Tra critica e ironia verso la “Terra Promessa”

Nel romanzo di Lorenzo Trasarti una caricatura delle religioni e del nostro tempo

Tre sette (religiose), due membri dell’Uno (un’organizzazione internazionale): a partire da questi giochi di parole – o forse bisognerebbe dire “giochi di cifre” – si snocciola la trama paradossale di La Terra Promessa, il romanzo-commedia di Lorenzo Trasarti.

L’autore, nato e cresciuto alla Garbatella, mette in scena il distopico incontro di tre gruppi religiosi davanti alle porte inaccessibili di un Tempio, sormontate da un’iscrizione che nessuno comprende e tutti non esitano a interpretare come un messaggio del proprio dio. Tutt’attorno, la placida landa del “Deserto dell’Ovest, che sta a Ovest del Deserto dell’Est”, un’ambientazione spoglia e straniante in cui prendono vita i battibecchi, gli scontri, ma anche le inaspettate storielle d’amore tra gli adepti delle tre congregazioni. A completare il quadro, i tre fratelli Soldoni e le loro macchinazioni per impadronirsi del petrolio del deserto a scapito degli invasati religiosi, e poi due agenti dell’Uno: impiegati terra terra, anonimi, pigri, divorati dalla burocrazia. La loro missione? “Trovare un accordo che lasci tutti soddisfatti, o perlomeno tutti insoddisfatti, ma in maniera equa.”

Il risultato è una vicenda che si annoda su se stessa, lubrificata da una verve linguistica e un’ironia corrosiva che non lasciano scampo a nessuno. La Congregazione del Cerchio Verde è la prima che compare: una setta dal concilio facile e la tendenza a modificare continuamente i propri testi religiosi. Poi viene la militarista Compagnia del Quadrato Giallo, che procede a passo di marcia portandosi dietro migliaia di comandamenti scolpiti su tavole di marmo (ma anche in versione digitale, agilmente consultabili su un pratico “tablet della Legge”). Infine entra in scena la Congrega del Triangolo Rosso, un gruppo di tristi annunciatori di apocalissi e accaniti convertitori con un’inveterata tendenza al complottismo.

“Con questo libro non intendo scagliarmi né contro una singola religione, né contro la religione in sé” ci ha raccontato l’autore, chiarendo che la satira è indirizzata all’eccesso, all’assolutizzazione, in una sola parola al fanatismo. “Mi sono ispirato ai libri dell’autore inglese Pratchett, che contengono anche elementi seri, ma sempre in chiave ironica. La satira è proprio questo: un procedimento che non si prende mai sul serio, ma parla anche di cose serie”.

Il libro non ha una storia meno avventurosa di quella che racconta: nato nel 2019 come spettacolo teatrale all’interno dei laboratori di Emiliano Luccisano, venne in seguito prima ridotto, poi ampliato di nuovo, rimaneggiato, riscritto in forma di romanzo: è anche del confronto con gli attori, con il regista, con gli spettatori che si è nutrito l’estro di Trasarti. E molto teatrali sono rimasti la struttura del romanzo (stasimi ed episodi, come le tragedie greche), gli ingressi e le uscite dei personaggi, la scenografia spoglia, una trama tutta fondata sui dialoghi, e la comicità più immediata, che pervade il libro dalla prima all’ultima pagina fino allo scioglimento inaspettato, una vera e propria calata di sipario.

(La Terra Promessa  è acquistabile presso “Garbate Storie”, piazza Pantero Pantera 5)

[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Dicembre 2025/numero 70, pag. 6]

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