Ricordo di Valerio Stella morto sul campo di calcio

Ricordo di Valerio Stella morto sul campo di calcio

Giovane promessa del calcio capitolino, colpito da malore, nelle commosse parole dello zio Remo

Anche a distanza di qualche mese non è per niente facile (e non lo sarà mai) raccontare della morte di Valerio, dei suoi sogni infranti e del vuoto che ha lasciato.
Forse ricorderete che della scomparsa di Valerio Stella, giovane promessa del calcio capitolino, nato e cresciuto alla Garbatella, si era già parlato nel precedente numero di “Cara Garbatella”. La redazione aveva generosamente trovato il tempo e lo spazio, anche se il giornale era proprio in fase di stampa, per pubblicare la notizia. Il 2 aprile scorso, mentre giocava quella che sarebbe stata la sua ultima partita di calcio, in seguito ad un malore improvviso Valerio si accasciava sul terreno e di lì a poco sarebbe morto.
Valerio StellaQui non voglio fare la cronaca di quella giornata che per i genitori, per noi parenti e per gli amici è stata una giornata che ci ha segnato tutti.
Voglio invece ricordare il Valerio ragazzo, pieno di speranze e sogni, calciatore, studente ma soprattutto nipote.
Lo sport e Valerio sono stati un tutt’uno. Sin dall’inizio della sua vita sempre appoggiato e seguito da mamma Maruska e papà Roberto. I genitori, con la giusta sensibilità, lo avevano indirizzato inizialmente alla pratica del nuoto sin dall’età di 3 anni. Quando Valerio ha lasciato il nuoto per dedicarsi al calcio aveva raggiunto i brevetti previsti per la sua età.
Aveva poi scelto il calcio come lo sport della sua vita e a 6 anni aveva iniziato frequentare la scuola calcio.
Di lì in avanti il suo talento e la sua passione lo avrebbero portato a vestire la casacca di diverse squadre romane, compresa la squadra che porta il nome del nostro quartiere, in un crescendo di successi e soddisfazioni.
Ma non siamo qui per fare l’elenco delle squadre con cui ha giocato, dei maestri di sport che ha avuto magari dimenticandone qualcuno. Mancino naturale si era subito distino nel ruolo di difensore, riuscendo a coprire con grande capacità sia quello di centrale difensivo che quello di terzino di fascia. Come tanti altri ragazzi che praticano il calcio aveva calcato i campi sportivi di tutta Roma, venendo a contatto con tanti altri ragazzi che come lui amano lo sport e i suoi valori postivi.
Poi c’era la scuola dove Valerio si era affermato per la sua intelligenza e per la sua capacità comunicativa. Le lingue estere erano il suo pallino e le materie dove meglio riusciva. Da grande sognava di frequentare l’Università delle Scienze Motorie e diventare anche lui un maestro di sport.
Sembrano frasi scontate ma Valerio era amato da tutti e tutti lo cercavano per la sua amicizia, per passare un po’ di tempo insieme, sia i compagni del calcio che di scuola. Assieme a quei ragazzi Valerio ha condiviso le esperienze della sua breve adolescenza. Ed in tutto questo Roberto e Maruska sempre presenti, partecipi, pronti ad accompagnarlo a destra e manca, a sostenerlo nei momenti difficili. Di che squadra era Valerio? Naturalmente tifava per la Roma. Roberto e Maruska, i suoi genitori, avevano seminato assai bene. L’amore di Valerio per i colori giallorossi si manifestava in tanti modi, dalla presenza alle partite della “Magica” a cui Roberto spesso lo portava, al completino da calciatore con i colori dell’amata squadra che anche lui come tanti bambini hanno indossato. Ricordo che quando la Roma vinse lo scudetto nel 2001 per lui, seppur bambino,come per tutti noi tifosi giallorossi fu l’apoteosi della felicità.
Tutti coloro che lo hanno conosciuto non hanno potuto far altro che amarlo. E queste persone erano davvero tante da non poter stare tutte dentro la chiesa di S. Filippo Neri il giorno del suo funerale. Non c’è altro da aggiungere se non dire che il suo ricordo sarà sempre con noi.

Zio Remo

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 Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 11 – Ottobre 2015

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