Carbonara e amatricina ma anche il vero kouskous

Pot-pourri: il ristorante-pizzeria italo-egiziano di Via Roberto de Nobili

Carbonara e amatricina ma anche il vero kouskous

di Guido Barbato

Alla Garbatella è un’istituzione più che un semplice ristorante-pizzeria. E’ il Potpourri, locale italo-egiziano situato in Via Roberto de Nobili 8, nel cuore della Garbatella storica, ad un passo dalla fontana di Carlotta. Questo antico punto di ristoro e di incontro per gli abitanti del quartiere si sviluppa in due sale, nei locali seminterrati di una delle palazzine del Lotto 31, quasi mimetizzato nell’architettura circostante. Vi si accede scendendo ripide scalette. Se non fosse per l’insegna che vi campeggia sopra passerebbe del tutto inosservato.
Ma già arrivando (è sabato pomeriggio) notiamo il personale del locale che, dalla …..

Pot-pourri: il ristorante-pizzeria italo-egiziano di Via Roberto de Nobili

Carbonara e amatricina ma anche il vero kouskous

di Guido Barbato

Alla Garbatella è un’istituzione più che un semplice ristorante-pizzeria. E’ il Potpourri, locale italo-egiziano situato in Via Roberto de Nobili 8, nel cuore della Garbatella storica, ad un passo dalla fontana di Carlotta. Questo antico punto di ristoro e di incontro per gli abitanti del quartiere si sviluppa in due sale, nei locali seminterrati di una delle palazzine del Lotto 31, quasi mimetizzato nell’architettura circostante. Vi si accede scendendo ripide scalette. Se non fosse per l’insegna che vi campeggia sopra passerebbe del tutto inosservato.
Ma già arrivando (è sabato pomeriggio) notiamo il personale del locale che, dalla strada, chiacchiera amichevolmente con un gruppo di residenti, chi di passaggio, chi affacciato alle finestre. La sensazione è quella di un luogo e di un gruppo di persone profondamente integrato e radicato nel tessuto sociale. Degli “amici” più che dei commercianti, per chi ci vive vicino.
Il locale nasce come tradizionale osteria romana per la mescita del vino e si trasforma poi in pizzeria. Nel 1990 lo rileva l’attuale gestore, Abdel Menam El Sayed, da tutti chiamato confidenzialmente “Giorgio”. E’ un signore di mezza età dall’aspetto gentile e affabile il nostro “oste”, tipicamente arabo, nella fisionomia e nei modi, riservati ma estremamente ospitali. Ci racconta di essere andato via dall’Egitto, dove studiava ingegneria, nell’estate del 1973, all’età di ventidue anni, alla vigilia della guerra arabo-israeliana del Kippur, preoccupato e spaventato dal clima prebellico che si respirava, desideroso di poter progettare la propria vita e un futuro sereno lontano dai dolori della guerra.
Dal ’73 all’89 svolge svariati lavori e sposa una italiana dalla quale ha un figlio. Nel ’90 rileva il ristorante da un amico italiano e inizia la nuova attività, come dice lui “per passione, perché se una cosa la fai solo per soldi non ti riesce bene, ti deve piacere!”. Il Potpourri è un locale che rispecchia l’animo e la storia di Giorgio. E’ arredato semplicemente e conserva l’atmosfera del ritrovo popolare. Il forno a legna a vista domina la prima sala creando un’atmosfera quasi familiare. Le decorazioni alle pareti fanno onore al nome del ristorante: sono un mix di quadri contemporanei, artigianato italiano ed egiziano, fotografie di famiglia e di gruppi di clienti, alcuni dei quali famosi.
Anche il menù è in sintonia con questo spirito: di tutto un po’, senza esagerazioni e piatti troppo sofisticati o innovativi. Pizze innanzitutto, quelle tradizionali, realizzate a piacere del cliente, ma prevalentemente a pasta sottile come si usa a Roma. Poi un assortimento di antipasti, primi, secondi e contorni della autentica cucina romana e laziale, compreso il pesce. Infine dal mondo arabo e nordafricano troviamo kouskous kebab, shawarma, falafel, e salse varie a base di semi di sesamo.
Onestissimi i prezzi, anche delle bevande. Insomma è un locale concepito e gestito per essere accessibile e godibile da tutti. Infatti anche la clientela è un “fritto misto”. Si ritrovano qui giovani della terza università e pensionati del quartiere, intere famiglie e gruppi di amici, coppie giovanissime e quelle meno giovani, personaggi del mondo accademico e extracomunitari. Gli amministratori e i politici dell’XI Municipio poi sono di casa e occasionalmente ci si può incontrare anche qualche esponente del mondo politico e culturale romano o addirittura nazionale.
Il locale è aperto a pranzo e a cena, escluso il lunedì. I momenti più vivaci sono però, oltre all’inevitabile sabato sera, anche la domenica a pranzo, e il venerdì sera per l’appuntamento fisso con gli stornelli romani dal vivo.
Si ha insomma l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di più di un semplice posto di ristoro: un luogo di aggregazione e di scambio tra mondi diversi, tra strati sociali eterogenei. Ci è parso di vedere realizzata quell’integrazione etnica e culturale che tanto viene auspicata da politici e sociologi ma che spesso rimane un sogno di difficile attuazione.
E nel suo piccolo, “un egiziano a Roma”, riesce in ciò che di questi tempi sembra più difficile e urgente da realizzare: il dialogo e la vicinanza fra mondi diversi.
Sarà un caso che questa piccola ma importante operazione sia riuscita ad un personaggio che ha impostato la sua esistenza a partire dal rifiuto della guerra, ma comunque ci sembra una coincidenza che merita qualche attenzione. Di certo non è un caso che per mesi Potpourri ha innalzato l’arcobaleno della pace.

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