33 anni di condizioni abitative disagiate

33 anni di condizioni abitative disagiate

Ater: una accorata denuncia dalla vicina Tor Marancia

Riccardo Mancini, figlio del martire delle Fosse Ardeatine Enrico Mancini, ci scrive una accorata  lettera in cui racconta come dovette abbandonare la casa paterna della Garbatella, alla quale rimane indissolubilmente legato da mille ricordi. Egli abitava, con la numerosa originaria famiglia, in due stanze del Terzo Albergo (Lotto 43) di Via Percoto, …..

33 anni di condizioni abitative disagiate

Ater: una accorata denuncia dalla vicina Tor Marancia

Riccardo Mancini, figlio del martire delle Fosse Ardeatine Enrico Mancini, ci scrive una accorata  lettera in cui racconta come dovette abbandonare la casa paterna della Garbatella, alla quale rimane indissolubilmente legato da mille ricordi. Egli abitava, con la numerosa originaria famiglia, in due stanze del Terzo Albergo (Lotto 43) di Via Percoto, cucina e gabinetto in comune con gli altri coinquilini. Oggi abita in condizioni molto precarie nel vicino quartiere di Tor Marancia, da dove lancia una protesta e un appello perché si normalizzi, dopo 33 anni di disagi, la condizione abitativa sua e degli altri coinquilini Ater.

Fine anni 50, per consentire l’ammodernamento degli alloggi del Terzo Albergo Iacp, gran parte delle famiglie che lì abitavano dovettero sgomberare per essere trasferite a Tor Marancia in un complesso dell’Iacp costituito da nove palazzine di sei piani, senza ascensore, senza riscaldamenti e con servizi igienici incompleti: un insediamento affossato e circondato da strade in gran parte sterrate, soprannominato dagli assegnatari San Quintino. Ma tutto questo passava in secondo ordine. La cosa più importante era l’avere l’acqua corrente, la cucina e il gabinetto dentro casa,
cose che non avevamo in Via Percoto, noi come tutte le altre famiglie che avevano abitato nel famigerato palazzone del Terzo Albergo.
Pensavamo che si fosse realizzato un sogno. Un sogno dal quale ci siamo risvegliati una quindicina di anni dopo, quando abbiamo dovuto costatare che sei delle nove palazzine (tra cui quella assegnata alla mia famiglia) cedevano dalle fondamenta. E così, dopo alcuni anni di monitoraggio, quelle case furono dichiarate pericolanti. Anche in questo caso, per poter intervenire e ristabilire la corretta verticalità, tutte le famiglie (compresa la mia) a rotazione, per ovvi motivi di sicurezza, dovettero sgomberare. Dopo un primo trasferimento in parcheggio a Torre Spaccata e il trasferimento di tutte le altre famiglie, fu possibile intervenire all’interno del caseggiato.
I lavori iniziano nel 1977. Si apre un cantiere che per molti anni va avanti vergognosamente a singhiozzo.
Per accedere alle fondamenta si distrugge tutto ciò che di buono avevamo fatto a nostre spese. In questi lunghi anni si degrada, si cambia, si peggiora la vita, soprattutto quella dei più anziani e dei più giovani. Si pensi che oggi, trascorsi 33 anni dall’inizio dell’opera, il 30% dei lavori
deve essere ancora portato a termine.
Nel 2004 siamo approdati nel Contratto di Quartiere per Tor Marancia. Ora vorrei che gli amministratori che governano la nostra Regione, la nostra Provincia, la nostra città, il nostro Municipio siano in grado di dire ai cittadini di Tor Marancia quanto, dopo 33 anni, dovrà durare ancora il nostro calvario.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 7 – Giugno 2010

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