La mia bandiera a Garbatella

La mia bandiera a Garbatella

Roberto PALAMARO
Presidente del comitato di quartiere “IL cortile”

Ora credo sia chiaro perché non ho tolto la bandiera della pace dalla finestra. Come i desideri, che persistono nella nostra mente e non ci abbandonano anche quando diventano illusioni e sconfinano nello sconforto, la speranza in un agire degli uomini più equo e etico si aggrappa e si appella ai valori fondanti ed irrinunciabili dell’essere umano. …..

La mia bandiera a Garbatella

Roberto PALAMARO
Presidente del comitato di quartiere “IL cortile”

Ora credo sia chiaro perché non ho tolto la bandiera della pace dalla finestra. Come i desideri, che persistono nella nostra mente e non ci abbandonano anche quando diventano illusioni e sconfinano nello sconforto, la speranza in un agire degli uomini più equo e etico si aggrappa e si appella ai valori fondanti ed irrinunciabili dell’essere umano.
Sbiadisce e scolorisce come i colori della bandiera. Un solo colore si rinnova e rinvigorisce giorno dopo giorno generando e trascinando con sè tanto di quel dolore da poterlo sentire e odorare anche da distanze infinite perché è dentro di te, di te che pensi in un momento dove pensare è considerato scomodo e improduttivo. Quanta retorica, populismo ed inganno nel momento del silenzio, dove le parole sono solo rumori e distrazioni per la coscienza. Sapere dove e quanta ne resta.Ponte della Musica Roma La mia bandiera, le bandiere di altri, non sono al giusto posto. Forse potrebbero più utilmente avvolgere i resti dei senza nome che muoiono nell’indifferenza dei più, ormai solo numeri di una contabilità fornita tra uno spot e l’altro. Fanfare, onori, grandi parate ad accompagnare per un momento il dolore di chi per anni pagherà il vero prezzo della follia. Dall’altra parte non sciocchi e disgustosi applausi, ma un greve silenzio, un palmo di sabbia e rabbia, un nome che nessuno di noi ricorderà perché volutamente quel dolore è mantenuto anonimo e destinato ad essere dimenticato. La rabbia prodotta è quello che ci resterà attaccato alla pelle e alla memoria. Quanto silenzio, delusione e sgomento in quei milioni di cittadini che allora parteciparono alla marcia della pace, inascoltati, ingannati e spesso derisi. Quanto cinismo è stato sparso nel nostro paese, con leggerezza ed avidità. Una vittima è una vittima, non ha colore, estrazione, lingua, credo, ideali…che lo inseriscono in una graduatoria; il dolore è dolore e basta. Come saranno i nostri figli nel futuro con questo presente? Per ora la mia bandiera resta dov’è!

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 0 – Dicembre 2003

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