“Spezzeremo i reni alla Grecia”

La scritta di propaganda bellica ritrovata nelle cantine del lotto 13

A volte la Storia riaffiora anche sotto strati di vecchio intonaco. È quanto accaduto durante i lavori di restauro nelle cantine del lotto 13 alla Garbatella, dove è riemersa una scritta ormai sbiadita ma dal forte impatto: “Spezzeremo i reni alla Grecia”. Un’eco di propaganda bellica tornata alla luce dopo decenni, impressa su un muro che, come tanti altri nel quartiere, durante la guerra fungeva da rifugio antiaereo. Gli spazi nei sottoscala, originariamente pensati per lavatoi e cantine, divennero allora ripari contro i bombardamenti, come ricordano ancora oggi diverse indicazioni sparse tra i lotti popolari.

Chi tracciò quella frase sul muro, probabilmente, voleva infondere coraggio agli abitanti terrorizzati. Lo fece con uno slogan che nel tempo è divenuto emblema di una delle più clamorose disfatte italiane. Curiosamente, l’autore della scritta si concesse una piccola licenza rispetto alla versione ufficiale, sostituendo “le reni” con “i reni”: un dettaglio grammaticale forse insignificante, ma che in un’epoca in cui la libertà era vista come un nemico da annientare, avrebbe potuto suscitare fastidio tra i più zelanti custodi dell’ortodossia fascista. Era il 18 novembre 1940 quando Mussolini, affacciato dal balcone di Piazza Venezia, proclamò con enfasi: “Affermai cinque anni fa: spezzeremo le reni al Negus. Ora, con la stessa certezza assoluta, ripeto assoluta, vi dico che spezzeremo le reni alla Grecia!”. Ma la realtà prese presto un’altra piega: le “certezze assolute” si rivelarono vuoti proclami e l’impresa militare si trasformò in un disastro. Fu una delle più grandi farse belliche del regime, una campagna che costò la vita a migliaia di soldati italiani, stremati dal gelo e dalla mancanza di strategia. Eppure, nel discorso natalizio del 1940, il Duce ebbe l’arroganza di affermare: “Questa neve e questo freddo vanno benissimo; così muoiono le mezze cartucce e si migliora questa mediocre razza italiana”. Parole crudeli, pronunciate con una leggerezza spietata. Viene da chiedersi: a quale “razza” credeva di appartenere lui?

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Giugno 2025/numero 68, pag. 5]

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