Il Cto è morto, viva il Cto

Il Cto è morto, viva il Cto

di Massimo Marletti

Le vicissitudini dell’ospedale di Via di San Nemesio, dall’iniziale alta specializzazione nell’ortopedia  al disastro della Giunta Storace. Ora due anni di immobilismo. Pronto soccorso sì o no? Attrezzature sotto-utilizzate. Otto mesi per una mammografia o una risonanza.

C’era una volta il Cto. …..

Il Cto è morto, viva il Cto

di Massimo Marletti

Le vicissitudini dell’ospedale di Via di San Nemesio, dall’iniziale alta specializzazione nell’ortopedia  al disastro della Giunta Storace. Ora due anni di immobilismo. Pronto soccorso sì o no? Attrezzature sotto-utilizzate. Otto mesi per una mammografia o una risonanza.

C’era una volta il Cto.
Inaugurato nel 1957, fiore all’occhiello dell’Inail, era uno dei centri di ortopedia e traumatologia che l’Istituto contro gli infortuni sul lavoro aveva, tra i tanti sparsi un pò dovunque sul territorio nazionale. “Un modello avanzato di presidio altamente specialistico,
punto di riferimento per la patologia traumatologica per tutta la città di Roma”, per usare termini di questi giorni.
Erano gli anni della grande ortopedia, dei Rampoldi, dei Manetta, tanto per citare i primi nomi che ci vengono in mente. Chi alla Garbatella non lo conosceva?
Parlare di quel palazzone era un po’ come parlare dell’oratorio della chiesoletta o del Pincetto o del cinema Garbatella. Insomma, un pezzo di quartiere. E non è poca cosa.

