Ex Mercati Generali, il nuovo progetto e le preoccupazioni degli abitanti

Ex Mercati Generali – C’erano una volta i Mercati Generali: un enorme spazio pubblico sulla via Ostiense, che per un secolo ha fornito servizi alla cittadinanza e lavoro a tante persone. Neppure la guerra ne ha interrotto l’attività. Poi, alla fine del XX secolo, arrivò il trasferimento, la chiusura dell’area, l’abbandono e il degrado. Quella che una volta era una zona vibrante è diventata un luogo vuoto, ma non del tutto: la natura, infatti, non è rimasta a guardare. Alberi, animali, stagni alimentati dal vicino fiume Almone hanno preso piede, restituendo alla zona un substrato verde inatteso.
Oggi sull’area di circa nove ettari, gravita un progetto che ambisce a un totale stravolgimento: piazze, verde, negozi, uffici, uno studentato, migliaia di parcheggi e altro. Ma insieme alla voglia di risanare un’area cresce la preoccupazione: saranno davvero spazi pubblici o una nuova speculazione edilizia mascherata da riqualificazione?

Il progetto in sintesi

Come abbiamo già approfondito in un nostro precedente articolo, la proposta n. 114 del 2025 del Comune punta a trasformare gli ex Mercati Generali in un nuovo polo urbano dagli obiettivi molto ambiziosi: 1.500 posti auto pubblici, oltre 1.000 privati, 4 ettari di piazze e 2,3 ettari dedicati ad attività culturali e per il tempo libero, un enorme studentato privato, su un’area complessiva di 9 ettari.
Il modello individuato è quello della concessione di lavori pubblici a un soggetto privato, che si farebbe carico degli investimenti di oltre 380 milioni di euro, per poi gestire il complesso per 57 anni, successivi ai circa 3 necessari per la costruzione.
Il ritorno economico del concessionario deriverebbe principalmente dalla realizzazione di 1.602 stanze universitarie, pari a 2.056 posti letto, e da una quota a destinazione turistico-ricettiva: residenze per studenti durante l’anno e apertura ai turisti per circa due mesi. Dei posti letto totali, 544 saranno a canone calmierato, ossia 500 euro per un posto letto in stanza doppia (più spese), mentre per una stanza singola è previsto un costo di 1.050 euro al mese.
Le nuove volumetrie non potranno superare l’altezza dell’edificio più alto già presente sul sito e la destinazione d’uso dello studentato potrà essere rivista dopo dieci anni.
Il canone, che il privato dovrebbe versare al Comune, è pari a 165 mila euro al mese a fronte di guadagni previsti, stimati in circa 32 milioni di euro annui.
Il soggetto privato in questione è il fondo texano Hines Interests Limited Partnership, una delle più grandi società immobiliari al mondo, presente anche in Italia con sedi a Milano. Da segnalare che tra i partner di Hines figura anche la società israeliana Menora Mivtachim, che ha investito circa 88 milioni di dollari nel fondo immobiliare statunitense e che è coinvolta nel finanziamento di progetti immobiliari nelle terre occupate dai coloni in Cisgiordania.
È importante ricordare che la delibera non è ancora stata firmata: il progetto non è quindi approvato e rimane aperta la possibilità di introdurre modifiche.

L’assemblea pubblica

Nel tardo pomeriggio di martedì 28 ottobre, un gruppo numeroso di residenti del quartiere, associazioni, collettivi studenteschi, movimenti per l’abitare e rappresentanti istituzionali si è riunito tra via Ostiense e il ponte Spizzichino, per mettere al centro una domanda semplice e decisiva: c’è davvero un interesse pubblico nel progetto sugli ex Mercati Generali?
Le opinioni si sono intrecciate, spesso accese. Molte persone hanno espresso un timore diffuso: che l’intervento possa cancellare l’oasi verde spontanea che in questi anni ha restituito biodiversità a un’area abbandonata, sostituendola con un mega studentato di lusso che poco risponde alle esigenze di chi qui abita. «Questa è speculazione edilizia, non rigenerazione!», denuncia qualcuno. E ancora: «Questo progetto privilegia pochi, a discapito di tutti noi».
Accanto alle voci degli abitanti storici che ricordano la vita pulsante dei Mercati, le studentesse e gli studenti preoccupati sollevano il tema del costo degli alloggi, considerati insostenibili per chi arriva a Roma a studiare: la vicinanza all’Università Roma Tre renderebbe l’area perfetta, ma solo a patto che i prezzi siano accessibili. Altri, invece, chiedono trasparenza sulla possibilità di introdurre modifiche: «Si può ancora intervenire?», «Chi decide davvero?», «Quanto conta la voce del quartiere?».
C’è anche chi propone strade radicali, come la revoca totale della concessione al privato accollandosi la penale (circa 45 milioni di euro) per restituire al pubblico la piena proprietà e progettazione futura dell’area. Non mancano poi riflessioni sulle partnership israeliane del gruppo Hines, giudicate da alcuni inaccettabili.
Alla fine, una certezza emerge forte: la partecipazione non può restare accessoria. E così i cittadini hanno deciso di darsi una struttura, con un comitato che si riunisce ogni lunedì alle 18.00, tra la parrocchia di San Benedetto da Norcia in via del Gazometro e il Centro Sociale La Strada in via Passino. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere alla pagina @generaliliberi.

