di Marco Scervo
C’è chi, acquistando un quotidiano, non vede l’ora di aprire quella finestra sul mondo, chi identificherebbe la propria infanzia, o quella di figli e nipoti, col volto familiare del giornalaio vicino casa, chi utilizza gli inconfondibili chioschi come semplici riferimenti geografici, chi li visita solo nel bisogno urgente di un biglietto del trasporto urbano: le nostre storie, abitudini e inclinazioni rendono versatile il ruolo assunto, nella vita di ciascuno, dalle edicole.
Potremmo dire che queste ultime, considerata la loro etimologia religiosa (aedes in latino è “tempio”, significato conservato quando, in tutt’altro contesto, si parla di quelle “sacre”), sono state oggetto, negli ultimi mesi, di una sorta di pellegrinaggio tutto interno al Municipio VIII, ovvero un viaggio compiuto da Cara Garbatella con lo scopo di ricercare tanto quelle ancora attive quanto le altre che, presto o tardi, hanno lasciato alla collettività un vuoto, o, al massimo, un prefabbricato in disuso. Scopo di tale itinerario è stato quantificarle e offrirvi un quadro dettagliato del settore, anche tramite chi se ne occupa in prima persona.
Il bagaglio da portare
Prima di avventurarci insieme lungo il cammino, premettiamo che, nel nostro Paese, la diffusione della stampa è organizzata tramite punti di vendita esclusivi, che da adesso abbrevieremo anche con “edicole” (nella Regione Lazio, devono destinare almeno il 60% della loro superficie a quotidiani e periodici) e non esclusivi (tra cui possono rientrare anche bar o tabaccherie).
Tutti gli esercizi di cui sopra possono essere situati su uno spazio privato o meno; inoltre, sono obbligati a riservare parità di trattamento a tutte le testate di cui vengono rifornite per conto degli editori, e, al costo stabilito da questi ultimi, cederle alla clientela, incassando un 19% lordo del “prezzo defiscalizzato” (a sua volta variabile, ma comunque sempre inferiore rispetto a quello di copertina). Tale percentuale non è mai stata modificata dal 2005, data dell’Accordo Nazionale che regola il comparto.

Prima tappa: numeri alla mano
Detto ciò, cominciamo dal primo riscontro interessante. Incrociando quanto risulta al S.U.A.P. (Sportello Unico Attività Produttive) competente con le testimonianze di giornalai, residenti e frequentatori dei vari quartieri, le immagini ottenute dalla funzione Street View di Google Maps e quanto reperibile sul web, abbiamo motivo di ritenere che, se al 31 dicembre 2022 erano operative, nel territorio del Municipio VIII, tra le ventisei e le ventotto edicole collocate sul suolo comunale, al 1° giugno 2026 ne risultano ventiquattro – di cui due o tre riaperte nel mentre – ovvero, in totale, esse sono diminuite in quantità tra il 7% e il 15% in quasi tre anni e mezzo.
Limitarci, come abbiamo fatto, a censire punti di vendita esclusivi disposti sullo spazio pubblico è adeguato ad avere quantomeno un’idea dello stato delle cose: consultando una mappa aggiornata da Il Messaggero, che mostra dove è comperabile la celebre gazzetta romana, si verifica che, almeno nella nostra area di osservazione, tale categoria, attualmente, rappresenta almeno il 75% della sua rete di distribuzione. A titolo di esempio, nel nostro conteggio delle chiusure, rientra il gabbiotto in piazza Bartolomeo Romano (di cui avevamo festeggiato, prima dell’arrivo della pandemia, il nuovo corso) e non il locale commerciale nella stazione della metropolitana di Garbatella (pur avendo abbassato le saracinesche a febbraio 2023).

