Dalla Chiesoletta all’Europa, dirigendo e cantando

Intervista al Maestro di coro Fabrizio Barchi

di Fabrizio Mastrantonio

Dalla Garbatella degli anni ‘70 una lunga e appassionante carriera di maestro di canto corale, tuttora titolare della cattedra di Direzione di Coro al Conservatorio Statale di Musica Lorenzo Perosi (CB). Un professionista e un amico unico e sincero con il quale ho condiviso oltre quarant’anni di vita.

Maestro Barchi, raccontaci i tuoi esordi musicali.

L’Oratorio della Chiesoletta è stato un’occasione di esperienze che, nel tempo, ha fatto sbocciare passioni giovanili e poi carriere professionali. Io, come altri, dopo i canonici calci al pallone mi ritrovavo nella “caverna” dell’Oratorio in compagnia della mia chitarra e di ragazzi che, in seguito, hanno fatto della musica la loro vita: il batterista Gabriele Anastasi, il chitarrista Claudio Monteleoni, il compositore Pino Cangialosi. Ho studiato chitarra classica col maestro Riccardo Fiori, anche lui della Garbatella. Poi con altri amici (tra cui l’intervistatore) iniziammo a sperimentare quelli che all’epoca chiamavamo semplicemente “controcanti”. Così, dai Led Zeppelin, passai a sonorità acustiche come quelle degli Inti-Illimani e, soprattutto, della Nuova Compagnia di Canto Popolare che mi fece scoprire ed amare la musica rinascimentale.

Da qui, dunque, la tua passione per il canto corale. Come hai mosso i primi passi in questa carriera?

Nonostante mio padre fosse attore, i miei spingevano per l’impiego “sicuro”. Cercai consigli anche da Padre Guido: “devi seguire le tue passioni, devi studiare musica!” disse perentoriamente. Per spronarmi concretamente mi affidò un gruppo di bambini, da lui battezzati “le cicale” e poi, nel 1980, mi affidò l’insegnamento di Educazione Musicale alle medie del Cesare Baronio.

Nel novembre del 1978, con alcuni amici “intonati”, eseguimmo dei canti polivocali per un’ordinazione sacerdotale a seguito della quale il responsabile dei concerti della Sala Borromini ci propose un concerto: il 7 aprile 1979 esordiva ufficialmente la “Corale San Filippo” che sotto la mia direzione eseguiva un programma di musica sacra e profana. Nel frattempo avevo conosciuto Marco Frisina, altro talentuoso Garbatellaro DOC, studente di Composizione a Santa Cecilia, un Bruce Springsteen della musica liturgica. Fu con lui che mi innamorai di quel genere musicale e nel 1979 entrai al Pontificio Istituto di Musica Sacra.

Il Maestro Fabrizio Barchi

Vanti molteplici successi in concorsi italiani e in tutta Europa. Vuoi raccontarcene qualcuno?

Negli anni d’insegnamento al Baronio, per coinvolgere gli allievi in musica d’insieme, formai, tra gli altri, il “Coro delle voci bianche” con cui, nel 1992, partecipammo ad un concorso regionale fra corali di scuole medie. Fu la prima indimenticata vittoria!

Nel 1999 il Coro Giovanile San Filippo, rimpolpato con gli studenti più appassionati provenienti dai licei Platone e Primo Levi, dove avevo formato dei cori scolastici, divenne l’attuale Coro Musicanova con cui abbiamo vinto molteplici concorsi anche a livello internazionale tra cui, nel 2017, quello di Tours (Francia) che ci fece accedere di diritto al Gran Premio Europeo di Maribor (Slovenia), una sorta di Champions League della coralità. Non vincemmo, ma la soddisfazione per il coronamento di un sogno nato quarant’anni prima all’oratorio della Garbatella è stata immensa!

Sei tu stesso compositore e non solo di musica colta ma anche di commedie e musica popolare.

Probabilmente ho ereditato da mio padre Alfredo la passione per il teatro dialettale, da lui recitato per anni al Rossini e al Teatro De Servi anche con il grande Checco Durante e di cui conservo gelosamente alcune locandine.

Con i miei gruppi corali, ho voluto sperimentare la commistione tra canto e teatro popolare romanesco recitato. “A Roma se racconta che…” è un lavoro del quale vado molto fiero e che ci ha dato, nel 2005, la grande soddisfazione di aggiudicarci il primo premio al Festival Internazionale di Canto Popolare di Arezzo, unico coro italiano ad ottenere questo risultato in oltre sessanta edizioni. Nel giugno del 2019 lo abbiamo portato con successo anche al Teatro Palladium. Io stesso recito nel ruolo di un prete indossando, orgogliosamente, la tonaca originale di Padre Guido che lui stesso mi ha donato.

I giovani e la scuola sono stati il tuo bacino privilegiato. Che risposte hai avuto dalle ragazze e dai ragazzi che hai iniziato alla musica corale?

La proposta di cantare in un coro è spesso vista con scetticismo, perché non si tratta di X Factor e non si diventa famosi. Poi però si cominciano ad apprezzare i valori propri del fare musica insieme: ascoltarsi senza sovrastarsi, placare l’esuberanza caratteriale o uscire dalle timidezze. Il coro è un gruppo sociale ideale che contrasta la prepotente proposta individualista dei nostri tempi. “Nessuno si salva da solo” hanno detto autorevolmente il Papa e il Presidente della Repubblica: la polifonia insegna questo, a fare squadra. Poi s’impara il “bello”. Pochi giorni fa il mio gruppo giovanile “Iride”, ha registrato dei brani corali del ‘600 a San Luigi dei Francesi, davanti alla cappella Cottarelli che conserva tre splendide opere di Caravaggio: ciò che si ascoltava e si vedeva era una rappresentazione plastica di quella “bellezza” che può salvare il mondo di cui parla il principe Myškin ne L’idiota di Dostoevskij. I giovani devono conoscere e frequentare la bellezza per un mondo migliore.

So che vai fiero anche delle collaborazioni con eccellenti cantanti e compositori.

La mia attività mi ha regalato molteplici incontri, artisti come Andrea Bocelli, Josè Carreras, Leo Brouwer, Mina, Branduardi, Antonella Ruggiero. Aggiungo l’orgoglio di aver cantato le musiche composte dal m.o Frisina per la serie di film sulla Bibbia prodotte dalla Rai e in un film su San Filippo Neri (guarda caso!). Sullo schermo Michele Placido, Gigi Proietti, Gerard Depardieu, Robin Williams e, nel commento musicale, le nostre voci: è stata una soddisfazione incredibile per me e i ragazzi dell’Oratorio San Filippo Neri!

E infine fammi ricordare la collaborazione dal 1994 al 2000 con un gitante del calibro di Ennio Morricone.

Pur se in piena forma sei prossimo alla pensione. Hai ancora progetti musicali?

Dopo 40 anni di insegnamento, dai quali sono stato ripagato ampiamente, lascerò la scuola,  ma per quanto concerne l’attività concertistica vorrei continuare ancora per un bel po’ e poi… ho sempre la chitarra lì pronta: se qualcuno volesse coinvolgermi in una jam session ho ancora tanto rock che scorre nelle vene!

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