È il 19 luglio 1943. Nonostante la calura soffocante, Ernesta cammina lungo via dei Sabelli, una mano sul ventre che custodisce una vita pronta a nascere. Il parto è vicino, ma bisogna pur mettere qualcosa da mangiare in tavola. Alle undici il cielo si fa minaccioso. Le sirene antiaeree squarciano la quiete: Roma, fino a quel giorno, non aveva ancora conosciuto la furia dei bombardamenti. Lo scalo ferroviario di San Lorenzo viene colpito per primo, poi le esplosioni si allargano travolgendo strade e palazzi. Macerie, polvere, urla: tremila morti, oltre undicimila feriti. Ernesta è lì, nel cuore della zona più martoriata. Scompare tra la confusione e per tredici ore nessuno sa nulla di lei. Solo nella notte, tra le rovine fumanti, viene ritrovata: sconvolta ma viva. E dentro di lei, miracolosamente, anche la bambina resiste. Nonostante tutto, Ernesta riesce a portare a termine la gravidanza. L’8 agosto, all’Ospedale dell’Infanzia e Maternità di viale Angelico, stringe finalmente tra le braccia la sua bambina: Maria Cacioli.
Questa è solo una delle tante pagine della vita di Maria, raccolte nel libro Questa è la mia storia, pubblicato postumo nel febbraio 2025. Maria si è spenta il 23 dicembre 2024, ma grazie al ritrovamento dei suoi diari la sua voce continua a parlare, consegnando memorie e riflessioni non solo ai familiari, ma a tutti noi. Il libro ripercorre la sua infanzia, l’incontro con Mario — il futuro marito e compagno di una vita intera — e la grande passione per il canto, che la portò a partecipare a concorsi importanti come il Festival degli Sconosciuti, il concorso Tito Schipa e persino ai provini della RAI di via Asiago. Conobbe Pippo Baudo, Teddy Reno, Rita Pavone, Gianni Morandi. Eppure, in queste stesse pagine, Maria racconta la scelta che cambiò il suo destino: preferire la famiglia a una carriera artistica che sembrava pronta ad aprirsi davanti a lei. C’è poi la storia del trasferimento alla Garbatella, il quartiere che l’accolse e dove visse vent’anni, nel lotto 42 — meglio conosciuto come l’Albergo Rosso — dove si stabilì nel 1963, appena sposata con il suo “Mariuccio”. Qui la sua vita si intrecciò con passioni, quadri, colori e con le emozioni quotidiane, fatte di gioie e inevitabili amarezze. Conosciuta da tutti come una donna amabile e generosa, seppe trasmettere il suo amore ai familiari e a chiunque la incontrasse. Negli anni della maturità scoprì anche la passione per la pittura, che le regalò nuove soddisfazioni. Partecipò a concorsi italiani e internazionali, ricevette riconoscimenti da diverse istituzioni artistiche e, avvicinandosi alla corrente naïf, giunse a realizzare opere di rilievo. Tanti sono i pensieri e i ricordi che prendono forma in questa pubblicazione, fortemente voluta dalla figlia Sabrina e dalla nipote Carlotta. Dalle pagine del libro emerge tutto l’affetto che ancora lega tre generazioni di donne, anche se una di loro non è più in vita ma continua a vivere nei loro cuori.
[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Ottobre 2025/numero 69, pag. 6]