presepe meccanico a Santa GallaEra bello, a quel tempo, l’ospedale.
Completamente immerso nel verde, aveva una cappella per il culto (nella passata gestione di centrodestra qualcuno la voleva spostare per un nuovo gruppo operatorio), una sala conferenza da 300 posti, un solarium per i pazienti ed al piano quinto una biblioteca, una sala cinematografica da 150 posti, dove tutti i giovedì un nostro operatore tecnico proiettava film per i ricoverati e i loro parenti.
Ed ancora. Ampi spazi in ogni corsia per i visitatori, con sale per vedere la tv, un barbiere con tanto di bottega, tre campi di bocce, ed uno … Stabularium. Ci raccontavano i dipendenti più anziani che negli anni Sessanta, in pieno regime democristiano, essendo questo servizio un corpo separato dall’ospedale, la direzione lo utilizzasse come luogo cui assegnare un po’ di “teste calde”, specialmente se sindacalisti e comunisti.
Altro che sanità dei paesi scandinavi.
Noi la nostra Svezia, cinquanta anni fa, l’avevamo già qui, in via di San Nemesio 21. Era proprio un ospedale a misura d’uomo.
Ma è tra la fine degli anni settanta, fino agli anni novanta, che il Cto, pur mantenendo questo forte connotato specialistico, ha il suo momento di maggiore vivacità, adattandosi, con una serie di trasformazioni, alle esigenze territoriali di zona e del sistema regionale di emergenza. Sono gli anni della neurochirurgia del prof. Chiappetta, dell’urologia di Pansadoro, dell’oculistica di Stirpe, della Chirurgia di Thau e via fino all’Unit spinale unipolare e all’istituzione della Gamma Unit.
Sono gli anni successivi alla Riforma sanitaria, della partecipazione attiva sulle scelte della salute, dei grandi direttori sanitari che vivono questa realtà, coniugando l’antica specificità con le nuove discipline.
Tutto questo fino al compianto Andrea Alesini. Poi la parabola discendente fino ai giorni nostri: Carnevali, Ricciotti, il Centrosinistra perde le elezioni.
Cinque anni di Giunta Storace. Il saccheggio di Bultrini, Vaia e Celotto. Una intera dirigenza in galera dopo un furto di decine di milioni di euro che ancora paghiamo e che pesano sull’attuale gestione in maniera pesante. Il calo dei servizi e delle prestazioni. Nel 2005 il Centrosinistra vince le elezioni. Si insedia la direzione voluta dalla nuova Giunta.
Ci si aspetta il rilancio, la discontinuità con il passato.
Una gestione di lacrime e sangue.
Una gestione che non ti aspetti. Una specie di “fuoco amico”. Un Atto aziendale di qualche giorno fa (documento di Programma territoriale della sanità per i prossimi tre anni) deludente. Conferenza dei servizi, Partecipazione, Concertazione ….. Solo ricordi. Taglio dei posti letto, 89 per il Cto, che scende sotto i 200, a tutto vantaggio del privato tra cui fa la sua prima apparizione la corazzata del Campus Biomedico. Taglio delle risorse, con un’alternativa a livello territoriale che non c’è …. Vedi i Distretti.
E non solo. Il rilancio della traumatologia impone scelte e sacrifici, primo fra tutti il pronto soccorso del Cto. Una prima bozza prevede la completa chiusura di tutto il servizio.
In pratica, qualcuno pensa di trasformare questo ospedale in un moderno clinicone, dove una comoda accettazione gestisce e seleziona il flusso delle entrate e delle uscite, senza dirci con quali criteri. Le proteste della popolazione, delle associazioni, del Municipio 11, dei sindacati dei pensionati, della Sezione Garbatella dei Ds, fanno fare marcia indietro all’amministrazione, che ci ripensa. Comincia la tarantella delle posizioni.
Rimane il pronto soccorso ortopedico, chiude solo quello medico.
Anzi per il pronto soccorso medico vi garantiamo 12 ore di copertura, con medici non ospedalieri. Anzi, siccome siamo bravi, le ore di copertura salgono a 24 con medici ospedalieri, però … solo per i casi meno gravi, quindi fuori dal circuito del 118 (quali percorsi per l’utenza?
Quali rischi per il paziente? Quale sicurezza per gli operatori? A chi la responsabilità in capo della organizzazione?).
E per essere più convincente giù dati di accesso che dimostrerebbero la poca rilevanza del pronto soccorso medico nel complessivo delle prestazioni per cui c’è o non c’è è lo stesso. Peccato che tutti i dati sono visibilmente sballati! Nel frattempo, via alle ristrutturazioni con una pioggia di soldi, 24 milioni di euro per il Cto, con dentro stranezze, come il mantenere il reparto di Unità spinale unipolare al quarto piano anziché portarlo a livello terra, come logica vorrebbe.
E così, mentre qualcuno esalta il ruolo innovativo della politica aziendale, la realtà che è di fronte ad utenti e lavoratori, è ben diversa. Questa realtà è frutto di altri due anni di immobilismo da parte della nuova direzione, che si aggiungono alla devastazione dei cinque anni precedenti della Giunta Storace.
Sono i reparti che rischiano di non esserci più, primo fra tutti l’urologia. Sono le liste di attesa che si allungano. Otto mesi per una risonanza, un anno eco addome, otto mesi per una mammografia.
Gli interventi operatori che precipitano in caduta libera frutto di mala organizzazione, di scarso coraggio e di una direzione sanitaria inesistente. Sono i livelli di assistenza che calano, il personale che manca, i reparti che scoppiano, specialmente in estate.
Ed ancora. La risonanza magnetica che lavora a quattro esami al giorno ed il pomeriggio è chiusa, come chiusa nel pomeriggio, o poco frequentata rispetto alle potenzialità che avrebbe, rimane la piscina del reparto di riabilitazione o molte delle attività dell’ospedale che potrebbero essere svolte nelle ore pomeridiane.
Insomma, si poteva e si può fare meglio, volando più basso, partendo dalle esigenze della gente, dalla realtà di tutti i giorni.
E’ solo questione di volontà, di amore verso il proprio lavoro e di … competenza …

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 4 – Luglio 2007

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