La rassegna “Teatri di vetro” negli spazi del quartiere
di Federica Zampa
La sezione esterna della rassegna “Teatri di vetro” già nel 2007 ha portato azioni sceniche nei cortili, nei giardini, negli spazi aperti della Garbatella. In questa seconda edizione le performance sono state di più.
A partire da queste esperienze, l’incontro – promosso …..
La rassegna “Teatri di vetro” negli spazi del quartiere
di Federica Zampa
La sezione esterna della rassegna “Teatri di vetro” già nel 2007 ha portato azioni sceniche nei cortili, nei giardini, negli spazi aperti della Garbatella. In questa seconda edizione le performance sono state di più.
A partire da queste esperienze, l’incontro – promosso dalla Casa del Municipio XI-Urban Center, tst, Rialtosantambrogio e coordinato da Luca Arnaudo – ha attivato un confronto sulle interpretazioni dei luoghi proposte da figure diverse: attori e registi, ma anche studiosi della città, antropologi, critici d’arte. Un confronto tra sguardi dentro la città, dentro i suoi frammenti. Che cosa producono queste esperienze, abbiamo chiesto agli intervenuti.

Costruiscono spazi, anche momentanei, del pubblico? Modificano pratiche d’uso? Ci aiutano a capire qualcosa di più sulle forme dell’abitare contemporaneo?
Per Roberta Nicolai, organizzatrice della rassegna, fare teatro negli spazi aperti significa trasformare un pezzo di città in una “cittadella dello spettacolo”. In questo la Garbatella esprime una sua qualità specifica: risponde con la pluralità dei propri spazi alla pluralità dei linguaggi e delle estetiche.
Del teatro come esperienza “nomade”, di transito su luoghi dall’identità che si rinnova o si inventa nel corso dell’evento artistico, hanno parlato Giordano Giorni di Giano, Alessandra Ferraro di Margine operativo, Daniele Vazquez e Laura Martini di Luoghisingolari.
Per Giano, agendo in spazi urbani come un cortile o uno stenditoio, la tessitura dello spettacolo incorpora pezzi di storia, frammenti di vita quotidiana.
Imprevisto, il contesto irrompe nella partitura scenica e produce singolari alleanze. La stessa esperienza è vissuta da Margine operativo nei luoghi di passaggio della metropoli. In azioni studiate per svilupparsi, su tempi lunghi, nella stazione di una metropolitana, la magia del casuale irrompe dall’ibridazione tra eventi random e struttura del testo teatrale. Il “dentro” e “fuori” dai confini, l’attraversamento delle soglie è sperimentato da Luoghi singolari nelle case del Pigneto, nel corso del progetto “Alma Dromestica”.
Entrare ed uscire liberamente dalle case, utilizzare le cose in esse contenute, allude ad una nuova società post capitalistica. L’habitat domestico non rappresenta più l’appropriazione esclusiva di uno spazio, diviene un luogo ibrido che sovverte le categorie di privato e pubblico.
Il teatro come pratica di ascolto delle società locali è il progetto che Pino di Buduo con Potlach ha portato avanti in un piccolo centro come Fara Sabina o nei dintorni di Klagenfurt. Ascoltare per giorni il territorio per aiutare gli abitanti a vedere una città che non avevano mai visto prima. Ma anche per scoprire corrispondenze e sorprendenti consonanze, magari nascoste da abissali distanze geografiche, come fa Andrea Satta (Têtes de Bois) con il progetto sul 41° parallelo e con il libro, appena uscito, “Avanti Pop”.
Perché, come ha precisato nel suo intervento conclusivo Ilaria Vasdeki, se l’arte ha una responsabilità è quella di far emergere cose, sostanza, significati dai luoghi.
Copyright
tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Luglio 2008





