Nei suoi quadri un mondo di sentimenti e di magia

La Garbatella interpretata dal pittore Gianni Tambone

Nei suoi quadri un mondo di sentimenti e di magia

Il fascino metafisico delle stradine del quartiere. Gli oggetti inanimati: composizioni di linee, forme, colori

di Francesca Vitaliani

Parlare con Gianni Tambone significa spaziare in poco più di un’ora dalla musica jazz alla pittura, dalle poetiche artistiche all’amore per l’insegnamento, dalla curiosità per la diversità umana all’interesse per la cultura e la conoscenza.
Nato a Marino nel 1957, Gianni Tambone si trasferisce a Roma …..

Nei suoi quadri un mondo di sentimenti e di magia

Il fascino metafisico delle stradine del quartiere. Gli oggetti inanimati: composizioni di linee, forme, colori

di Francesca Vitaliani

Parlare con Gianni Tambone significa spaziare in poco più di un’ora dalla musica jazz alla pittura, dalle poetiche artistiche all’amore per l’insegnamento, dalla curiosità per la diversità umana all’interesse per la cultura e la conoscenza.
Nato a Marino nel 1957, Gianni Tambone si trasferisce a Roma dopo qualche anno. Abita fin dall’inizio vicino alla Fiera di Roma, poi, si sposta sulla Circonvallazione Ostiense, zona limite di Garbatella, ma è il nostro quartiere che egli vive per l’attività politica e per le prime esperienze artistiche: “Negli anni ’70 organizzai alla ‘Villetta’ una delle prime mostre nelle quali coinvolsi i miei compagni dell’Istituto d’Arte di San Paolo.
All’epoca, Garbatella contava poche espressioni culturali e la mostra divenne un forte momento di aggregazione per i giovani”.

Aereoplani: un’opera del pittore Gianni TamboneSebbene Gianni abbia gestito degli studi artistici nei quartieri Tuscolano e Quarto Miglio, le stradine della Garbatella continuano ad essere per il nostro artista un motivo di intensa riflessione artistica ed interiore: “Il loro fascino metafisico, i richiami all’opera di De Chirico, la luce che al tramonto proietta l’ombra degli alberi sulle pareti degli edifici, il colore del cielo diventano
un viaggio artistico e personale che mi riporta al silenzio, alla sospensione del tempo”. Una quiete dell’anima indispensabile per dipingere.
La pittura è un linguaggio che Gianni scopre casualmente fin dalla prima giovinezza, quando un professore della scuola statale “Alessandro Severo” lo aiuta ad intraprendere un percorso personale ed artistico.
Seguono le prime mostre collettive e personali e il periodo di formazione all’Accademia. I soggetti privilegiati da ritrarre, gli oggetti inanimati: “Quando in studio compongo le mie cose, e le compongo davvero, non sto pensando se metto una cesta o un ramo spezzato come tali, per me sono linee, forme, colori. Ragiono in questi termini e l’insieme mi deve dare la cifra di qualcosa che voglio dire o che voglio trasmettere.
Così, alla fine, da una cesta, da una conchiglia e da un cardo investiti da luci e ombre emerge un mondo di sentimenti e di magia”.
Lo studio comincia ad andare di pari passo con l’insegnamento dagli anni ’80, quando entra come professore nelle realtà residuali delle classi differenziali di Testaccio. Il ruolo di professore precario lo impegna a non fossilizzarsi mai in contesti scolastici specifici e gli consente di conoscere ambienti sempre nuovi. Seguono, così, le esperienze a Civitavecchia, a Ladispoli, a Roma presso le scuole “Poggio Ameno”, alla Montagnola e alla “Vivaldi” a Garbatella e, poi, a Colleferro.
Agli inizi del 2000, poi, insegna per due anni nel carcere di massima sicurezza di Civitavecchia, dove era stata attivata una sezione distaccata dell’Istituto d’Arte locale. L’impatto è forte, da subito: “Questo sbattere continuo, questo gridare ordini, questa sensazione di chiuso, la puzza del cucinato quando arrivavi, la predominanza indiscussa del bianco e del grigio…I primi tempi sono stati difficili, ma intensi i rapporti con gli allievi: erano famelici di conoscere e noi insegnanti eravamo il loro unico punto di riferimento con l’esterno e l’unico modo che essi avessero per sentirsi ancora esseri umani”.
L’esperienza dell’insegnamento e del contatto con realtà sempre diverse spinge Gianni Tambone a delineare una poetica artistica ricalcata sulla condivisione. L’arte diventa così un linguaggio condiviso da un gruppo, un insieme di segni che attivano la comunicazione dell’individuo con se stesso e con gli altri per arrivare al suo e all’altrui benessere interiore. 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 3 – Maggio 2006

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