Va in scena “L’Albergo rosso”

Va in scena “L’Albergo rosso”
Il dramma, ambientato negli anni 30 del secolo scorso, di una famiglia deportata alla Garbatella dalla demolita Spina di Borgo. Da gennaio al teatro La Cometa
di Gianni Rivolta

L’Albergo rosso va in scena a teatro.
Già, è proprio così, il più famoso degli Alberghi suburbani della Garbatella, costruiti tra il 1926 e il ’29 su progetto dall’architetto Innocenzo Sabbatini, è diventato il soggetto di una pièce teatrale che è in cartellone al teatro della Cometa dal 31 gennaio fino al 19 febbraio prossimi.

Va in scena “L’Albergo rosso”
Il dramma, ambientato negli anni 30 del secolo scorso, di una famiglia deportata alla Garbatella dalla demolita Spina di Borgo. Da gennaio al teatro La Cometa
di Gianni Rivolta

L’Albergo rosso va in scena a teatro.
Già, è proprio così, il più famoso degli Alberghi suburbani della Garbatella, costruiti tra il 1926 e il ’29 su progetto dall’architetto Innocenzo Sabbatini, è diventato il soggetto di una pièce teatrale che è in cartellone al teatro della Cometa dal 31 gennaio fino al 19 febbraio prossimi.
“L’Albergo rosso” è la storia di una famiglia di una Roma che non c’è più. Una coppia con figli e giovane nuora a carico, in seguito agli sventramenti della Spina di Borgo, è costretta a trasferirsi coattamente alla Garbatella. Siamo nel 1936, il piccone di Mussolini si abbatte inesorabilmente sulle prime case di Borgo, che verranno tutte demolite nell’arco di due anni.
Il padre (Ninetto Davoli, famoso protagonista di diverse pellicole di Pasolini), un orologiaio con una affermata clientela persino tra monsignori e cardinali in Vaticano, vive il dramma dell’abbandono della casa e della bottega.

 Lo aspetta, in età avanzata, una nuova vita e un futuro denso di incertezze. La sua casa sta per essere demolita per fare spazio alla grandiosità di Via della Conciliazione.
Bisogna andarsene. Caricare mobili e masserizie su un camion, paga tutto il Governatorato.
Stipati i propri mobili nei magazzini, tra le misere camere dell’Albergo del popolo, senza lavoro, la famiglia sopporterà l’umiliazione della chiusura della stanza per morosità da parte del direttore fascista. Non sono bastate le promesse e le intercessioni di un viscido milite fascista, vagamente interessato alla giovane figlia. Saranno costretti a scendere ai seminterrati nelle stanze senza luce e senza finestre esterne.
Nell’inferno delle “camere oscure” vive già una moltitudine proletaria di diseredati, ma tra loro come in una favola c’è anche “Mao miao” (personaggio realmente esistito), così era chiamato dagli “albergaroli” un principe turco in esilio, perennemente vestito di bianco e con un discreto portafoglio.
Il giovane figlio dell’orologiaio lo deruba nottetempo e con i soldi pagherà i debiti, consentendo ai familiari di risalire ai piani superiori.
La regia è di Federico Vigorito, il testo di Pierpaolo Palladino, scrittore teatrale romano, che nel 2004 con questa opera vinse il premio Riccione. Palladino non è nuovo alla Garbatella. In diverse occasioni, infatti, collaborò alla stesura di testi messi in scena al teatro Palladium.
E’ da lì che nacque in lui la passione e il legame con il vecchio quartiere Iacp.
Per metà gennaio è previsto nel quartiere l’organizzazione di un convegno con la partecipazione di urbanisti e storici.
In tale occasione, oltre all’allestimento di una mostra fotografica con immagini d’epoca, verrà anche proiettato il documentario realizzato da Teleroma 56 con interviste agli attori e agli anziani “albergaroli”, testimoni di quella esperienza ancora viva nei ricordi degli abitanti.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 8 – Dicembre 2011

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