La scrittrice Maria Jatosti ricorda Goffredo Fofi, amico di una vita

“Vediamoci presto. Maggio è il più crudele dei mesi! E le mie forze declinano. Dimmi come stai e se possiamo vederci, ché di gente con il sale nella testa ce n’è in giro poca ormai, Così ti racconto anche un po’ (il poco che mi resta) del mio futuro.” Autografo di Goffredo Fofi. Uno degli ultimi.

Ci vedevamo, tra un treno e l’altro. Un impegno e l’altro. E parlavamo. Tanto raccontare, tanto ricordare, tanto emozionarci, indignarci: “I bambini non devono morire, cazzo.” La vita, le idee, i progetti: tre libri in cantiere da costruire insieme con ingegno, cura, tenerezza, con grande intelligenza e lucidità.

Un importante convegno, dicembre 22, al Palladium della Garbatella, il quartiere della mia giovinezza, dove un’amministrazione giovane, under 40, fa cose belle, con passione. Il viaggio con Marasco nella Sicilia di Capitini, di Danilo Dolci e dell’indimenticabile Letizia Battaglia, che emozione!

Le trasferte insieme, a Lanciano, a Chiasso… I nostri convegni privati al tavolino di un caffè di via Appia, non lontano da casa. Il suo arrivare puntuale, bastone, mascherina, zainetto, ogni volta un po’ più vecchio, un po’ più curvo nelle spalle…

Ora è morto. Goffredo Fofi è morto. Per tutti, per la cultura, per la memoria smemorata di questo paese di “castrati volontari”. E io e noi, a ricordare le sue staffilate, le sue proverbiali stroncature, le sue appassionate difese, le sue battaglie, le sue genialità, le sue scoperte, le sue creature, letterarie e umane, le sue tenerezze da vecchio ragazzo del Sessantotto…  noi che lo abbiamo incontrato, amato, ammutoliti, non abbiamo più con chi parlare, con chi gridare.

Maria Jatosti

Roma,  11  luglio  2025

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