Al Centro per anziani fragili attività quotidiane nel parco

“La Casetta” attua una terapia per aiutare i soggetti più deboli

Al Centro per anziani fragili attività quotidiane nel parco

Chi sono e che cosa fanno tanti anziani comodamente seduti all’aperto nel parco davanti a Sant’Eurosia? Sono i “vecchietti” del nostro quartiere utenti del Centro diurno per anziani fragili “La Casetta”, una via di mezzo tra il centro anziani e una struttura residenziale, gestito dalla Cooperativa sociale La Sponda, che hanno affrontato due giorni di vita all’aperto. Il 21 e 22 settembre scorso sono state due giornate “tipo” trascorse svolgendo tutte le attività quotidiane, assistiti dagli operatori del centro: esecuzione di lavori di fine artigianato, ginnastica dolce, lettura collettiva del giornale, pranzo all’aperto.
Perché un gruppo di signore e signori di una certa età sceglie di rendere pubblica la propria vita? La risposta che loro stessi hanno …..

“La Casetta” attua una terapia per aiutare i soggetti più deboli

Al Centro per anziani fragili attività quotidiane nel parco

Chi sono e che cosa fanno tanti anziani comodamente seduti all’aperto nel parco davanti a Sant’Eurosia? Sono i “vecchietti” del nostro quartiere utenti del Centro diurno per anziani fragili “La Casetta”, una via di mezzo tra il centro anziani e una struttura residenziale, gestito dalla Cooperativa sociale La Sponda, che hanno affrontato due giorni di vita all’aperto. Il 21 e 22 settembre scorso sono state due giornate “tipo” trascorse svolgendo tutte le attività quotidiane, assistiti dagli operatori del centro: esecuzione di lavori di fine artigianato, ginnastica dolce, lettura collettiva del giornale, pranzo all’aperto.
Perché un gruppo di signore e signori di una certa età sceglie di rendere pubblica la propria vita? La risposta che loro stessi hanno dato, che è lo scopo dell’iniziativa, è stata questa: uscire dall’isolamento del domicilio, non solo quello privato da cui ogni mattina escono per recarsi al Centro diurno, ma andare oltre
qualsiasi muro che tenga gli anziani separati dal resto della vita, che permetta loro di rendersi visibili. In questi due giorni in piazza c’è stata la volontà di riconquistare un territorio che era stato loro, per dimostrare, anche a se stessi, che ognuno di noi è fonte di ricchezza e di risorse per tutta la vita.
E’ stato bello vedere con quanto entusiasmo e piacere gli anziani ritrovavano insieme la dignità fisica e morale, prima un po’ timidamente, poi sempre più contenti di non nascondere le loro rughe, le loro mani tremanti e il passo incerto.
Gli operatori professionali, per esempio la musicoterapeuta e la psicologa specialista in R.O.T., orientamento alla realtà per la cura dell’Alzimher, raccontano che il loro lavoro non è solo ricreativo, ma è finalizzato a rimettere in moto meccanismi umani ormai sopiti da vite difficili, con gravi problemi fisici, isolamento familiare, depressione; è un modo per non avere paura della vecchiaia e far riemergere orgoglio e dignità. Il Centro “La Casetta” è un luogo dove molti anziani particolarmente fragili ritrovano un’affettività forse mai avuta, il gusto di festeggiare compleanni ormai dimenticati. Nel percorso del gruppo di lavoro c’è la realizzazione di un film-documento: “Le solite storie”, cioè le storie di vita dei vecchi che s’intrecciano alla storia del loro territorio, la Garbatella. Riscoprirsi parte di una comunità di quartiere è dare valore alle loro esistenze, alla loro memoria storica ed individuale, tutti insieme perché nessuno sia escluso, perché nessuno si senta solo. (P.A.)

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