“La volpe e l’uva”: era la nostra osteria

1983-1986: il vecchio amato locale di Via Giovanni Ansaldo

“La volpe e l’uva”: era la nostra osteria

Una pazza avventura tra vini, birre e stuzzichini
Ricordi di Nicola Cozza

In Via Ansaldo 5 c’era una vecchia mescita di vino sfuso. Il locale era un seminterrato, arredato in modo semplice, con piccoli tavolini e sedie di legno. La parete di fondo era totalmente occupata da tre grandi contenitori rettangolari costruiti in cemento armato, con un grande rubinetto sul fondo.
Da questi il vino veniva versato dentro quattro piccoli …..

1983-1986: il vecchio amato locale di Via Giovanni Ansaldo

“La volpe e l’uva”: era la nostra osteria

Una pazza avventura tra vini, birre e stuzzichini
Ricordi di Nicola Cozza

In Via Ansaldo 5 c’era una vecchia mescita di vino sfuso. Il locale era un seminterrato, arredato in modo semplice, con piccoli tavolini e sedie di legno. La parete di fondo era totalmente occupata da tre grandi contenitori rettangolari costruiti in cemento armato, con un grande rubinetto sul fondo.
Da questi il vino veniva versato dentro quattro piccoli recipienti di ceramica bianca, dai quali si attingeva per servire il vino ai clienti. Il locale disponeva anche di una zona esterna, con alcuni alberi e verdi siepi, attrezzato con tavoli e panche. Durante l’estate era un piacevole ritrovo per chi amava bere un bicchiere di vino fresco insieme con qualche sfizio, spesso portato da casa. A Via Ansaldo il vino scorreva rallegrando gli animi, come in una “fraschetta” dei Castelli. Alcuni vecchietti, clienti fissi dal naso un po’ rosso, passavano intere giornate affogando nel vino e nelle chiacchiere i loro anni residui.
Successivamente nella gestione subentrò un gruppo di giovani che trasformò la mescita sfusa in enoteca, con vini, birre, stuzzichini, piatti freddi e musica dal vivo. L’enoteca, denominata “La Volpe e l’Uva”, divenne un ritrovo particolare, un punto di riferimento per chi voleva trascorrere alcune ore serene, in un ambiente diverso dai locali tradizionali. Fu anche un punto di incontro di esponenti politici che apprezzavano l’originalità della struttura e del menù.
Renato Nicolini, famoso assessore che creò l’Estate Romana, ne parlò per radio, indicandolo come una idea nuova, caratteristica, all’interno di un quartiere storico e interessante come la Garbatella.
Un giorno Luigi, un caro amico che gestiva con altri “La Volpe e l’Uva”, mi invitò ad andarlo a trovare. Accettai l’invito e andai da lui verso le sei di un pomeriggio nel quale la curiosità di vederlo all’opera come oste fu più forte di ogni altro impegno. Mi accolse con la sua naturale allegria. Mi fece accomodare nella sala grande, piena di tavoli e sedie che aspettavano i clienti serali e andò nella dispensa a prendermi qualcosa di buono da bere. Sbucò dalla cucina con una bottiglia di vino di grande pregio. Un rosso piemontese secco e forte che subito travasò, da grande sommelier, in una caraffa per farlo ossigenare. Subito dopo si allontanò per organizzare il menù serale.
Restai solo, seduto al tavolino, al centro della sala, di fronte ad un bicchiere di vino forte. Dopo alcuni assaggi a stomaco vuoto, in quell’orario insolito, la testa si era un po’ appesantita. Mi sentivo come un alcolizzato cronico che non poteva fare a meno del suo bicchiere in qualsiasi ora del giorno.
Luigi, ogni tanto, appariva, si assicurava che tutto andasse bene, sottolineava la bontà del vino – Buono vero? – e ritornava in cucina. Restai un certo tempo seduto al tavolino, con sensazioni insolite, guardando fisso il fondo del bicchiere come un ubriaco che riflette, sconsolato, sulla vita. Poi mi alzai e andai da Luigi sempre più impegnato ad organizzare la serata. Lo salutai, con mille auguri per la sua attività ed andai via.
Nei giorni successivi parlammo ancora dell’enoteca. Luigi mi sollecitò a subentrare come socio. Ne parlai con Enzo, il grande amico di sempre. Potremmo caratterizzarla! – dissi – organizzarci musica dal vivo! (era sempre stata la mia passione). E’ anche un modo per frequentarci di più; la vita di oggi, con i suoi ritmi, rende difficile vivere anche l’amicizia.
L’idea, insomma, ci stuzzicava e alla fine decidemmo di entrare nella società. L’avventura, tale fu, ebbe inizio. Da parte mia e di Enzo c’era rispetto professionale verso gli altri due soci. L’enoteca – dicevano – cammina da sola, come un orologio! In realtà non riuscimmo a calcolare quanti minuti perdeva, ogni giorno, l’orologio. Le nostre esperienze in materia erano zero. Il nostro primo impegno fu servire ai tavoli: prendere gli ordini, portarli in cucina, ricevere i piatti preparati e consegnarli ai tavoli. Fu un mezzo disastro!
Ancora oggi, quando vedo i camerieri nei ristoranti, che prendono ordinazioni per dieci o più persone, li guardo con ammirazione: li considero dei geni! Ho ricordi indelebili di quegli anni e delle varie situazioni vissute. Ne rievocherò nei prossimi numeri del giornale, per riviverli insieme ai nostri lettori.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Luglio 2008

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