” non più di 30 persone (compresi i portavoce), non mi sembra che si sia parlato mai di realizzare una pista ciclabile. Oggi leggo, sempre nell’opuscolo, che uno degli interventi che verrà realizzato grazie alle proposte del Bilancio partecipativo sarà proprio quello della pista ciclabile.

Secondo te, che cosa bisogna fare per migliorare questo strumento?
Servono alcune fondamentali e sostanziali modifiche. Un regolamento discusso e approvato dal Consiglio municipale (e quindi da tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione) che ne stabilisca procedure, modalità, un sistema cioè di regole e di garanzie. Oggi questo regolamento manca. Serve un indirizzo politico preciso: le decisioni prese dall’assemblea del Bilancio partecipativo hanno valore consultivo e non vincolante. Questo non per sminuire l’importanza in futuro del Bilancio partecipativo ma proprio per aumentarne le potenzialità. Un po’ di buon senso: soltanto un processo reale, non verticistico, non calato dall’alto come sta avvenendo oggi, ma che nasca dalla pratica di molti anni di lavoro, dall’esperienza, dalla formazione e dall’informazione di moltissimi cittadini, che via via coinvolga sempre più persone, associazioni, potrà divenire in prospettiva uno strumento non consultivo. Questo anche per tutelare le decine di migliaia di persone che ancora oggi non sanno cos’è. Occorre poi che i portavoce delle assemblee siano realmente tali: oggi io e gli altri siamo portavoce di un’assemblea che non è tale per i motivi che ho già spiegato prima. E poi serve chiarezza, tanta chiarezza: non è un caso che molte persone che l’anno scorso hanno fatto la scelta di divenire portavoce quest’anno non si sono ricandidati. Se non si sa che cosa si va a fare si genera frustrazione. Da quello che dici, sembra che tu non abbia molta fiducia nel Bilancio partecipativo.
No, io credo tantissimo in questo strumento. Ma ho paura. Paura che la voglia (comprensibile, ma pericolosa) di essere i primi a far partire questo strumento e di dire poi “noi lo stiamo facendo” ignori del tutto il significato profondo di partecipazione. Ci pensa già questo governo a ridurre gli spazi di democrazia, di libertà, di partecipazione sociale. Un ottimo strumento come il Bilancio partecipativo, se mal gestito e attuato, rischia di allontanare dalla politica attiva chi con passione e senza secondi fini oggi si candida a farne parte. Partecipazione sì, ma reale, effettiva, costruita dal basso con un sistema chiaro di regole e di garanzie per tutti quelli che vogliono partecipare. Con queste idee mi voglio confrontare con gli altri portavoce, non per azzerare il tutto, ma per ripartire con uno spirito e un metodo opposto a quello, purtroppo, fino ad oggi attuato. Ho fiducia perché confido nell’intelligenza e nella sensibilità di chi oggi governa il Municipio.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 1 – Febbraio 2004

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