IL nonno della Garbatella

Carlo ORELLI : 109 anni a Natale

IL nonno della Garbatella

di Pascuale NAVARRA

A dicembre, poco prima di Natale, saranno 109, gli anni del signor Carlo Orelli. “Beato lui che c’è arrivato!…”, dirà qualcuno, inevitabilmente. E’ altrettanto normale, però, che ciascuno si preoccupi di come vivere; e quando si ha l’età del signor Carlo, non si chiede molto. …..

Carlo ORELLI : 109 anni a Natale

IL nonno della Garbatella

di Pascuale NAVARRA

A dicembre, poco prima di Natale, saranno 109, gli anni del signor Carlo Orelli. “Beato lui che c’è arrivato!…”, dirà qualcuno, inevitabilmente. E’ altrettanto normale, però, che ciascuno si preoccupi di come vivere; e quando si ha l’età del signor Carlo, non si chiede molto.
Precisamente, egli non ha chiesto che un diritto: poter uscire di casa e potervi rientrare; ha chiesto, cioè, un ascensore. Abitando al quarto piano (di un edificio popolare in piazza Bartolomeo Romano), uscire di casa non gli è stato possibile per molto tempo.
Quando nacque, il signor Carlo, i non molti ascensori esistenti, erano ancora ad acqua o a vapore. Era l’anno dello scandalo della Banca Romana, l’epoca di un’Italia che cercava se stessa, con governi che ritennero che il modo più giusto per trovarla, fosse l’inseguimento, di tanto in tanto, di quel sogno, vanaglorioso e anche un po’ bizzarro, dell’ avventura coloniale. Si può dire che oggi accade qualcosa di simile, con delle “riforme” di stampo liberista e con la ricerca di un improbabile prestigio nella partecipazione a certe guerre… All’epoca ricordata, comunque, lo scontro con la realtà, da parte di un Presidente del Consiglio (Crispi) che aveva illuso il Paese, non tardò ad arrivare.
Chissà quanti piccoli grandi sorrisi, avrà riservato – dall’alto dei suoi anni – il signor Carlo, al premier attuale, che ama spacciare per tutto, il nulla che promette.
Ne ha viste proprio tante, Carlo Orelli, che possiamo chiamare, col suo permesso, il nonno della Garbatella. Una testimonianza unica, la sua, poiché oggi solo lui può raccontare la sua partecipazione da soldato al 24 maggio 1915, il giorno dell’entrata dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Ed è veramente bello, constatare la totale assenza di retorica, nel suo lucido racconto di quella drammatica esperienza, in cui: “Il fucile degli austriaci sparava cinque proiettili; il nostro, sei. La nostra vita era legata al sesto proiettile”. E traspare l’amore per il nostro paese, un amore scevro di nazionalismo, ma portante, piuttosto, le radici di suo nonno Tommaso, che partecipò all’insurrezione del 1849, a Perugina, contro l’oppressione papalina, per la Repubblica.
Il suo racconto della guerra, inoltre, fa parte di quei piccoli capolavori che la Storia sa donarci; e per essi, il momento è giusto sempre.
Nella lettera, nelle parole che il Presidente Ciampi, dalle pagine del Corriere della Sera, ha indirizzato a Carlo, in occasione della ricorrenza del 4 novembre, c’è la conferma che i semi della Libertà, del Paese unito nello democrazia, sono stati gettati da uomini come lui; c’è la conferma di un legame profondo fra tutte le lotte per la libertà che l’Italia ha conosciuto, dal Risorgimento alla Costituzione repubblicana. C’è la conferma che la Storia siamo tutti noi.
Abbiamo avuto il grande piacere di un colloquio con la signora Maria, una delle figlie di Carlo; ci ha raccontato altri particolari del padre, oltre alle difficoltà incontrate, negli ultimi anni, per l’ottenimento dell’ascensore. Anche in Maria, sono evidenti i segni, gradevolissimi, dell’educazione trasmessale, di valori forti e discreti allo stesso tempo.
Quando poi, mostrandoci una foto giovanile del padre, ci ha detto che egli venne a vivere in quell’appartamento più di settant’anni fa, ci è venuto allora spontaneo il pensiero che quel pezzo d’uomo, forte e pulito, è in effetti il nonno di tutti noi. Senza retorica, senza complimenti…
A questo punto della sua vita, Carlo Orelli ha visto che anche la Televisione – precisamente il programma “Uno mattina” della Rai – è arrivata al suo caso. Non c’era la Televisione, al tempo di Carlo bambino; ormai non immaginava più che la avrebbe vissuta da protagonista, e nemmeno lo desiderava. La sola cosa che chiedeva, il solo diritto che reclamava, con la discrezione che lo contraddistingue, ora sta prendendo vita: nel suo stabile, i lavori sono già in corso; prima del suo prossimo compleanno, l’ascensore sarà pronto.
Certo, dal momento della domanda per l’ascensore ad oggi, sono passati quattro anni. Tale richiesta subì perfino, da parte dello IACP, obiezioni di carattere storico – ambientale; obiezioni poi rientrate. Poi l’Ente, di questi ultimi tempi, ha dichiarato la disponibilità a far iniziare i lavori, purché il Municipio XI desse il nullaosta… Non ci interessa fare commenti in merito, che fra l’altro non sarebbero forti quanto i fatti: il Municipio XI, nella fattispecie l’Assessorato ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica, ha disposto per l’installazione dell’ascensore.
Non interessa a nessuno in particolare, rivendicare i meriti dell’accoglimento di un più che legittimo diritto richiesto da un cittadino; a chi scrive su questo giornale, interessa unirsi ai ringraziamenti nei confronti di Carlo Orelli.
Grazie di esistere ancora, Carlo.

 

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 0 – Novembre 2003

 

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