Quel cinema-teatro, il gioiello della Garbatella

di Anna Di Cesare

Un teatro, un cinema, una sala per musica dal vivo: in quasi un secolo di attività il Palladium ha cambiato mille volti, proprio come lo storico quartiere che tuttora gli gravita attorno.

Edificato nel 1929 su progetto dell’architetto Innocenzo Sabbatini, il monumentale edificio in stile liberty si inserisce all’interno di una borgata in piena espansione. Nello stesso anno vengono infatti completati i Bagni Pubblici e piazza Bartolomeo Romano, il salotto buono della Garbatella, si anima di una serie di storiche attività commerciali come il barbiere Zamiol, l’edicola della sora Amelia, la pompa di benzina e la tabaccheria Scialanga, il bar Foschi. “Fu proprio la compagnia teatrale di mio bisnonno Umberto Capece, dove aveva esordito il giovane Totò – ci racconta in occasione del Centenario del quartiere l’eurodeputato Massimiliano Smeriglio – a debuttare al cinema Garbatella. Capece era Pulcinella e con lui recitò anche la moglie Elodia Gaglioni”.

Sembrano lontani i tempi in cui la borgata giardino si limitava a cinque lotti a ridosso di Piazza Benedetto Brin, un agglomerato di abitazioni senza nemmeno un toponimo definitivo (Concordia? Remuria? come suggeriva il regime, o forse il più diffuso e ormai popolare Garbatella?). Adesso in piazza Bartolomeo Romano corre la prima linea di tram – cui se ne aggiungerà un’altra alla fine degli anni ’40 – e il cinema-teatro già rappresenta un luogo nodale di aggregazione, l’unico centro culturale a disposizione di una comunità che anno dopo anno si fa sempre più viva e coesa.

Le proiezioni domenicali sono un evento. I ragazzi vengono anche da Tormarancia, una folla di lavoratori, bambini e famiglie si dirige verso l’unico svago disponibile in un quartiere gravato da lunghe giornate lavorative, condizioni economiche precarie, abitazioni senza bagni.

È in un ambiente sociale come questo che nasce l’orientamento politico che ha sempre caratterizzato la borgata giardino: basta pensare che il giorno stesso dell’inaugurazione del cinema-teatro Garbatella, si levano dalla platea fischi di protesta nei confronti del propagandistico cinegiornale Luce. Lo stesso giorno un gruppo di giovani fascisti non ottiene dal direttore di entrare gratis alla proiezione e lo minacciano di ritorsioni, di domarlo come hanno fatto con la Garbatella. Nei confronti del Duce fioriscono le manifestazioni di scontento – vengono rinvenuti in quegli anni manifesti inneggianti Matteotti, copie clandestine dell’Unità – che si intensificano a causa del giro di vite rappresentato dall’emanazione delle leggi speciali del ’26.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre, i sentimenti antifascisti deflagrano. Attività partigiane ripetute rendono Garbatella e Ostiense tra i quartieri più resistenti di Roma: lo stesso Palladium rimane coinvolto. Il 6 dicembre 1943 dal tetto della sala, aperto per consentire il ricambio d’aria, piovono volantini del movimento comunista Bandiera Rossa. Poco dopo, il 3 aprile 1944, a seguito di un’anonima delazione, viene scoperto un deposito d’armi proprio dietro lo storico teatro, all’interno del lotto 12. Al termine del conflitto mondiale l’atmosfera si distende, anche se solo in apparenza. Da una parte proliferano i cantieri lungo via Ostiense e via Cristoforo Colombo, conferendo a Garbatella l’aspetto che oggi conosciamo e inserendola a pieno titolo nella tessitura metropolitana dell’Urbe. D’altra parte, il Palladium diventa testimone muto di una delle giornate più pregnanti nella storia collettiva del quartiere. Il 26 maggio 1970, mentre all’Eur è convocato il consiglio generale della Nato, mentre nel mondo cresce la protesta contro la guerra in Vietnam, una manifestazione guidata dai movimenti dell’estrema sinistra si spinge fino a piazza Bartolomeo Romano. Gli scontri hanno luogo proprio davanti all’armoniosa architettura del teatro, coinvolgendo attivamente anche numerosi cittadini.

Intanto cresce il disagio. È un periodo difficile, segnato dalla piaga dell’eroina e del degrado. Il Palladium è declassato prima a cinema a luci rosse, emblema dello squallore e dell’abbandono delle periferie, poi a sala per musica dal vivo. Ciononostante, non demorde. Non perde il suo valore aggregativo: è qui che i cittadini si riuniscono, è qui che si riconoscono. Come il 6 maggio 1988, quando oltre mille persone si riuniscono all’interno dello storico teatro per discutere il problema del degrado delle abitazioni e degli affitti. Poco dopo, nel ’91, entra in vigore una legge regionale che mette in vendita 2.350 alloggi Iacp (Istituto Autonomo Case Popolari), dando una svolta alla vita di molti “garbatellani”.

Il Palladium ha attraversato il secolo scorso quasi per intero e ne ha rappresentato, di riflesso, i momenti salienti. Il 4 dicembre 2001 si chiude un intero capitolo della sua storia. E se ne apre un altro: lo storico teatro di Garbatella passa alla Terza Università romana, sotto il rettorato di Guido Fabiani, ospitando attività rivolte all’ateneo e alla cittadinanza.

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