Quei 12 cancelli perduti della Tenuta Nicolai

È rimasto solo quello a via delle Sette Chiese 141 e a viale Guglielmo Massaia 44

Ce n’erano dodici, ne sono rimasti solo due. I restanti dieci sono andati persi nel tempo. Erano i cancelli d’ingresso all’enorme tenuta agricola di Monsignor Nicola Maria Nicolai, che abbracciava gran parte dell’area su cui fu costruita la Garbatella. Dei sopravvissuti: uno si trova esattamente dove era collocato più di duecento anni fa, in via delle Sette Chiese al civico 141, a metà strada tra la Basilica di San Paolo e quella di San Sebastiano e probabilmente era il più importante, poiché dava accesso a un lungo viale che conduceva alla corte d’ingresso del Casino Nobile; l’altro, spostato agli inizi degli anni Cinquanta per far posto alla chiesa di San Filippo Neri, inaugurata nel 1952, si trova attualmente in viale Guglielmo Massaia 44 come ingresso posteriore dell’Oratorio. In una foto degli anni Trenta, infatti, era situato su via delle Sette Chiese qualche decina di metri dopo la chiesetta di Sant’Isidoro e Eurosia e segnalato come “prossimo alla fabbrica del Capannone e Stallone”, i locali che un secolo dopo diventeranno la sala giochi annessa al campetto di calcio dell’Oratorio.

Nicola Maria Nicolai

Nicola Maria Nicolai, nato a Roma nel 1756, fu economista, archeologo, letterato e un appassionato agronomo. Ebbe incarichi di rilievo presso lo Stato Pontificio, fu Commissario Generale della Camera Apostolica e Presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Abitava in via di Monterone, aveva l’ufficio nel palazzo di Montecitorio, appena poteva si recava presso la residenza preferita: il Casino Nobile della sua tenuta in campagna. La bellissima villa, ristrutturata su progetto dell’architetto Giuseppe Valadier, grande amico del Nicolai, è ancora esistente ma non visibile agli occhi dei passanti, poiché nascosta dai palazzi e dalla vegetazione nel tratto di via delle Sette Chiese che va da piazza Oderico da Pordenone alla via Cristoforo Colombo. Tra i molti testi da lui scritti spicca il trattato “Memorie, leggi e osservazioni sulla campagna e sull’Annona di Roma”, che introduceva il metodo di coltivazione della vite detto a “barbata,” mediante il quale i tralci venivano piantati a maggior distanza del consueto e appoggiati agli alberi. Nel 1779, alla morte della madre Cecilia Coccia, il Nicolai ereditò un piccolo terreno in zona Sette Chiese. A partire dal 1782 acquistò altri appezzamenti espandendo la sua tenuta, fino ad arrivare a possedere l’area agricola suburbana più ragguardevole della zona, circa 52 ettari e mezzo. Del muro di cinta di questa immensa tenuta sono ancora visibili diverse porzioni,

Nonostante siano passati i decenni, abbiamo cercato di ricostruire la posizione dei 10 cancelli perduti. Il terzo si trovava in via delle Sette Chiese all’altezza dell’attuale via Cristoforo Borri. Era un imponente cancello di ferro affiancato da “una pergola formata da due alberi con tre viti e sette filagne”. La sua esistenza è testimoniata fino ai primi anni Cinquanta, quando fu dismesso per far spazio all’edificio delle suore Discepole di Gesù Eucaristico.

Il quarto era collocato di fronte all’attuale lotto 11 e dava accesso a una zona a sud della tenuta, dove si trova il sito odierno dell’ospedale CTO. La quinta cancellata era collocata all’inizio dell’attuale via Nicolò Odero, lato Largo delle Sette Chiese. Il sesto era censito a metà del vicolo della Traversa delle Sette Chiese, all’incrocio dell’attuale via della Garbatella con via Luigi Orlando. Il settimo cancello si trovava in una stradina all’epoca denominata vicolo Nicolai, l’attuale via Giovanni Ansaldo, all’incrocio con via Vettor Fausto. L’ottavo segnava l’ingresso all’arboreto di vicolo della Travicella, che nel 1800 era collocata tra la Circonvallazione Ostiense e la Cristoforo Colombo, in prossimità dell’attuale via Capitan Bavastro. La pertinenza del nono cancello confinava con un grande appezzamento di vigne del Marchese Casali adiacente alla tenuta del Nicolai e si trovava in prossimità dell’attuale Largo Loria. Il decimo era sulla strada della Madonna del Divino Amore in prossimità dell’attuale via Ardeatina. L’undicesimo cancello era situato in via delle Sette Chiese vicino all’attuale Largo Bompiani, nei pressi dell’Istituto Scolastico Paritario Caterina da Santa Rosa, dove è ancora presente una parte del muro originario. Il dodicesimo e ultimo cancello permetteva l’ingresso a est del Casino Nobile, collocato in un tratto di muro semicircolare attualmente corrispondente all’area del grande parcheggio a sud di via Padre Semeria, in prossimità della via Cristoforo Colombo.

Alla morte di Nicolai

Il 18 gennaio 1833 Monsignor Nicolai morì lasciando in eredità tutti i suoi beni materiali ad Annibale Grossi, ufficialmente figlio della sua perpetua e del marito di lei, Ignazio Grossi. Le condizioni testamentarie per il lascito erano che il ragazzo assumesse il cognome Nicolai, che mantenesse i metodi di coltivazione adottati dal Monsignore e che la tenuta non venisse frazionata. Le cose, tuttavia, sarebbero andate diversamente. Alla fine dell’Ottocento una parte della proprietà, incluso il Casino Nobile, fu infatti acquistata dal cavaliere milanese Luigi Santambrogio, un’altra parte dall’archeologo Mariano Armellini. Il 12 giugno 1889 il figlio di Annibale, Nicola Grossi Nicolai e sua madre Maria Righetti, vedova di Annibale, vendettero la chiesetta di Sant’Isidoro e Eurosia, che versava in cattive condizioni con annessa la casa e il terreno circostante, a padre Generoso Calenzio della Congregazione dell’Oratorio, nel solco tracciato da San Filippo Neri. Padre Calenzio ne ebbe grande cura, fece installare una banderuola segnavento, ancora visibile, sulla sommità del campanile con inciso l’anno 1889, e fu l’iniziatore di una nuova ristrutturazione della cappella che sarebbe diventata per tutti la “Chiesoletta”.

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Dicembre 2024/numero 66, pag. 5]

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