Martedì 28 ottobre. L’assemblea pubblica su via Ostiense

Le posizioni politiche

Il confronto non si è limitato alla cittadinanza. In assemblea erano presenti anche rappresentanti istituzionali. Tra i più ascoltati, Nando Bonessio, consigliere comunale di Verdi e Sinistra, che ha ricordato come quella degli ex Mercati Generali sia «una delle vicende più intricate della pianificazione romana, eredità di venticinque anni di errori e ritardi». Bonessio ha ribadito che al momento non si sta approvando un progetto definitivo, ma solo delle linee guida, e che proprio questa fase rende cruciale il contributo del territorio. «Dobbiamo invertire la tendenza — ha detto — e rimettere al centro l’interesse della città. È l’amministrazione che deve decidere il futuro dei beni pubblici, non il mercato». Ha assicurato inoltre una disponibilità concreta ad aprire un dialogo istituzionale con i comitati e gli assessori competenti: «Il tempo per confrontarsi c’è e io sarò tra quelli che pretenderanno quel confronto».
Molto sentito anche l’intervento di Lorenzo Giardinetti, consigliere municipale di Sinistra Civica Ecologista che ha ringraziato chi si è mobilitato e ha sottolineato l’importanza di ascoltare tutte le richieste emerse dall’assemblea. Ha chiesto che il Municipio metta a disposizione spazi e strumenti per raccogliere idee e proposte, proponendo l’istituzione di un tavolo di partecipazione permanente. «Serve un confronto reale — ha detto — perché la cittadinanza vuole essere coinvolta e capire come incidere sulle scelte che riguardano il proprio quartiere». Giardinetti ha posto l’accento sulla necessità di tradurre le sollecitazioni raccolte dall’assemblea in atti concreti, auspicando che il Comune raccolga e faccia proprie le istanze locali.

Martedì 28 ottobre. L’assemblea pubblica su via Ostiense

I comunicati e le altre dichiarazioni politiche

Il partito municipale di Forza Italia invece rilascia un comunicato in cui cita che proprio in questi giorni Forza Italia ha richiesto la convocazione di un Consiglio municipale aperto sull’argomento, dove possano intervenire residenti, studenti, commercianti e associazioni. «Stiamo parlando di un progetto che avrà un impatto concreto sul quadrante Ostiense-Garbatella – spiegano – e non è accettabile che arrivi dall’alto senza un ascolto reale». La critica principale riguarda i prezzi dello studentato: «Su circa 2.000 posti letto previsti, solo 500 saranno calmierati. Ma cosa significa calmierato se parliamo di 500/600 euro per un posto letto? È fuori da ogni logica di accessibilità, soprattutto per i giovani e per chi già fatica a vivere in questa città». Per Forza Italia, modificare il progetto andando incontro alle richieste del territorio non è solo possibile, ma «indispensabile per farlo diventare davvero un’opportunità pubblica e non l’ennesima operazione speculativa».
Dall’Assemblea Comunale dedicata al futuro degli ex Mercati Generali, il confronto politico si è sviluppato su più piani.
Michela Cicculli, consigliera capitolina di Sinistra Civica Ecologista, ha ribadito la necessità di garantire che l’interesse pubblico, sancito in Consiglio comunale lo scorso luglio, sia realmente rispettato e tutelato in ogni fase del progetto. «Siamo in una fase cruciale del recupero di quell’area – afferma – ma il traguardo per sottrarla definitivamente all’abbandono è ancora lontano. Gli spazi verdi, l’uso pubblico e i servizi oggi assenti nel territorio devono restare punti fermi, parole chiare e vincolanti davanti a qualsiasi interesse privato».
Sulla stessa linea, ma con accenti diversi, si colloca il Partito Democratico, che adotta una posizione più pragmatica: gli studentati pubblici sarebbero stati preferibili, ma senza finanziamenti statali o regionali, l’intervento privato resta l’unica via per evitare altri decenni di abbandono. Revocare la concessione, secondo loro, aprirebbe contenziosi enormi destinati a paralizzare l’area ancora a lungo.
Il Movimento 5 Stelle, pur condividendo la necessità di un intervento, critica con forza il modello scelto: pochi posti a canone calmierato, costi altissimi per gli altri alloggi e un impatto diretto sul mercato immobiliare studentesco, inevitabilmente trainato al rialzo.
Ancora più netta la posizione di Fratelli d’Italia, che annuncia voto contrario alla delibera, denunciando lo scollamento dai reali prezzi di mercato e il rischio di un’operazione nata già sbilanciata a favore del soggetto privato.

Conclusioni

Nel quadrante del Municipio Roma VIII sono molte le trasformazioni in corso: il progetto da 100 milioni nel complesso Ama a Montagnola, la riurbanizzazione dell’area dell’ex Fiera di Roma, il bosco verticale con alloggi di lusso a piazza dei Navigatori con tutta l’area  commerciale intorno, il Centro Culturale con scuole del teatro dell’opera a Tor Marancia, il “bidet” di via Costantino che diverrà un hotel di lusso… e l’area degli ex Mercati Generali.
Se tutti questi progetti andranno in porto nell’arco di un decennio, il cambiamento urbano e sociale sarà profondo. Ma la domanda che resta è: «Cambierà in meglio?»
La vera sfida sarà questa: trasformare l’area non solo come investimento immobiliare, ma come opportunità per il tessuto urbano, per le nuove generazioni, per la comunità tutta.

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