Enzo Foschi, uno di noi, candidato alle Regionali
La politica della gente, fatta per tutta la gente
di Paquale Navarra
Chi fa per la prima volta la conoscenza di Enzo Foschi può essere stimolato – come capitò al sottoscritto – ad eseguire una ricerca nel repertorio della sua memoria letteraria e cinematografica. Nel corso di questa ricerca possono scorrere delle immagini di Ninetto Davoli, può riaffiorare qualche brano poetico di Pasolini, si può persino scorgere un Jean Paul Belmondo privo della facciata birbantesca espressa in tanti film. E’ questa la prima, epidermica (ma comunque positiva) impressione che Enzo può suscitare.
Per una conoscenza più ampia non occorre molto tempo, dato che Enzo è dotato di una personalità limpida; è quasi “un libro aperto”, come si usa dire. …..
Enzo Foschi, uno di noi, candidato alle Regionali
La politica della gente, fatta per tutta la gente
di Paquale Navarra
Chi fa per la prima volta la conoscenza di Enzo Foschi può essere stimolato – come capitò al sottoscritto – ad eseguire una ricerca nel repertorio della sua memoria letteraria e cinematografica. Nel corso di questa ricerca possono scorrere delle immagini di Ninetto Davoli, può riaffiorare qualche brano poetico di Pasolini, si può persino scorgere un Jean Paul Belmondo privo della facciata birbantesca espressa in tanti film. E’ questa la prima, epidermica (ma comunque positiva) impressione che Enzo può suscitare.
Per una conoscenza più ampia non occorre molto tempo, dato che Enzo è dotato di una personalità limpida; è quasi “un libro aperto”, come si usa dire.
Certo, in molti può sorgere il pensiero che tale aspetto del suo carattere sia per un politico una dote troppo rara per essere vera, ma nel caso di Enzo certi luoghi comuni sono sovrastati dal suo impegno per una gestione della cosa pubblica realmente consacrata alla soluzione dei problemi della collettività. E concedendo qualcosa ad un certo immaginario collettivo, si può dire che Enzo Foschi è la politica come la si vorrebbe. Tutto ciò è il frutto di una passione, di una storia. Il suo curriculum politico è folto, eccone quindi la parte più attuale: Consigliere comunale (dal 1993) per i Democratici di Sinistra a Roma, Presidente della Commissione Sport del Comune di Roma, membro della Commissione Roma Capitale, membro della Commissione Sicurezza del Comune di Roma. Per la prima volta Enzo ed io abbiamo un colloquio che è per Cara Garbatella, per i suoi lettori. In questo periodo, Enzo è, naturalmente, molto impegnato nella campagna elettorale per le elezioni regionali che si terranno il 3 e 4 aprile prossimi. “Ho voluto candidarmi perché ciò rappresenta la continuazione di un lavoro, di un’idea forte che coltivo sin da quando, più di vent’anni fa, iniziai ad impegnarmi in politica”. 
“Iniziai ad avvicinarmi alla politica molto presto, ma la mia non fu un’adesione strettamente ideologica, non sono da annoverare fra coloro che si sono nutriti di politica fin dal primo vagito” mi dice, accompagnando alla frase un sorriso spontaneo. “La mia famiglia, del resto, non è mai stata estremamente politicizzata; si votava a sinistra, certo, e c’era un sentire di sinistra, ma nessuno dei miei era iscritto al Partito Comunista Italiano. Io, quindi, mi avvicinai alla politica per caso. Ecco come avvenne: nel 1980 – avevo quattordici anni, allora – organizzai, con dei miei coetanei, un torneo di calcetto al Parco Pullino. C’erano le squadre, le magliette, gli scarpini eccetera, ma mancavano le porte!… Senza le porte, un accettabile torneo di calcetto non si poteva certo disputare, così ebbi un’idea: ?Perché non parlare con la sezione del PCI qui vicino? Forse loro, chissà, possono rimediarcele?.
Andammo quindi a parlare con il segretario, che all’epoca era Orlando Lombardi. Questi si mostrò disponibile e dopo qualche giorno avemmo le due agognate porte di calcetto – con tanto di reti – in prestito. Erano, naturalmente, porte usate chissà quante volte; i pali erano in buona parte arrugginiti, ma più di questo non era stato possibile rimediare. Di tanto in tanto mi torna in mente quella ruggine su quei pali ingrigiti, ed anche le reti gonfiate dai miei tre, quattro gol . Ma la mia prima presa di coscienza, l’affermazione della mia volontà di impegnarmi in politica per cercare di cambiare lo stato delle cose, avvenne quando iniziai il ginnasio, al Socrate. Come ho detto, la mia non fu una scelta ideologica o filosofica, ma fu una scelta che scaturì dal fatto che non chiudevo gli occhi di fronte a particolari aspetti della realtà. Il liceo Socrate ha sede qui alla Garbatella, tuttavia al tempo in cui iniziai a sedere tra i suoi banchi, notai ben presto che la quasi totalità degli studenti proveniva da altri quartieri, quartieri più “borghesi”.
