Sui banchi di scuola a Villa IX Maggio

di Antonietta Tiberia

Ricordi di via Spinola : tra la succursale dell’Istituto magistrale Margherita di Savoia e il convitto Vittorio Locchi, per le orfane dei postelegrafonici

C’era una volta, alla Garbatella, villa IX Maggio, chiamata così per celebrare la data della fondazione dell’Impero d’Etiopia di Benito Mussolini.  Ma, per ragioni anagrafiche, siamo rimasti in pochi a ricordare che in via Carlo Spinola 11, all’interno di un grande parco, c’era una villa con questo nome, inaugurata il 28 ottobre 1936.

Chi l’avrebbe mai detto che, a vent’anni dalla sua costruzione, l’avrei frequentata?

Però non facevo parte della gente elegante invitata lì alle feste del passato Regime: io ci andavo a scuola. Ci ho frequentato la succursale dell’Istituto Magistrale Margherita di Savoia, dal 1955 al 1959.

All’interno del vasto parco c’erano (e ci sono ancora, anche se hanno subito modifiche) due costruzioni dell’edilizia tipica del Ventennio fascista: una in mattoni rossi (il convitto Locchi)  e una, intonacata in giallo, che ospitava la scuola.

Il convitto era riservato alle figlie di dipendenti postali, in prevalenza orfane. Era intitolato al poeta Vittorio Locchi, toscano, dipendente dell’amministrazione postale, poi tenente della Posta militare, morto nel 1917 per il siluramento del Minas, che trasportava contingenti italiani a Salonicco.

Le convittrici provenivano da ogni parte d’Italia, anche dai paesini più sperduti del Nord. Le classi, tutte femminili, erano composte quindi da alunne esterne ed alunne interne (erano quindici), che indossavano dei camicioni a quadretti bianchi e azzurri. Le esterne indossavano il grembiule nero. Io invece l’avevo voluto blu, perché il colore si adattava meglio a quelli delle convittrici: allacciato dietro, col colletto in tinta, era quasi un vestito, cucito su misura da una cugina sarta; mi stava bene addosso e ne ero molto orgogliosa.

Istituto magistrale “Margherita di Savoia”anno scolastico 1958 - 1959
Ragazze attorno al pozzo che dava aria al bunker

Le aule erano spaziose, con grandi vetrate dalle quali si poteva vedere la costruzione di un tratto della sottostante Circonvallazione Ostiense. C’era una magnifica biblioteca, che ovviamente frequentavo con assiduità, e una grande palestra con tutte le attrezzature: la spalliera, il cavallo,  l’asse d’equilibrio, il quadro svedese… All’esterno c’era un’area per il salto in lungo, il salto in alto,  la pallacanestro. C’era anche (ma allora noi studentesse non lo sapevamo) lo sfiatatoio del bunker sottostante: i fruitori della villa sapevano come proteggersi dalle minacce della guerra in cui avrebbero trascinato i cittadini inermi.

Le ragazze interne, che avevano le famiglie lontane e non potevano uscire, a volte desideravano consolarsi con qualcosa di dolce: e io compravo per loro i biscotti desiderati, o portavo da casa un boccone diverso, le ciambelle pasquali sciroppate che si fanno in Ciociaria, i fichi appena raccolti, o l’uva fragola dolce. Oppure ero incaricata di spedire a casa qualche lettera, senza che passasse al vaglio della direttrice. Non sono mai stata tanto popolare a scuola come in quel periodo! Naturalmente non mancavano gli screzi, specialmente quando c’era compito in classe di latino e le convittrici si passavano le versioni già fatte, copiate dal libro adottato dall’istituto, che era sempre lo stesso.

Istituto magistrale “Margherita di Savoia”anno scolastico 1958 - 1959
Istituto magistrale “Margherita di Savoia” anno scolastico 1958 – 1959

Quando frequentavo la villa, si entrava soltanto da via Carlo Spinola, e per arrivarci, dal lotto 23 dove abitavo, il tragitto era piuttosto lungo e senza mezzi di trasporto: via degli Armatori, via Passino, via Rho, via de Jacobis, via S. Lorenzo da Brindisi e infine la salita di via Spinola. Quindi si procedeva all’interno, nel viale del parco, per poi riscendere. Al ritorno, chiacchierando con le compagne, magari si girava per via Massaia, per poi risalire via Roberto De Nobili: una bella passeggiata, due volte al giorno! Poi finalmente fu aperto un altro ingresso, in basso, al quale si accedeva da via Francesco da Pennabilli, e il tragitto si accorciò.

Il Convitto chiuse nel 1977 e anche l’Istituto Magistrale lasciò l’edificio giallo (il suo destino era segnato: nel 1998 un cambio di ordinamento scolastico lo trasformò in Liceo delle Scienze Umane). Al suo posto venne la scuola elementare Alonzi, una volta ospitata in un piccolo edificio di piazza Giovanni da Verrazzano, angolo via Pigafetta. Chissà che fine avrà fatto quella stupenda biblioteca! Minacciata di sfratto nel 2002, dopo una sommossa popolare il Comune di Roma acquisterà l’edificio, giusto in tempo per l’inizio del nuovo anno scolastico.

Il Convitto, invece, nel 2010, dopo la soppressione per incorporazione dell’Istituto Postelegrafonici, diviene di proprietà dell’Inps.  Ora viene chiamato Convitto Locchi o Palazzo Mazzoni, dal nome dell’architetto futurista del Regime che lo aveva concepito. Nel cortile (d’estate) o nel salone (d’inverno) si tengono, a pagamento, concerti della Roma Tre Orchestra.

Oggi è un bene sottoposto a vincolo monumentale, e del Convitto Locchi resta solo un’insegna in pietra accanto a un cancello che si apre solo a chi ha titoli per oltrepassarlo.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Dicembre 2025/numero 70, pag. 4]

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