Seconda tappa: riviste color nostalgia
Il dato non ci sorprende, se si considera una tendenza nazionale evidenziata ben prima di ieri. Abbiamo ascoltato, perciò, chi respira costantemente quest’aria di crisi, a cominciare da Daniela Pace, storica giornalaia di via Gaspare Gozzi, all’uscita della fermata metro di Basilica San Paolo, dove ci siamo recati: «Mia madre stava qui dal ‘54. Ho studiato, però quand’è l’attività di famiglia stai sempre a fare il jolly». Ci tratteggia con un certo entusiasmo il mondo editoriale del secolo scorso, dalle videocassette di Paese Sera al boom di Repubblica tra gli ’80 e i ’90, quelli che lei chiama “gli anni d’oro”. È un altro il tono con cui si riferisce al presente: «Il giornale adesso non è più richiesto come una volta». Un calo che colloca dopo l’inizio del millennio, con alcuni momenti più critici: «Dal 2013 è stato un precipitare». Il fenomeno si attribuisce anche all’informazione online, ormai facilmente accessibile, spesso via social, ultraveloce nel farci raggiungere dalla notizia, economica in termini di denaro e tempo, frequentemente incompleta proprio per le stesse ragioni.
La conversazione con Pace viene inframezzata da chi si avvicina, spesso interessato a uno specifico acquisto, come lei ci fa notare: «Come vedi, il prodotto che va di più oggi sono i gratta e vinci», la cui vendita è una delle prestazioni che le edicole possono eseguire per conto di soggetti terzi. A proposito, Daniela ci spiega: «Stando in mezzo alla strada, potremmo prestare dei servizi anche più importanti, sia per il Comune sia per il Municipio – e ancora – Quando c’è stato il Covid, abbiamo fatto anche operazioni sociali: le richieste dei buoni spesa, i certificati anagrafici». Il fatto stesso di essere stati autorizzati all’apertura durante il lockdown, secondo Pace, ha una sola chiave di lettura: «Noi svolgiamo servizio pubblico – e così interpreta il suo mestiere – Siamo ancora uno dei pochi baluardi di democrazia: vai in edicola e trovi da Il Manifesto all’estrema destra».

Terza tappa: Roma, Italia, Europa
Preso atto del momento critico per gli esercenti del settore, il Campidoglio, per il 2026, li ha esentati dal pagamento del canone per l’occupazione di suolo pubblico.
Negli ultimi tempi, anche alcuni interventi statali hanno anestetizzato gli effetti della crisi. Dal 2019 in avanti sono stati concessi ai giornalai, tramite il Dipartimento per l’informazione e l’editoria, prima dei crediti d’imposta e poi degli aiuti in proporzione alle spese sostenute (come l’IMU o la TARI), in ogni caso in cifre mai superiori ai quattromila euro l’anno. Enrico Iannelli, segretario provinciale del Sinagi, tra i più importanti sindacati della categoria, a riguardo dei bonus annuncia: «Sembra confermato quello del 2026. Abbiamo fatto un incontro proprio col Dipartimento (il 21 luglio, ndr); abbiamo chiesto di renderli strutturali, nel senso che ci siano tutti gli anni».
Altra questione preoccupante per il comparto è, poi, la futura messa a bando delle postazioni destinate al commercio su area comunale, tra cui quelle riservate alle edicole. Attualmente, ciò dovrebbe avere luogo a causa della Direttiva UE “Bolkenstein” del 2006, che l’Italia da allora ha recepito a fatica, costringendo gli enti locali, tra cui Roma Capitale, a muoversi ciascuno per conto proprio. A riguardo, Iannelli è netto: «Se vanno a bando, noi faremo ricorso». Intanto, in vista degli avvisi di gara, i Municipi sono alle prese con i “Piani di commercio”, documenti che includono una mappatura dei posteggi disponibili, previa verifica di conformità alle normative vigenti, tra cui il codice della strada. È anche quest’ultimo aspetto a riguardare il domani di molti gabbiotti di riviste nella Città Eterna, in diversi casi sorti prima delle regole correnti.

Quarta tappa: sacrifici in omaggio?
Sottoposto a questi controlli è stato anche il chiosco di Mimmo Simmini, in via Adolfo Consolini – nei pressi di Roma 70 – che non ottempera all’obbligo di mantenere liberi almeno due metri di circolazione per i pedoni. A Cara Garbatella, che è andata a trovare l’edicolante, egli ha spiegato che si giungerà a una soluzione insieme agli organi capitolini addetti, a cui, magari, proporrà di spostare il manufatto di poco più di un metro. Nel mentre, continua come sempre nella sua occupazione, cercando di tamponare il declino della carta stampata con qualche ricavo a latere: «Più che edicola siamo un centro servizi: ritiro pacchi, ricariche, bollette, tutto quello che serve per arrotondare». Ad esempio, della collaborazione con Amazon, chiarisce: «Il guadagno è minimo; serve, dal mio punto di vista, più per attirare la gente, per farla entrare». Non sempre tutto ciò basta: «Tante volte riesci a tirare fuori lo stipendio e altre devi mettere i soldi di tasca perché hai troppe spese».
Sottolineiamo che Simmini, come molti altri suoi colleghi, gestisce la propria attività da solo. Ovvero a eccezione di domenica e festivi, in cui limita l’apertura a mezza giornata, egli è impegnato in turni di almeno dodici ore al giorno, per quasi l’intero anno. Tale organizzazione oraria viene vissuta, da coloro che la adottano, come necessaria sia sul breve termine, per far quadrare i conti a fine mese, sia sul lungo periodo, per evitare che la clientela migri altrove.

