Viale del Caravaggio: presentato il progetto per i grattacieli. Perplessità tra gli abitanti

È iniziato il percorso partecipativo sul Programma di Rigenerazione Urbana di viale del Caravaggio 105-107, nel quartiere di Tor Marancia.
Nella sala della Parrocchia Nostra Signora di Lourdes, martedì 4 novembre, una quarantina di persone hanno seguito la presentazione del progetto da parte degli uffici tecnici di Roma Capitale e dello Studio di architettura It’s.

Gli attuali palazzi di viale del Caravaggio (a sinistra) e la prospettiva da via Paolo Veronese (a destra)

Cosa prevede il progetto di viale del Caravaggio

Il progetto, promosso ai sensi della Legge Regionale 7/2017, prevede la demolizione degli edifici direzionali dismessi per far posto a un complesso di cinque torri, con negozi e servizi al piano terra e due livelli di parcheggi interrati.
La torre più alta raggiungerà circa 75 metri (21 piani), diventando il terzo edificio più alto di Roma, seguita da un’altra di circa 55 metri e tre più basse tra i 10 e i 15 piani. In tutto, circa 220 appartamenti di piccolo taglio.
La superficie utile lorda per il residenziale sarà di 19.565 mq, a cui si aggiungono 1.500 mq di commerciale e 258 mq di uffici e servizi.
Previsti anche dei lavori in via Paolo Veronese, che sarà  trasformata in viale alberato e la sistemazione degli spazi esterni, ma senza nuove dotazioni pubbliche significative né quote di edilizia sociale.

Il disegno del nuovo skyline di viale del Caravaggio

Le criticità

L’area su cui sorgeranno le nuove torri è di proprietà della società Oriental Finance S.r.l., riconducibile alla famiglia Armellini. Un cognome ben noto nel panorama immobiliare che riporta a una lunga scia di controversie: dallo scheletro dell’hotel di via Andrea Mantegna abbandonato per circa trent’anni, oggi “Precise House”, alle case di sabbia di Ostia, fino alle indagini per evasione fiscale che hanno segnato la storia della famiglia.
Durante l’incontro, molti cittadini hanno evocato non solo quel passato, ma anche gli errori mai risolti che hanno segnato il quadrante: piazza dei Navigatori, l’ex Fiera di Roma, la piscina di via dell’Arcadia, lo scheletro di via Cerbara, il cosiddetto “bidet” di via Giustiniano Imperatore e altri ecomostri abbandonati.
«Come possiamo ancora fidarci?» ha chiesto un residente, ricordando quante volte la parola riqualificazione abbia finito per tradursi in cemento e cantieri infiniti.
Un modello che rischia di aggravare il consumo di suolo e la pressione ambientale in un’area già delicata, davanti alla Tenuta di Tor Marancia, attraversata dalla falda dell’Almone e segnata da problemi di stabilità del terreno.
Tra le ferite ancora aperte, gli abitanti hanno citato anche il Centro Culturale mai realizzato, promesso come compensazione urbanistica per piazza dei Navigatori. Un progetto nato anch’esso da un tavolo partecipativo e rimasto, dopo tanti anni, solo sulla carta, simbolo di un dialogo tra istituzioni e territorio che troppo spesso si interrompe prima dei risultati.
Oltre alla sfiducia, non sono mancate preoccupazioni concrete: l’aumento del traffico, il consumo di acqua, l’impatto visivo delle torri, la perdita di identità del quartiere e la mancanza di chiarezza sulla gestione futura degli spazi pubblici.

Al centro dell’immagine, i due grattacieli di 75 e 55 metri messi a confronto con le altezze di alcuni palazzi del quartiere e con quelli in costruzione a piazza dei Navigatori

Le dichiarazioni

Non sono mancate le dichiarazioni del mondo politico municipale e del Movimento per il Diritto all’Abitare, che hanno espresso posizioni sul futuro dell’area.
Quest’ultimo ha ricordato che tra il 2013 e il 2021 gli edifici di viale del Caravaggio ospitarono una delle più grandi occupazioni abitative d’Italia, con circa quattrocento persone tra famiglie, migranti e lavoratori precari.
«È assurdo – denuncia il Movimento – che un progetto che chiama la cittadinanza alla partecipazione si risolva in nuovi metri cubi di cemento, senza tener conto del bisogno di alloggi popolari. Come accaduto già in piazza dei Navigatori, si premiano costruttori e si ignorano le necessità reali del territorio: scuole, sanità, trasporti. Un approccio che non è né partecipato né popolare».
Lorenzo Giardinetti, capogruppo di Sinistra Civica Ecologista, invita a riflettere sul senso stesso di questi interventi:
«Roma si sta trasformando, e va bene. Ma per chi si trasforma? Qual è il costo sociale che paghiamo? Per ogni nuovo palazzo privato dovrebbe esserci un lotto di case popolari e uno spazio pubblico. Prima di dire sì, chiediamoci se ci serve davvero».
Simonetta Novi, consigliera eletta con la lista Calenda, presente all’incontro, aggiunge: «Il complesso va riqualificato, ma passare da 20.000 metri quadrati di uffici orizzontali ad altrettanti di appartamenti in verticale, con torri fino a 75 metri, è una scelta fuori contesto. È positivo che la proprietà non abbia chiesto premi di cubatura, ma non basta. Dobbiamo rivedere le altezze e aumentare gli spazi per servizi e verde pubblico».
La Novi ha illustrato anche quattro ipotesi migliorative emerse e da discutere nel prossimo incontro del 13 novembre:

  • convertire i 1.500 mq destinati al commerciale in spazi per servizi pubblici, portandoli a circa 1.800 mq;
  • riconoscere i posti auto alle palazzine Armellini già presenti in zona;
  • ridurre e uniformare le cinque torri a 15 piani ciascuna, distribuendo i 220 appartamenti;
  • acquisire tre aree verdi abbandonate per parcheggi e spazi pubblici, oltre alla risistemazione di via Mantegna con alberature, pensiline e nuovi marciapiedi.

Dal Partito Democratico del Municipio VIII è arrivata una nota più istituzionale: «Accogliamo con favore il percorso partecipativo, che consente ai cittadini di esprimere idee e critiche. Vigileremo perché il progetto, pur restando un’iniziativa privata, restituisca spazi e servizi di qualità e rispetti gli standard di sostenibilità e vivibilità del quartiere».

Martedì 4 novembre durante la presentazione del progetto

Un processo ancora da costruire

Il prossimo incontro del 13 novembre sarà importante per capire se le richieste della cittadinanza troveranno spazio nel progetto. Il ciclo si concluderà il 27 novembre, quando tutte le osservazioni verranno consegnate al Comune di Roma.
Solo allora si capirà se il percorso partecipativo saprà incidere davvero sul futuro di viale del Caravaggio o se resterà, un nuovo capitolo della lunga storia di promesse incompiute di questo quadrante della città.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail