L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

L’albero più anziano della Villetta è diventato un monumento

I giorni scorsi uno dei due pini ultracentenari del giardino della Villetta di Via Passino è stato fatto letteralmente a pezzi. Si è dovuto abbattere perché una ferita che si era formata alla sua base si era trasformata in un cancro penetrante. Il resto lo avevano fatto le termiti, che si erano avventate sul legno in disfacimento, divorandolo. Si è proceduto quindi per eutanasia, prima che rovinasse sul fabbricato. Era troppo grande per poterlo abbatter di un sol colpo: hanno dovuto demolirlo un pezzo alla volta, lasciando in terra solo un mozzicone di tronco alto un metro, un piccolo monumento alla sua passata grandezza.

di Carolina Zincone


Caro Pino, eri davvero così pericolante e pericoloso?

Noi ti pensiamo bello e anche un po’ eroico. Partigiano delle nostre
battaglie, da sempre. Un compagno, in tutti i sensi. Perché da lassù ne hai viste tante, ma secondo noi hai anche un po’ tifato, per le cose giuste. Mica come gli olmi che piacciono tanto ai papi! Tu sarai stato piantato – come molti pini – ma non sappiamo da chi.

Immaginiamo il perché: un tempo si pensava che il tuo profumo curasse le malattie, sicuramente la “mal aria”. E mentre stavi lì, più di cent’anni fa, ad ombreggiare una casetta di campagna, ti sei visto nascere intorno un quartiere che avrebbe fatto la storia di Roma, la Garbatella. Hai visto arrivare architetti rinomati che studiavano ogni cantuccio per fare del tuo habitat naturale una città giardino a misura d’uomo. Riuscendoci. Hai visto arrivare abitanti del centro storico, operai alle prese con il porto fluviale, donne e bambini che conquistavano i propri spazi condividendoli, come si fa da queste parti.

pino-malato-alla-villettaHai visto la guerra, hai sentito le bombe. Eri sicuramente con i partigiani della Settima Zona del Partito comunista che il 3 giugno del ’44 fecero irruzione nel tuo giardino per occupare quella che era diventata la sede del Gruppo rionale fascista “Mario Sonzini”. Sei stato fiero del fatto che quel luogo, casa tua, divenisse il centro di aggregazione di chi svolgeva il lavoro politico tra la popolazione, reclutando i giovani nel Corpo dei Volontari per la Libertà che avrebbero imbracciato le armi in aiuto dei partigiani del nord. Non ti erano mai piaciuti quei tipi in camicia nera, non potevi dimenticare i volti degli ebrei portati via dal tuo quartiere, le lacrime della famiglia Cinelli che piangeva i suoi figli, martiri delle Fosse Ardeatine. Per questo ti sei commosso quando la sezione del partito venne poi intitolata al più piccolo dei due, Giuseppe, operaio ai mercati generali e comandante partigiano responsabile di zona.

Da allora sotto la tua chioma ne sono successe di tutti i colori. Sei stato visitato da tanti nomi illustri: due per tutti, Di Vittorio e Pasolini. La Villetta è rimasta il punto di riferimento e di incontro dei militanti di sinistra, il loro luogo di discussione, distinzione e, alle volte, divisione. Storica la spaccatura maturata tra l’89 e il 91, con la fine del PCI: da un lato il Pds, dall’altro Rifondazione. In mezzo – si diceva in città parlando delle avventure della Garbatella – il filo spinato. Tu da che parte stavi veramente, Pino?

Sembra che adesso la Villetta si sia ricompattata nelle mani di un piccolo grande partito che in questo Municipio fa furore, mentre di te rimane un grande ceppo, di quelli coi cerchi concentrici che svelano l’età, la storia, le peripezie. I bimbi che ti consideravano irraggiungibile adesso possono raggiungere la vetta, quelli che non ti conoscevano fantasticano su quanto dovevi essere grande, anziano e saggio. Noi, sotto agli occhi beffardi delle piccole vedette appollaiate, balliamo la milonga e continuiamo ad arrovellarci, pensando al mondo che hai visto e forse vedi tu, ora da ancor più in alto.

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