“Giorno di festa” tra fiction e memoria l’ultimo romanzo di Fabio Giardinetti

Comincia con una decisione determinante per il protagonista, e termina con una fine tragica. Tra questi due poli, solo apparentemente scontati, si muove Giorno di festa (Ed. Efesto), ultimo romanzo dello scrittore Fabio Giardinetti, che dopo aver concluso il racconto Ci vediamo a Gaza ha subito ripreso la penna in mano per affrontare di petto una tematica che gli stava particolarmente a cuore: il quartiere in cui abita.

Il libro si apre, come dicevo, con un nuovo inizio: la decisione del protagonista Francesco di accettare il posto di bidello in una scuola elementare. Una scelta sofferta, a cui l’hanno spinto il bisogno di dare regolarità alla propria vita e soprattutto necessità di bilancio familiare, nella casa in cui il padre è assente da anni, dopo la morte trovata sul posto di lavoro, e la madre è ormai anziana e malata. Francesco è una persona semplice e genuina: affronta il proprio lavoro con profondo senso di responsabilità e particolare attenzione ai bambini.

Esemplificativo è il capitolo interamente giocato sui furti di una piccola scolara, Martina, che non ruba per cattiveria ma per stringere un legame indelebile tra sé e le proprie “vittime”: ad arguirlo è solo Francesco, il bidello che si aggira sullo sfondo della vita dell’istituto ma ne rappresenta, allo stesso tempo, il cuore. Tra un’aula scolastica e un corridoio, Garbatella fa capolino più volte, sia con luoghi emblematici che fanno da sfondo alle scene esterne, sia tramite personaggi caratteristici – il postino Antonio, “una sorta di araldo privato”, conosciuto da tutti dopo anni trascorsi a consegnare missive. È ancora il quartiere a fare da cornice ai primi appuntamenti con Anna, la maestra con cui Francesco avrà una relazione sentimentale: puntate alla Casetta Rossa, passaggi tra lotti e vicoli, selfie e baci sotto la fontana di Carlotta.

Un’atmosfera distesa e amena aleggia tra queste pagine; tranquillità che viene interrotta di colpo da alcuni episodi agghiaccianti. La vita di Marika, giovane prostituta sfruttata e uccisa proprio quando aveva tentato – o si era illusa – di riscattarsi. Oppure la storia di Adina, la ragazza malmenata e abbandonata sul ciglio della via Ostiense. Proprio quest’ultima vicenda è presa di peso da una precedente raccolta di racconti dell’autore, Sulla riva sinistra del Tevere.

Presentato alla libreria Le Storie con Gianni Rivolta, Francesca Micacchi e le canzoni di Massimiliano D’Ambrosio

Elemento significativo: indica che Giorno di festa frulla nella mente di Giardinetti già da tempo, non è un romanzo buttato giù di getto, ma frutto di una stratificazione di spunti accumulati nel tempo. Canzoni della giovinezza – i numerosi testi che corredano la narrazione – e poi racconti di qualche anno fa, nuovi capitoli: tutto questo confluisce in un romanzo tanto festoso nel titolo quanto drammatico nel contenuto. Soprattutto nella seconda parte: dopo un rapido cambio di scenografia – come a teatro tra un atto e l’altro – ci ritroviamo improvvisamente nei caldissimi anni ‘70, tra lotte studentesche e rivendicazioni sociali e operaie.

Il secondo protagonista, Claudio, appartiene a “Ombre ribelli”, un gruppo di giovani contestatori impegnati e destinati a capitolare durante un’azione di sabotaggio, a causa di un misterioso delatore. Da questa atmosfera nebbiosa e angosciante emerge la figura di Davide, figlio di Claudio, professore di storia e filosofia in un liceo che ha tutte le carte in regola per identificarsi nel “Socrate”.

Ancora una volta lo sfondo è la scuola, come per Francesco, ma stavolta il confronto con gli studenti fa da molla al protagonista per spingerlo a ripercorrere la triste storia di suo padre. E Davide scava nel passato, interpella testimoni diretti, mette insieme tutti i tasselli e infine trova, contemporaneamente, la verità e la morte. “L’espressione Giorno di festa non va inteso in senso letterale” ha spiegato l’autore durante una presentazione alla libreria Le Storie. “Vuol dire giorno della conclusione, giorno della decisione finale. Per me la festa è l’attesa di qualcosa, e quando il giorno di festa arriva la decisione viene presa”.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Dicembre 2024/numero 66, pag. 6]

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