Non è la moglie defunta del famoso generale americano “liberatore” di Roma.
Rimane un mistero la lapide nell’atrio del Cesare Baronio
Che relazione c’è tra Mary Alice Clarke e l’Istituto Cesare Baronio a Garbatella? E, soprattutto, da dove proviene la targa marmorea che accoglie chi varca la soglia dell’Istituto?
Anni fa ci eravamo già inoltrati in questo piccolo enigma romano, scoprendo allora che nessun legame univa la signora Clarke (con la e finale) al generale Mark Wayne Clark, l’uomo che il 4 e 5 giugno 1944 guidò le truppe alleate contribuì alla liberazione di Roma dal giogo nazifascista.
Eppure quella lapide è lì, all’ingresso, entrando sulla sinistra. Bianca, sobria, con la scritta: “In memoria di Mary Alice Clarke”. Seguono le date: 13 novembre 1894 – 21 ottobre 1942. Nessun luogo, nessuna ulteriore indicazione. Solo, in fondo, una preghiera semplice e struggente: “Eterno Padre, vi chiedo nel nome di Gesù di accettare i miei dolori di ogni giorno”. Non un salmo, ma un pensiero che pare sgorgare direttamente dall’intimità della stessa Mary Alice. Sotto la lapide, una teca protegge un foglio dattiloscritto che la presenta come moglie del generale Clark: un’unione mai esistita. Secondo quel testo, Mark, giunto a Roma nel ’44, avrebbe scoperto lì la morte della consorte e avrebbe deciso di finanziare la nascita dell’Istituto in sua memoria.

La verità, purtroppo – o per fortuna per chi ama i misteri – è molto più sfuggente. Sappiamo con certezza che una donazione del generale Mark Wayne Clark ci fu davvero. Ma non riguardava alcuna moglie defunta. All’epoca, Clark era sposato con Maurine Doran, madre dei suoi due figli: William, nato nel 1925, e Patricia Ann, nata nel 1927. Nessuna Mary Alice nel loro albero familiare. Dopo una ricerca lunga, paziente e a tratti ostinata, siamo riusciti a riportare alla luce alcuni frammenti dell’esistenza di questa donna silenziosa. Mary Alice Clarke nasce a Chicago, Illinois, il 13 novembre 1894.

Non sappiamo quando o perché venne in Europa, ma conosciamo con precisione il momento in cui la lasciò: il 2 luglio 1929, quando la nave Homeric fece ingresso nel porto di New York. Il registro di bordo restituisce il suo nome completo, la sua data di nascita e uno stato civile annotato con asciutta formalità: “coniugata”, senza ulteriori dettagli. Muore il 21 ottobre 1942 a Evanston, nella contea di Cook, Illinois, e lì viene sepolta, al Calvary Catholic Cemetery.
Sul Chicago Tribune del 23 ottobre 1942 troviamo il suo necrologio: È deceduta Mary Alice Clarke, moglie amata di John W. Clarke, sorella affezionata della signora Edward H. Liphardt, figlia dei defunti William J. e Mary E. Fitzpatrick. I funerali si terranno il 24 ottobre 1942 alle ore 11.00 presso la chiesa di Mount Carmel.
Questa breve biografia, asciutta come una scheda d’archivio, ci dice però l’essenziale: Mary Alice era sposata con John W. Clarke da cui prende il cognome, il cognome da nubile era Fitzpatrick, muore e riposa in Illinois. Non abbiamo prove della sua presenza a Roma, né indizi che possano suggerire un legame con l’Istituto Cesare Baronio. E allora, perché quella lapide? Perché proprio lì?
Alcune testimonianze raccolte in loco raccontano che, in passato, la targa fosse collocata nella cappella sottostante l’edificio, poi trasformata in palestra. Da lì sarebbe stata trasferita nell’androne, dove accoglie ancora oggi visitatori e allievi, muta e disarmante nella sua mancanza di spiegazioni.
Nel corso di questa indagine abbiamo consultato testi e archivi.
Giuseppe Mogavero, nel suo volume I muri ancora ricordano, cita una sua ricerca su Mary Alice Clarke: anche lui esclude che fosse la consorte del generale Clark. Riporta tuttavia che la donna sarebbe morta in istituto e sepolta al Verano, in una cripta delle Orsoline. Ma al Verano risulta sepolta solo una Mary Clarke Katherine, morta il 1° gennaio 1942, e chiaramente non si tratta della stessa persona.
Nessuna Mary Alice Clarke compare neppure tra le sepolture del cimitero acattolico di Roma.
E l’Archivio di Stato, alla nostra richiesta di verificare eventuali proprietà immobiliari riconducibili al cognome Clarke, restituisce alcuni nomi – Enrico, Federico-Walter, Isabella, Marjorie – nessuno dei quali ha legami con lei. Nei catasti rustico e urbano di Roma, la nostra M. A. Clarke semplicemente non esiste. Così, alla fine di questa nuova indagine, qualche tassello è tornato al suo posto, ma il quadro rimane incompiuto. Le domande di partenza continuano a guardarci da quella lapide come due occhi scolpiti nel marmo: da dove proviene la targa marmorea?
Quale legame – se mai ne esiste uno – unisce Mary Alice Clarke all’Istituto Cesare Baronio? Il mistero della targa, per ora, resta intatto.
A questa ricerca ha collaborato Giuliano Marotta
[Articolo pubblicato sul periodico Cara Garbatella, Anno XVIII – Dicembre 2025/numero 70, pag. 5]





