Un successo alla Villetta il V “Garbatella Jazz Festival”

Un successo alla Villetta il V “Garbatella Jazz Festival”

di Stefano Baiocchi

Niente a che vedere con il Festival di Newport e nemmeno con Umbria Jazz; tuttavia, i tre giorni di festa alla Villetta, hanno trasformato nuovamente, per il quinto anno consecutivo, la sede storica dei comunisti di Garbatella in una piccola New Orleans. …..

Un successo alla Villetta il V “Garbatella Jazz Festival”

di Stefano Baiocchi

Niente a che vedere con il Festival di Newport e nemmeno con Umbria Jazz; tuttavia, i tre giorni di festa alla Villetta, hanno trasformato nuovamente, per il quinto anno consecutivo, la sede storica dei comunisti di Garbatella in una piccola New Orleans.
Cara Garbatella, in collaborazione con Altrevie, con il sostegno dell’Assessorato al Lavoro della Provincia di Roma e con il patrocinio del Municipio Roma XI e di Federculture, è riuscita ancora una volta a colorare le serate di ottobre con musica ed immagini. Il tutto ben orchestrato (è il caso di dire…) dalla attenta regia di Giusi De Angelis (direttrice artistica) e dall’organizzazione messa in piedi da Francesca Vitalini e Giancarlo Proietti, autentici propulsori di un evento diventato ormai una consuetudine.

Garbatella Jazz Festival

Non solo  per la voglia di stare insieme, che ha portato nel giardino di Via Passino 26 centinaia d’appassionati, ma anche per usufruire gratuitamente di musica e cultura sotto le stelle (del Jazz) per citare Paolo Conte, uno che la materia la conosce a fondo.
Tre giorni di Jazz puro, in cui si sono alternate formazioni di autentici professionisti del settore. Il Dasa Jazz Quartet, composto da Antonio Ricciardi al piano, Sauro Giovannetti alla batteria, Dario Ambrosini al basso e Alessandro Ionescu alla chitarra ha accompagnato le performance degli altri due gruppi per tre serate
consecutive. Sulla scena romana da oltre venti anni, ha riproposto standard e composizioni che hanno fatto la storia variando anche su ritmi legati anche alla bossanova e alla fusion.
Altro gruppo che ha strappato applausi all’attenta platea della Villetta, quello di Marco Fratini.
Contrabbassista di spessore e dotato di un’ottima preparazione (ha iniziato a suonare nello storico “Music Inn” di Pepito Pignatelli nella seconda metà degli anni ’70, dove ha avuto l’oppurtunità di esibirsi giovanissimo con musicisti americani come Mal Waldrom, Johnny Griffin e Kay Winding) Fratini ha suonato a lungo con musicisti leggendari come Chet Baker, Sal Nistico, Massimo Urbani, Steve Grossman. Con questa formazione, che comprende David Boato alla tromba, Salvatore Spano al piano e Adam Pache alla batteria, ha intrapreso un interessante percorso musicale nell’ambito del Progressive Jazz, dove confluiscono tutte le esperienze e i generi affrontati nel corso della sua carriera. Contaminazioni e atmosfere che vividamente emergono da esecuzioni caratterizzate da perizia tecnica e gusto, presentando brani originali e da altri tratti dal repertorio di David Brubeck e Duke Ellington.
Non da meno è stato il Pino Sallusti Group; una formazione nata da un progetto che si sviluppa essenzialmente in sonorità hard bop, non disdegnando escursioni in ambito Modern Jazz, con composizioni originali nella maggior parte del repertorio, ma anche con omaggi a grandi del Jazz come Art Blakey (con brani come Caravan e Ugetsu), Horace Silver (Sister Sadie), Eddie Harris (Freedom Jazz Dance), e a compositori come Burt Bacharach (con un arrangiamento di Wifes and Lovers).
Una band ricchissima e complessa quella salita sul palco, composta, oltre che Pino Sallusti al contrabbasso, da Claudio Corvini alla tromba, Massimiliano Filosi al sax alto, Marco Conti al sax tenore, Marco Guidolotti al sax baritono, Andrea Frascaroli al pianoforte e da Gianni Di Renzo alla batteria.
Insomma, alla fine possiamo dire che come organizzatori del Garbatella Jazz Festival siamo i migliori negli ultimi 150 anni.
Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. Anzi, lo giuriamo sui nostri figli. Abbiamo il 79,9% della fiducia degli abitanti del quartiere, non c’è nessuno scontro con la Chiesa Cattolica, la stampa straniera rema contro e la magistratura è tutta di sinistra. Nonostante l’avversione del Presidente della Repubblica abbiamo già varato un progetto di costruzione di un ponte a quattro campate, in modo da collegare la Villetta direttamente con Woodstock.
Non c’entra niente con il Jazz, ma rende l’idea.

 

Copyright tutti i diritti riservati – Cara Garbatella Anno 6 – Novembre 2009

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