Quinta tappa: battere la concorrenza
Alternative sul mercato, in effetti, vengono trovate dai consumatori con sempre minore difficoltà. Stefano Mazzini, uno dei soci dell’esercizio in piazza dei Navigatori, individua tra i diretti competitor anche la grande distribuzione: «Ha preso prodotti che noi avevamo in esclusiva, come ad esempio la scatola di figurine che si poteva trovare soltanto in edicola». Arduo è pure misurarsi con le consegne a domicilio dell’e-commerce: «Il grande svantaggio della filiera dell’edicola è che ha dei tempi più lunghi, devi avere una fidelizzazione incredibile per convincere le persone (ad attendere l’arrivo dell’articolo, ndr); alla fine, il problema dei negozi di quartiere è quello».
Infine, tra gli avversari temuti figura anche la versione digitale delle pubblicazioni, spesso proposta a cifre irrisorie. Tant’è vero che, secondo ADS, la società che certifica i dati di diffusione della stampa, nel 2024, di tutte le copie del Corriere della Sera, comprate in Italia direttamente dai singoli lettori anche come parte di una sottoscrizione alla testata, una quota di circa il 43% era digitale e, di questa, quasi la metà era stata pagata a un costo, in proporzione, compreso tra il 10% e il 30% di quello standard del suo corrispettivo cartaceo (abbiamo escluso dal conto le edizioni digitali abbinate a un abbonamento cartaceo).
Nonostante la concorrenza ben armata, rimane un bacino di utenti, spesso in età infantile o piuttosto avanzata, che rimane fedele al proprio giornalaio. Sono loro ad addolcire le fatiche del suo mestiere, secondo Stefano: «Ti piace incontrare le persone, fare le chiacchere. Il rapporto col pubblico è un po’ una caratteristica di questo lavoro, col passare degli anni fai parte della zona».

La meta
Il nostro percorso, insomma, ci ha riaccompagnato nel luogo di partenza: noi, lettori, clienti occasionali, comuni passanti, che influenziamo e subiamo, ora con indifferenza ora con partecipazione, le trasformazioni del tessuto urbano che ci circonda.
Di seguito abbiamo deciso di riportare, una lista delle edicole che ci risultano operative (al 1° giugno 2026) nel Municipio VIII. Per segnalarci che, nell’elenco, non ne risultano alcune o che intanto sono sopraggiunte delle chiusure o delle riaperture, per farci notare altre imprecisioni, oppure per raccontarci quando e come ha cessato di esistere il vostro punto vendita di riferimento, contattateci tramite i nostri canali social o all’email stampa@caragarbatella.it.
Lista di edicole attive nel Municipio VIII
Su suolo comunale (aggiornato al 1° giugno 2026) o privato. Per quest’ultimo tipo è stata usata la mappa sviluppata da Il Messaggero sul suo circuito di distribuzione, quindi sono probabili delle omissioni, vi preghiamo di segnalarcele.
- via Adolfo Consolini (altezza civici 24/28)
- via Atene (angolo viale Londra)
- viale Erminio Spalla (angolo via dei Granai di Nerva)
- piazzale Roberto Ardigò
- piazzale dei Caduti della Montagnola
- via Benedetto Croce (altezza civici 109/111)
- via di Grotta Perfetta (altezza civico 130, angolo via Fonte Buono)
- viale Guglielmo Marconi (altezza civici 891/893)
- viale del Caravaggio (altezza civico 81)
- via Alessio Baldovinetti (altezza civico 116)
- via Duccio Da Buoninsegna (altezza civici 25/29)
- via del Serafico (altezza civico 90)
- via Costantino (angolo via della Villa di Lucina)
- piazza Oderico da Pordenone
- via Alessandra Macinghi Strozzi (altezza civico 80, angolo largo delle Sette Chiese)
- via Pellegrino Matteucci (altezza civico 78)
- via Ostiense (altezza civico 71, angolo via della Stazione Ostiense);
- piazza dei Navigatori (altezza civico 9)
- circonvallazione Ostiense (angolo via Giovanni Battista Magnaghi)
- circonvallazione Ostiense, 263
- via Ostiense (altezza civico 151, angolo piazzale Parco di San Paolo)
- via Ignazio Persico (altezza civico 77, angolo via Caffaro)
- piazza Damiano Sauli
- via Gaspare Gozzi (altezza civici 7/9)
- via Ostiense (altezza civici 333/335)
(Ha collaborato Giuliano Marotta. Per le foto si ringrazia Stefano Baiocchi)
In copertina: foto edicola in via Ostiense altezza civici 333/335