Molti ragazzi del mio quartiere non avevano quindi le mie stesse opportunità. Tale iniquità, inoltre, era praticamente “istituzionalizzata”. Giorno dopo giorno, crebbe in me la volontà di impegnarmi per cambiare tali stati di fatto; la mia scelta politica a sinistra divenne chiara e forte. Capii e non dimenticai né dimenticherò mai che è sinistra tutto ciò che cambia le condizioni di vita reale della persona. Così mi iscrissi, a quindici anni, alla Fgci e l’anno dopo anche al PCI. Nella sezione di via Passino, naturalmente. Al liceo, poi, divenni rappresentante di classe e in seguito rappresentante d’istituto degli studenti. Nella mia classe feci presto amicizia con delle compagne che condividevano la mia passione per la politica e alle quali sono tuttora grato per aver rappresentato parte del filo conduttore della mia esperienza politica. Sono Elena, Francesca, Giovanna… Ma nei primi anni ’80, di iscritti alla Fgci, qui alla Garbatella, eravamo solo ventisei e tutti maschi… Verso la fine di quel decennio, però, il trend cambiò decisamente: gli iscritti aumentarono a 180 e circa la metà erano ragazze.” “Eri tu il segretario della Fgci della Garbatella, alla fine degli anni ’80…”. “Sì, sono stato segretario, prima della Fgci, poi della Sinistra Giovanile, dal 1988 al 1993; nel ’94 divenni segretario della Sinistra Giovanile del Lazio. Nel frattempo, dall”89 al ’93, sono stato consigliere in XI Circoscrizione”. “E nel ’93, sei stato eletto per la prima volta consigliere comunale…”. “Come vivesti la svolta, cioè la fine del Pci e la nascita del Pds?”. “In modo traumatico.
Non perché non fossi favorevole alla svolta, bensì perché essa produsse, in principio, la frantumazione di un mondo, di un humus che era parte centrale della vita di molti militanti. Ero delegato al congresso di Rimini (primavera del’91) che sancì la fine del Pci. Alla fine dei lavori, per smaltire la tensione che avevo dentro, vagai a lungo per la spiaggia deserta. Approvavo il nuovo, ma allo stesso tempo, come ho detto, soffrivo per la lacerazione creatasi fra compagni, fra persone che fino al giorno prima erano state legate in modo fraterno.” “Ci furono problemi in sezione, fra i militanti?”. “Qui alla Garbatella, tutta la Fgci si era schierata per la svolta, mentre il Pci era in gran parte contrario. Tornati da Rimini, noi più giovani ci ritrovammo quindi in una situazione che aveva del surreale: i compagni contrari alla svolta avevano occupato la sezione e non ci permettevano di entrare; noi facemmo allora una controccupazione, restando fuori della sezione, in attesa che gli occupanti si estenuassero.
Poi, nei mesi che seguirono, i locali della sezione furono spartiti e i contrari alla svolta crearono la sezione di Rifondazione Comunista nello spazio loro assegnato” “Una domanda sulla prossima competizione elettorale. Anche fra i lettori di Cara Garbatella ci sarà chi è incerto e/o non è politicamente vicino a noi e si chiede quindi se vale o no la pena di votare per il centrosinistra. Tu cosa ti senti di dire, sia a loro sia agli elettori comunque orientati verso il centrosinistra?”. “Segnalo ciò che è piuttosto evidente: Roma può competere in Europa, ne ha tutte le possibilità, ma la Giunta Storace ha sostanzialmente sostenuto le politiche del governo Berlusconi, le quali hanno ridotto il ruolo della nostra città e conseguentemente di tutto il Lazio. Checché ne dica Storace, chi vota lui vota Bossi e Berlusconi; sono questi i suoi solidi alleati di governo. Sono tali uomini, tali forze politiche che tendono ad umiliare la nostra città. La Lega Nord, per di più, ha sempre dichiarato ostilità verso Roma. Siccome ritengo che non glielo possiamo permettere oltre, e che per Roma ci sia dunque bisogno di una Regione amica della città, spero che alle prossime elezioni regionali questa attuale giunta sia mandata a casa.”
Copyright
tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 2 – Febbraio 2005







