Da via delle Sette Chiese alla Casina del Salvi

Due reperti romani, esposti nel giardino della residenza, provengono dalla strada dei pellegrini

Roma riserva sempre piacevoli sorprese, sa stupirti con angoli nascosti, segreti e storie che ci parlano da oltre due millenni. All’interno del parco archeologico del Celio, dopo importanti lavori di ristrutturazione, è stata recentemente aperta al pubblico la Casina del Salvi. Costruita nel 1835 per volere di Papa Gregorio XVI con l’intento di valorizzare la passeggiata archeologica, prende il nome dall’architetto che la progettò, Gaspare Salvi, il quale si ispirò alla famosa casina del Pincio del Valadier.

Situata di fronte al colle Palatino, con spettacolare vista sul Colosseo, dopo quasi due secoli ritorna alla sua funzione originale di caffetteria. Il progetto di recupero ha previsto anche la realizzazione di una zona studio con accesso wi-fi aperta agli studenti tutti i giorni della settimana, dalle 9.00 alle 19.00. L’intervento del Centro Archeologico Monumentale (CarMe) rientra all’interno di un più ampio progetto volto alla trasformazione dell’area dei Fori per la realizzazione di una nuova Passeggiata Archeologica della città di Roma.

Corpi nel sarcofago e Casina del Salvi al Colosseo

Il nuovo grande anello pedonale permetterà di passeggiare in un contesto unico al mondo, dai Fori, al Colosseo, al Celio, al Palatino, alle Terme di Caracalla, al Circo Massimo fino al Campidoglio. Nell’ampio giardino antistante la Casina del Salvi, con i molti reperti architettonici di età romana provenienti dagli scavi di varie zone dell’Urbe, è stato realizzato un ricco museo a cielo aperto, il tutto fruibile gratuitamente. Passeggiando tra i vialetti del giardino, tra i tanti resti esposti, abbiamo scovato un paio di elementi che hanno acceso la nostra curiosità.

Il primo è un coperchio di sarcofago di notevole fattura risalente al III secolo d.C., con coppia di defunti accompagnati da piccoli geni dormienti. La donna regge in mano i frutti del papavero, simbolo dell’oblio eterno. Sul lato sinistro del reperto è raffigurato un bambino accompagnato dal suo cagnolino.

Dopo quasi duemila anni sono impressionanti per il loro realismo i particolari dei veli e dei piedi della donna. Il secondo, una stele sepolcrale con incisione latina, riporta: D.M. EVTICHE SERGIAES PAULINAES FAMILIA B.M.F. Databile al II secolo d.C., fu posta dalla comunità di schiavi e liberti della famiglia di Sergia Paullina nel luogo di sepoltura della schiava Eutiche.

Stele sepolcrale
Stele sepolcrale

Ciò che ha scatenato il nostro interesse è la loro provenienza comune. Entrambi i reperti sono stati ritrovati nell’immediato dopoguerra presso la via delle Sette Chiese, uno in prossimità dell’incrocio con l’attuale Cristoforo Colombo, l’altro durante i lavori di costruzione vicino all’Istituto Cesare Baronio. Era già noto che ai bordi del tracciato romano, sul quale fu successivamente realizzata la via delle Sette Chiese, si trovavano possedimenti di ricche famiglie romane. lo testimoniano vari materiali archeologici sparsi sul territorio della Garbatella: la statua togata acefala e i basamenti marmorei in piazza Brin, la colonnina in marmo di piazza Pantera, il cippo marmoreo e i fusti di colonna in granito rosso di piazza Sant’Eurosia. La presenza di questi ulteriori reperti archeologici di notevole fattura all’interno del giardino della Casina del Salvi potrà essere lo spunto per una passeggiata esplorativa in questa nuova realtà e – perché no? – per un aperitivo tra i pini di Roma con vista sul Palatino e sull’Anfiteatro Flavio.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2025/numero 68, pag. 5]

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