Un ricordo a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore La Garbatella di Pasolini

Un ricordo a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore

La Garbatella di Pasolini

di Gianni Rivolta

Tutta la Garbatella brillava al sole: le strade in salita coi giardinetti in fila, le case coi tetti spioventi e i cornicioni a piatti cucinati, i mucchi di palazzoni marone con centinaia di finestrelle ed abbaini, e le grandi piazzette cogli archi e i portici di roccia finta intorno. In una di queste piazzette, al capolinea del tram accanto ad un cinemetto dei preti, Tommaso spipettava nervosamente, tutto apparecchiato, aspettando Irene.
Pasolini …..

Un ricordo a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore

La Garbatella di Pasolini

di Gianni Rivolta

Tutta la Garbatella brillava al sole: le strade in salita coi giardinetti in fila, le case coi tetti spioventi e i cornicioni a piatti cucinati, i mucchi di palazzoni marone con centinaia di finestrelle ed abbaini, e le grandi piazzette cogli archi e i portici di roccia finta intorno. In una di queste piazzette, al capolinea del tram accanto ad un cinemetto dei preti, Tommaso spipettava nervosamente, tutto apparecchiato, aspettando Irene.

Pasolini la dipinge così la Garbatella in “Una vita violenta” (1959). E ne aveva colto l’anima in poche frasi. E’ qui che, passata la Cristoforo Colombo ed entrato nella spianata della Garbatella, Tommaso conosce Irene seduta su uno di quei muretti sfranti a piazza Giovanni da Triora. Dopo “Ragazzi di vita ” del 1955 nel secondo romanzo romano Pasolini riprende le vite stracciate dei giovani di borgata. Tommaso Puzzilli, il protagonista è proprio uno di loro. E, se nelle prime pagine del libro cercherà di adescare il maestro di cui conosce le inclinazioni omosessuali, il finale lo vedrà morire di tubercolosi dopo aver affrontato fatiche immani nella notte dell’alluvione in borgata a causa dello straripamento del fiume. L’ideologia che tinge “Una vita violenta” Alberto Moravia la individuò in un comunismo non marxista “ma populista e romantico…fondamentalmente sentimentale, nel senso di esistenziale, creaturale, irrazionale”. E il culmine drammatico
di questa ideologia non può che essere il sacrificio, il martirio, in nome della classe a cui Tommaso appartiene: il proletariato.
Negli anni ’50 e ’60 i bar, le piazzette e i muretti del vecchio quartiere popolare sono stati straordinari luoghi d’incontro di intellettuali, pittori, attori e cinematografari. A cominciare da Pasolini. Il poeta, infatti, nel quartiere Icp ci veniva spesso per scovare le facce veraci dei protagonisti dei suoi film, per scoprire l’essenza più profonda del proletariato romano, quello delle borgate, che tanto amava. E’ tra la gente povera delle baracche e dei quartieri popolari che Pasolini ricercava la verità, lontano dalla metropoli omologata, dal consumismo e dall’ipocrisia della borghesia. Qui, alla Garbatella, tra i cortili delle case popolari era un’altra storia. Tra le piazzette, le fontane e le scalinate, alla luce fioca delle vecchie lampade attaccate ai muri scortecciati, nelle osterie e nei “pidocchietti” si respirava un’altra aria.
Non ci sono testimonianze fotografiche della presenza di Pierpaolo Pasolini alla Garbatella, come invece ne esistono nei quartieri di Monteverde ( una bellissima immagine di Pasolini alle prese con dei “pischelli” su una collinetta davanti ai palazzoni popolari di Donna Olimpia) o di Testaccio ( il poeta stretto nella sua giacchetta in compagnia di un giovane sul Monte dei cocci, con sullo sfondo il Gazometro), ma i compagni anziani della sezione comunista della Villetta se lo ricordano bene. Veniva spesso nei primi anni Sessanta alle Feste de l’Unità organizzate in via Passino. Spesso era accompagnato nelle visite o in occasioni di dibattiti da Laura Betti, da Ninetto Davoli o da Sergio Citti.
E la Garbatella ha avuto una parte significativa non solo nei suoi romanzi “Ragazzi di vita” o “Una vita violenta”, ma anche nella sua attività di articolista e nelle rubriche delle lettere sul settimanale “Vie Nuove”. Oggi che, in tutta Roma, mostre, dibattiti e audiovisivi ripercorrono la sua straordinaria produzione letteraria e cinematografica, rimettendo in discussione, a trent’anni dalla morte, quella tragica notte tra le catapecchie dei pescatori in riva al mare, è bello ricordarlo con queste poche e magiche frasi, che raccontano la Garbatella e il bar Foschi di sera, all’uscita dal cinema con gli occhi di due fidanzatini di borgata: Il Quo Vadis era bello lungo, e quando che finì e Tommaso e Irene uscirono dal Garbatella, era già uno scuro che pareva notte alta. Il baretto sulla piazzetta davanti al cinema luccicava come un brillocco, con tutti i suoi tubetti al neon, e la Garbatella intorno era un mucchio di luci sparse nella notte….

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