Barba capelli e musica nel salone degli Zaniol

Barba capelli e musica nel salone degli Zaniol

Dal 1930 prima il padre e poi il figlio parrucchieri alla Garbatella

Non è usuale che, nell’attesa del tuo turno dal parrucchiere e poi nel tempo che occorre per il taglio dei capelli, capiti di essere accompagnato dalle note del “Faust” di Gounod o da quelle di altro celebre melodramma.
E’ quel che accade normalmente nella bottega di Mario Zaniol, parrucchiere storico della Garbatella, 73 anni, figlio e continuatore dell’arte del padre Sandro, dal quale ha ereditato la bottega e anche la passione per la musica, particolarmente quella lirica, della quale possiede una vera discoteca, sempre nel salone di Via Enrico Cravero 5, di fianco all’ingresso del teatro Palladium.

“Sotto le forbici e i rasoi di mio padre sono passati migliaia di abitanti della Garbatella, qui nella bottega che egli aprì nel 1930 e dove io dall’età di otto anni cominciai ad imparare il mestiere”.
In quello stesso anno veniva solennemente inaugurato l’attiguo cinema-teatro Garbatella, oggi teatro Palladium.
La famiglia proveniva da Borgo Pio, Vicolo delle Palline, che in quegli anni veniva demolito, come
molte altre zone del centro storico. Si stabilì al Lotto 3 di Via delle Sette Chiese. In seguito, oltre al salone di Via Cravero, fu aperta anche una bottega da parrucchiere per signora: lo gestiva la mamma di Mario, la signora Lina.
Mario, dal punto di osservazione della bottega, è una miniera di ricordi.
Cita tanti nomi di cantanti che la praticavano: Mario Del Monaco, Galliano Masini, Labò e altri, tutti artisti lirici amici del padre. Ma anche attori. Tra questi, Maurizio Arena, il “fidanzato d’Italia”, veniva spesso: si faceva fare un taglio alla “ghigo”.

Altri tagli in voga erano quelli all’Umberto (capelli a spazzola come li portava il figlio del re) o alla tedesca. A un certo punto la bottega istituì un abbonamento promozionale: 3 lire al mese, comprendente una rasatura quotidiana, un taglio di capelli mensile e ogni tre giorni la pulitura del collo. Ebbe successo, soprattutto tra la clientela più raffinata.
Ma nella bottega soprattutto si coltivava la musica. Il padre Sandro, oltre che parrucchiere, era un buon tenore.
Con la romanza “Amor ti vieta” dalla Fedora fece un’audizione all’Eiar (la Rai di allora) e poi per sette anni cantò insieme ad artisti del calibro di Galliano Masini e Aureliano Pertile.
Ma la stessa bottega era un auditorium dove si incontravano artisti e amici e dove non si perdeva occasione per esibirsi in qualche aria d’opera o in qualche canzone napoletana. A quei tempi poi era in uso portare serenate alle ragazze: l’innamorato si rivolgeva agli Zaniol, i quali non si facevano troppo pregare.
Sicché non era raro che una voce tenorile risuonasse nel silenzio della notte all’interno dei lotti, ascoltata in genere con rispetto, con emozione della destinataria, con invidia delle sue amiche.
Altri tempi! Era comunque un’occasione per esibirsi, come pure quando venivano invitati ad accompagnare qualche matrimonio con l’Ave Maria o altre romanze. Cantava però solo il padre, perché il figlio, Mario, suo continuatore nella bottega, pur avendo una voce bella e apprezzata dagli intenditori, non è stato mai capace di esibirsi: “Quando devo cantare di fronte a un pubblico – dice – mi prende un blocco che mi toglie il fiato”.
Mentre sfoltisce la chioma di un anziano cliente, Mario racconta di una sua recente visita alla mostra su Pavarotti, in atto a Roma: “Che emozione – dice – di fronte ai suoi cimeli. I costumi di scena, gli attestati, le ‘chiavi della città’ che gli sono state conferite.
Pavarotti è stato l’ultimo grande tenore che abbiamo avuto”.
Interloquisce il cliente: “E di Bocelli che cosa pensa?”. La risposta dell’esperto: “Beh, lasciamo perdere…”.
Mario, come faceva il padre suo maestro, quando ha un cliente seduto sulla poltrona opera da perfezionista. Non usa mai la macchinetta, lavora tutto a punta di forbice. Impiega un po’ più di tempo, ma il taglio risulta molto più accurato.
Naturalmente è orgoglioso di questa sua professionalità, non meno del suo amore da melomane per il bel canto, di cui parla con vera conoscenza. Ha fatto della bottega un circolo culturale, solo con qualche non esasperata digressione per il calcio. (C.B.)

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 5 -Dicembre 2008

 

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